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Elezioni anticipate? Un rischio per il Centrodestra

di Salvatore Sfrecola

Fratelli d’Italia continua a chiedere a gran voce il ricorso anticipato alle urne dopo l’elezione del Capo dello Stato, in particolare se al Quirinale salirà Mario Draghi. Salvini frena. E stavolta il leader della Lega sembra avere maggior senso della realtà. Ha sotto gli occhi la tabellina dei risultati delle recenti elezioni comunali che al Centrodestra hanno riservato amare sorprese, a Roma, a Torino, più che a Milano. Che sorprese forse non sono state perché quasi tutti i commentatori avevano da tempo segnalato la fragilità delle candidature e l’assenza di una forte presenza sui territori rispetto alle problematiche delle comunità locali interessate.

A Roma, ad esempio, la Lega solo di recente ha aperto una sede. E Roma è la capitale d’Italia, il luogo dove si decidono le scelte della politica nazionale. Ma Roma è stata anche il laboratorio del Movimento 5 Stelle, il luogo dove la fiammata dei consensi si è, prima che altrove, affievolita rapidamente, non appena Virginia Raggi ha dimostrato tutta l’inconsistenza politica e amministrativa sua e della sua compagine. Ciò che avrebbe dovuto suggerire ai partiti di Centrodestra di preparare per tempo, nel corso del quinquennio, la riscossa con buone possibilità di vittoria, tante sono state le disfunzioni che hanno caratterizzato la gestione del Campidoglio stile M5S.

Vero è che le elezioni comunali sono, come ci dicono gli analisti e i commentatori delle vicende politiche, cosa diversa rispetto alle politiche, ma va considerato che gli elettori sono gli stessi, e l’assenteismo che, secondo le analisi del voto, ha colpito più di ogni altro partito il Centrodestra nelle sue varie componenti è sempre lì, in agguato. E non sembra che il risultato delle elezioni politiche abbia in qualche modo fatto riflettere più di tanto i leader del Centrodestra che si sono esibiti in tentativi a volte grotteschi di dimostrare che quel risultato elettorale non era dovuto all’inadeguatezza dei candidati ma a circostante esterne, all’ostilità di parte della stampa, alle inchieste della magistratura, doglianze che periodicamente si ripetono, a dimostrazione del fatto che c’è una difficoltà di capire la realtà delle cose. Un partito di opposizione, che cresce tanto da far ritenere agli osservatori che possa conquistare la maggioranza, deve attendersi, da chi detiene il potere e quindi ha concrete possibilità di coinvolgere ampi settori dell’opinione pubblica, che in qualche modo sfrutti ogni situazione che si presti a gettare discredito sui partiti di opposizione. Non comprendere questo è un altro dei grandi problemi dell’attuale classe dirigente del Centrodestra che continua a presentare persone con scarsa capacità di appeal per quell’elettorato che, con espressione certamente generica e inadeguata chiamiamo moderato, che certamente apprezza leader energici e combattivi, meno quelli che urlano e che dicono sempre no, spalleggiati da alcuni giornali che vedono sempre nero, che non accompagnano la critica giusta e necessaria alle cose che non vanno con delle proposte alternative che diano fiducia all’elettorato. 

In queste condizioni non solo le elezioni anticipate sembrano obiettivamente un rischio eccessivo, da non correre a breve distanza dall’insuccesso nelle elezioni comunali. Perché anche l’obiettivo del 2023 che, fino a poco tempo, fa sembrava delineare, anche nelle previsioni degli esponenti del Partito Democratico, una maggioranza di Centrodestra, comincia ad essere non più così sicuro. Anche perché sappiamo ormai da anni che il Centrodestra non appare radicato nei gangli vitali della Nazione, nelle amministrazioni pubbliche, nella realtà variegata delle associazioni e delle istituzioni che influiscono sul risultato elettorale, come le università e gli ordini professionali. Una carenza di collegamenti con la società civile che, in caso di successo elettorale, già in passato ha dato dimostrazione della scarsa capacità del Centrodestra di governare.

Occorre molta umiltà, capacità di individuare i motivi dell’insuccesso, andando al fondo della scarsa presenza culturale nella società e negli ambienti di lavoro. C’è molta presunzione. Ed è facile sentirsi dire da un esponente di partito che il problema che gli viene presentato è a lui ben presente, che non c’è bisogno d’altro. E se, per pura cortesia, chiederà un recapito, state certi che non chiamerà, o meglio farà chiamare da persona della segreteria solo alla vigilia delle nuove elezioni per sollecitare un “aiutino”, cioè per distribuire agli amici “santini” e volantini.

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