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Proclamato lo stato di agitazione degli agenti della polizia locale. Chiedono l’equiparazione agli altri corpi di polizia

di Salvatore Sfrecola

Neppure le sollecitazioni dell’Unione Europea hanno convinto la Commissione Affari costituzionali della Camera ad avviare l’equiparazione degli agenti della Polizia Locale a quelli delle Forze di Polizia Nazionali. Eppure le parole del Presidente della Commissione per le petizioni dell’U.E., la svedese Cecilia Wikstrom, sono state chiare. Con una esplicita sollecitazione nei confronti del Governo e delle istituzioni italiane che denuncia “… una situazione discriminatoria in cui versano i lavoratori della polizia municipale e locale in Italia, i quali non vengono considerati come gli appartenenti alle Forze di Polizia Nazionali… si richiede quindi, alle Autorità Italiane, di attivarsi al fine di trovare una soluzione equa in grado di garantire i diritti edizioni di lavoro accettabili…”.Alla fine il malcontento dei componenti dei corpi di Polizia Locale e Municipale è sfociato nella proclamazione dello stato di agitazione nazionale da parte delle organizzazioni sindacali aderenti alla Confederazione Italiana dei Sindacati Autonomi (CSA) le quali denunciano la perdurante, ingiustificata discriminazione rispetto agli appartenenti agli altri Corpi di Polizia Nazionali.

Autorevole l’on. Wikstrom, eppure inascoltata, come la sollecitazione proveniente dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) che aveva richiesto l’adeguamento della normativa in materia di polizia locale in occasione della presentazione di un Rapporto nazionale nel quale aveva segnalato il rilevante impegno dei corpi di polizia municipale a garanzia della sicurezza urbana, sintetizzato negli oltre 45 mila controlli effettuati e coordinati in attività in materia di ordine pubblico, identificazione e denuncia per violazione delle norme sull’immigrazione, accertamenti in materia urbanistica ed edilizia, in materia ambientale, di commercio, di polizia stradale. Attività alle quali si aggiunge, da ultimo, l’impegno richiesto dal Governo attraverso un significativo coinvolgimento nelle funzioni di controllo per gli adempimenti richiesti ai cittadini italiani nella lotta alla pandemia da COVID-19.

Eppure ancora una volta è negato il riconoscimento dello stato giuridico di diritto pubblico per il quale la categoria si batte da anni ritenendola fondamentale perché alla base della equiparazione dei diritti del personale della polizia municipale a quello degli altri corpi di polizia ad ordinamento civile. Infatti, la Commissione affari costituzionali della Camera, presieduta da Giuseppe Brescia, che aveva elaborato, dopo una significativa riflessione con le organizzazioni sindacali e con il Ministero dell’Interno, un testo unificato delle varie proposte di legge che andavano nella direzione auspicata, improvvisamente, il 21 dicembre, ha adottato un nuovo testo che, come ha osservato Luigi Marucci,Presidente nazionale dell’Organizzazione Sindacale delle Polizie Locali (OSPOL), “si allontana da un auspicato provvedimento specifico di riforma della categoria confermando l’attuale status giuridico contrattuale in regime di diritto privato, condizione inaccettabile perché è incompatibile con le funzioni di “polizia” che di fatto vengono svolte quotidianamente dalle donne e dagli uomini della polizia locale d’Italia. È stato dunque abbandonato il difficile equilibrio raggiunto in Commissione con l’adozione del precedente testo base le cui condizioni potevano ritenersi sufficienti per il miglioramento nel corso del completamento dell’iter legislativo”.

Naturalmente la polizia locale non intende fare concorrenza alla Polizia di Stato, ma ritiene di poter svolgere, in collaborazione con le Forze di Polizia statali e sotto il coordinamento dell’autorità di pubblica sicurezza, un controllo sul territorio che si rende sempre più necessario come dimostrano episodi di delinquenza che hanno visto, ancora di recente, immigrati clandestini dediti alle violenze ed allo spaccio e comunque presenti in contesti ambientali che può efficacemente contribuire a controllare solo chi conosce il territorio.

I sindacati sono, dunque, pervenuti alla dichiarazione dello lo stato di agitazione della categoria, anche se si augurano di non dover giungere allo sciopero e che possa essere recuperato quel lungo lavoro di armonizzazione delle proposte di legge che la Commissione affari costituzionali della Camera aveva saputo condurre nei mesi scorsi.

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