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Centrodestra: ancora un’occasione mancata

di Salvatore Sfrecola

“Occasione persa” titola oggi a tutta pagina Il Giornale riassumendo l’esito delle elezioni comunali che senza pietà definisce “flop centrodestra”. Augusto Minzolini scrive che a conti fatti “in apparenza si potrebbe parlare di un pareggio, in realtà non è così. Per il centrodestra, dato vincente in tutti i sondaggi per le elezioni politiche, questa è un’occasione mancata, resa ancora più cocente dalle proporzioni della sconfitta a Milano, dove il sindaco di centrosinistra uscente, Sala, ha vinto al primo turno. Un’occasione mancata, ma anche un monito, perché se la coalizione non imparerà nulla da questa lezione alle elezioni politiche rischia di sbattere il muso”.

Una lezione che per Libero “è un campanello d’allarme”. “Per il centrodestra – scrive Alessandro Sallusti (“Adesso serve un tagliando”) – è andata male, ma solo un po’ più male di quanto si poteva sperare…. Si dice: candidati sbagliati. Certo, ma qualcuno li ha scelti. Si aggiunge: colpa dell’assenteismo. Ovvio, ma non penso che la gente avesse di meglio da fare, è che chi di dovere non è riuscito a motivarla a sufficienza”.

Diciamola tutta. Il Centrodestra è giunto alle elezioni avendo scelto i candidati sindaci all’ultimo momento, così dimostrando di non avere il senso della governabilità e anche la capacità di esprimere un’idea politica idonea ad interessare l’opinione pubblica. Facciamo l’esempio di Roma. Ho scritto più volte che una forza politica o un complesso di forze politiche che assumono di avere un obiettivo comune, pur nella varietà di alcune impostazioni sempre nell’ambito del Centrodestra, avrebbe dovuto, secondo una logica elementare, una volta perse l’elezione nel 2016, avviare una ricostruzione del tessuto politico predisponendo una sorta di “Giunta ombra”, con identificazione di soggetti noti al pubblico e che fossero ritenuti responsabili di vari settori e quindi, in prospettiva, assessori di una futura giunta, attuando una mobilitazione tale da identificare agli occhi dei cittadini romani chi fosse il loro interlocutore per il traffico, l’ambiente, il verde, la rimozione dei rifiuti e via enumerando i temi di interesse per la Città. Un modo di procedere che, a mio giudizio, sarebbe stato facilitato dalla evidente inadeguatezza del Sindaco, quella Virginia Raggi, probabilmente animata da buona volontà ma assolutamente inadeguata anche nella capacità di scegliere i suoi collaboratori che ha cambiato in più occasioni dimostrando di non avere attitudine a governare una macchina complessa, difficile e certamente disastrata come quella del Comune di Roma.

Di fronte a questa situazione, che avrebbe consentito nel corso di ben 5 anni ai partiti di Centrodestra di preparare la riscossa, guadagnandosi il consenso dei cittadini sempre più disgustati dalla gestione inconcludente della Città più bella del mondo, si è continuato, come nulla fosse accaduto, in un balletto di presenze assolutamente inadeguato. 

Quel che preoccupa e che non siamo certi che quel monito che nel risultato elettorale individua Augusto Minzolini sarà capito, perché non è stato capito neanche nel 2006 quando con una maggioranza straordinaria Il governo Berlusconi-Fini ha perduto le elezioni per un pugno di voti. Quel monito, quella “occasione mancata” del 2006 non è servita a far capire che i partiti debbono costruire una classe dirigente fatta non solo di persone di buona volontà e di provata fede, dimostrata fin dagli anni della scuola media attaccando manifesti e distribuendo volantini, che per questo solo ritengono di dover essere premiati con un seggio in qualche organismo, ma ha bisogno di una varietà di personalità, professionali e politiche, che costruiscono una idea della città e della politica attuale e attuabile e che dia al cittadino la sensazione che, votando determinati nomi, le aspettative che l’opinione pubblica tieni in serbo saranno soddisfatte. 

Singolare è una affermazione di Enrico Letta in un ridondante discorso di giusta soddisfazione per il risultato nel suo collegio elettorale e per il vantaggio ottenuto dai candidati del Partito Democratico e dalle liste collegate, il riferimento al ruolo che Silvio Berlusconi ha avuto nel federare, nel corso degli anni, il Centrodestra. È certamente vero che l’immagine del liberale Berlusconi ha dato al Centrodestra un appeal notevole agli occhi di un elettorato e che possiamo definire moderato, ma non va taciuto che, proprio con riferimento al risultato delle governo 2001 – 2006, con quella maggioranza alla quale facevo prima riferimento, i parlamentari come gli uomini di governo scelti dal leader di Forza Italia spesso erano estremamente modesti. Perché Berlusconi, che ha sicuramente delle doti come leader carismatico di una coalizione, ha dimostrato più volte di mettere in campo persone che lo hanno affascinato per la loro compostezza per l’abbigliamento per la figura trascurando la loro capacità di governo. Ed è strano, e l’ho sempre considerato incomprensibile, questo limite di Berlusconi considerato che, a mio giudizio, proprio per la sua esperienza di imprenditore avrebbe dovuto avere la capacità di scegliere. Perché gli imprenditori hanno sempre dimostrato di saper individuare, tra i possibili loro collaboratori, quelli che avevano le doti adatte a gestire l’azienda. Il fatto è che gestire il potere In Parlamento e al Governo è cosa diversa, richiede il possesso di altre doti, di altri requisiti e di una capacità, che io richiamo spesso, di saper coinvolgere lo strumento principe dell’attività politica e di governo, gli apparati amministrativi che, a livello statale, comunale e regionale, fanno la differenza quanto alla realizzazione dei programmi di governo.

Qualche considerazione a ruota libera, richiamando precedenti considerazioni, con l’impegno di tornare sull’argomento perché indubbiamente l’area liberal democratica è vasta, certamente maggioritaria nel Paese, e merita una rappresentanza a livello politico e governativo adeguata a questa consistenza numerica. Guardando le elezioni del 2023.

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