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L’enigma Calenda

di Salvatore Sfrecola

Dice bene Giuseppe Valditara, Presidente di “Lettera 150”, il think tank liberal-conservatore che vede impegnati docenti universitari e professionisti nell’analizzare e proporre, scrivendo oggi su Libero, a proposito dei risultati elettorali che “da Roma si può ribaltare il tavolo”. Secondo Valditara, infatti, “il vero vincitore della tornata elettorale romana è senza dubbio Carlo Calenda. È lui d’altra parte ad aver intercettato il voto moderato sfuggito a Michetti. Calenda dice molte cose compatibili con il centrodestra moderato e liberale, sono queste idee ad avergli fatto avere così tanti consensi. Non si possono lasciare i suoi elettori alla sinistra: vanno convinti con proposte programmatiche serie e una squadra di qualità”.

Il ballottaggio del 17 ottobre è indubbiamente un passaggio cruciale per Roma e per la politica nazionale, perché Calenda ha saputo intercettare i sentimenti e le aspettative di un elettorato che si ispira principi liberali autentici, che non è stato conquistato dalla Lega, che a Roma ancora stenta ad accrescere i consensi, e che non si è sentito rappresentato da Fratelli d’Italia che poco spazio dà alla componente liberale e cattolica. Giorgia Meloni direbbe naturalmente che non è vero, che lei e il partito sono attenti al pensiero liberale conservatore (ma intanto nella Lega si sviluppa l’iniziativa di Destra Liberale che fa capo a Giuseppe Basini, ex senatore di Alleanza nazionale, monarchico) e al mondo cattolico. Il fatto è che non ci sono in FdI esponenti di qualche peso, come accadeva nell’AN di Fini, di area liberale, come Domenico Fisichella, o cattolica, com’erano Learco Saporito e Gustavo Selva. Personalità di primo piano nell’organizzazione del partito, con rilevanti posizioni in Parlamento e nel Governo. I liberali ed i cattolici con simpatia per FdI desiderano vedere esponenti di primo piano del partito identificabili per quella appartenenza ideale all’interno della destra.

Il tema è aperto e ci sarà tempo e occasione di una riflessione in vista delle elezioni politiche del 2023. Per il momento Roma che può “ribaltare il tavolo” passa attraverso le scelte di Carlo Calenda che si è riservato di riflettere, che dubito possa essere attratto da Gualtieri, personaggio “grigio e senza carisma”, scrive Valditara. Di più, aggiungo, un veterocomunista supponente che forse non piace neanche ai sinistri chic dei Parioli. L’elettorato di Calenda, dunque, potrebbe essere attirato molto più dalla scelta di Michetti, per contare, per realizzare insieme le idee che l’ex ministro delle attività produttive ha messo in campo, conquistando quella condivisione che si è tradotta in voti, facendo della sua lista la prima nel panorama della Città. Anche l’elettorato di Virginia Raggi, quello che nel 2016 e nel 2018 ha ritenuto che fosse venuto il momento di un rinnovamento della classe politica convincendo un vasto elettorato è rimasto profondamente deluso. Nell’azione politica e di governo non c’è stato nessun cambiamento significativo. E quel movimento che voleva aprire il Parlamento come una scatola di tonno ha fallito clamorosamente, e a Roma, l’elettorato moderato che aveva votato per Virginia Raggi ritenendo che fosse una giovane di buona volontà, capace di costruirsi uno staff adeguato alle esigenze della Città, è stato deluso. Ora questo vasto elettorato può in buona parte aderire alla proposta di Enrico Michetti, anche per condividere con lui i destini della Roma dei prossimi decenni, se Calenda deciderà di combattere al suo fianco con la sua esperienza di manager e di uomo che ha saputo comunicare all’elettorato idee di rinnovamento e di efficienza. Una scelta che potrebbe assegnare a Calenda il ruolo di federatore del Centrodestra che Enrico Letta ha ricordato essere stato il maggior merito di Silvio Berlusconi. 

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