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È scomparso un amico, Domenico Giglio

del Prof. Andrea Ungari

È scomparso ieri un amico, Domenico Giglio, l’ingegnere Domenico Giglio. Sin da giovane fervente monarchico, egli animò a lungo il Fronte Monarchico Giovanile attraverso l’attività organizzativa e propagandistica in giro per l’Italia. Erano gli anni Cinquanta, quando il Partito Nazionale Monarchico (P.N.M.) riscuoteva i suoi maggiori successi; a partire dal 1958 entrò a far parte della Direzione Nazionale del P.N.M fino a quando, nel 1961, il partito si trasformò nel P.D.I.U.M. (Partito democratico italiano di unità monarchica). Passato all’opposizione del segretario nazionale Covelli, nel 1972, in seguito alla confluenza del P.D.I.U.M. nel M.S.I., abbandonò il partito e fondò l’Alleanza Monarchica un circolo culturale-politico che voleva mantenere in vita l’ideale monarchico.

Nel 1960 entrò in uno dei più antichi circoli monarchici della capitale, il Circolo Rex fondato nel 1948, di cui divenne vicepresidente prima (1969) e presidente poi (2009). Il Circolo Rex ha animato per anni il panorama culturale romano con una serie di conferenze e pubblicazioni che hanno cercato, nel tempo, non solo di mantenere in vita l’afflato per la monarchia e i suoi rappresentanti, ma anche per quell’Italia liberale che aveva compiuto l’Unità, edificato un Paese da zero e vinto una guerra mondiale.

Ho avuto la fortuna di conoscere Domenico Giglio quando iniziai ad occuparmi del movimento monarchico, ormai più di venti anni fa, e con lui è rimasto sempre un legame di simpatia, se non di amicizia. Più volte mi ha invitato a parlare al Circolo Rex e più volte ci siamo confrontati sulle scelte del passato e su quelle del presente. Ci siamo visti l’ultima volta pochi mesi fa, quando decise di donare il suo archivio personale alla Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Un archivio importante che attesta la sua attività di dirigente del P.N.M. in un triennio cruciale come quello del 1958-61. Se ne va un grande animatore culturale, un uomo colto e con un’intelligenza ancora vivace. Soprattutto, se ne va un amico. Che la terra ti sia lieve caro Domenico.

Ricordo l’amico, il collaboratore di questo giornale

di Salvatore Sfrecola

Del nostro amico Domenico Giglio ha già detto, con riferimento alla sua attività politica e all’impegno culturale, il professor Andrea Ungari. Io voglio ricordare l’amico, il collaboratore di questo giornale al quale riservava di frequente delle brevi considerazioni fra cronaca e storia, sempre puntualissime. Era un uomo sereno Domenico Giglio, garbato, quello che si dice un Gran Signore, in tempi cafoni, un professionista di valore, un uomo culturalmente impegnato anche nel Lions, con il quale ci si confrontava amabilmente. Ma guai a negare storia e cultura del nostro Risorgimento, di quello straordinario periodo storico che giustamente Domenico Fisichella, che gli è stato amico e che spesso ha tenuto conferenze al circolo Rex considerava un “miracolo”. E tale in realtà è stato, visto oggi nel contesto della politica italiana dove emergono mediocrità e interessi di parte. Perché in quel periodo, che è il più importante della storia recente d’Italia, l’unico “collante” effettivo degli italiani, come ricorda Indro Montanelli, si videro personalità illustri della politica e della cultura che, pur schierati su posizioni diverse dal punto di vista istituzionale, monarchici e repubblicani, e politico, nella prospettiva dell’Italia unita hanno saputo trovare il modo di far convergere i loro sforzi perché, prima di tutto, bisognava fare l’Italia. È una frase che ritroviamo nelle parole del Re Umberto II nel momento in cui lascia Roma dopo un referendum, quantomeno dubbio nei risultati. Il Re che dice “l’Italia prima di tutto. Sempre”. E Domenico Giglio amava aprire le conferenze del Rex premettendo sempre la lettura di qualche frase di un documento del Re Umberto, messaggi, riflessioni sulla situazione politica italiana che lui da lontano con struggente nostalgia seguiva giorno dopo giorno. Vittima di quel crudele esilio che sembra una vicenda d’altri tempi che, invece, solo in Italia è stato mantenuto fino alla morte, dopo la morte.

Domenico mi chiamava spesso per propormi un pezzo per riflettere con me perché desiderava che riprendesse vita quel circolo Rex al quale fino all’ultimo ha dato tutto sé stesso, convinto che fosse, come effettivamente era, una voce importante nel dibattito politico che scade sempre di più, giorno dopo giorno. Basta leggere i giornali per rendersene conto e per capire l’amarezza di quest’uomo, come di tutti coloro i quali credono nella Patria, nel vedere come la lotta politica sia degradata e come questo Paese non abbia capacità di ripresa se non ad iniziativa di singoli.

Ci sarà ancora di guida e di sprone Domenico, per noi e per i giovani che credono nell’Italia, sempre.

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