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Draghi al Quirinale sembra una fuga dagli esiti incerti della sua esperienza governativa

di Salvatore Sfrecola

Nella gara tra chi lo vorrebbe al Quirinale e quanti desiderano che rimanga a Palazzo Chigi, l’immagine di Mario Draghi rischia di risultare gravemente deteriorata, soprattutto perché vanno crescendo nel Paese doglianze sulla realizzazione di alcune delle misure di sostegno all’economia che il governo si è intestate. Queste difficoltà, che appaiono crescenti in molti settori, soprattutto nel turismo, che continua ad essere il settore dell’economia più trascurato, perché visto a livello politico soltanto come espressione di visitatori di musei e di aree archeologiche, mentre attiva il grande comparto dell’accoglienza e della ristorazione, con un indotto straordinario per il nostro artigianato, nel complesso uno dei più importanti strumenti di conoscenza dell’Italia e dei suoi prodotti nel mondo, si accompagnano al disagio della pandemia raccontata agli italiani in modo da lasciarli incerti sulla realtà delle cose. Questo, perché si continua ad usare i positivi al controllo del tampone in modo da destare forti perplessità. In quanto se è un dato sicuramente da tenere presente, il modo con cui viene proposto nelle informazioni televisive, quelle di maggiore impatto sull’opinione pubblica, appare come una condizione che fa intravedere a maggiore o minore distanza la terapia intensiva e il ricovero ospedaliero, mentre l’esperienza che ognuno di noi ha fatto, quando ha visto parenti e amici contagiati dal Covoid-19, ci dice che in moltissimi casi persone in buona salute hanno passato il virus con qualche linea di febbre e un po’ di dolorini sparsi.

Questa percezione che hanno ben chiara gli italiani li porta ad essere in alcuni casi poco rispettosi delle regole che sembrano essere incomprensibili o non necessarie, a fronte della circostanza che la terapia a casa continua ad essere oggetto di demonizzazione da parte delle autorità con crescente disagio della classe medica, perché sostenere che non ci sono terapie al di là del vaccino, che indubbiamente è una forma di prevenzione valida, escludendo che una persona in buone condizioni di salute, colpita dal virus, possa essere tranquillamente curata a casa, non appare comprensibile. Anche perché è difficile far capire alla gente come i ricoverati nei reparti ordinari siano curati in un modo che, per molti casi, non possa essere riprodotto a casa.

Di fronte a questa situazione che i giornali, anche quelli più vicini al premier e ai suoi ministri, cominciano a evidenziare, l’idea che Draghi voglia trasmigrare al Quirinale può sembrare, e a qualcuno sembra, una fuga dalle responsabilità, alla verifica del rendiconto dell’attuazione dei programmi in tutti i campi, dalla lotta alla pandemia al ristoro di coloro i quali hanno subito gravi perdite per i blocchi lavorativi o per le conseguenti difficoltà in molti settori, soprattutto del commercio. E anche il famoso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sembra agli occhi dei cittadini privo di quegli straordinari effetti che erano stati preannunciati e previsti. D’altra parte Mario Draghi a Palazzo Chigi sembra difficilmente sostituibile, posto che la sua presenza al vertice del Governo è conseguenza della incapacità della classe politica di individuare un Presidente del Consiglio capace di far fronte all’emergenza sanitaria ed economica. Una difficoltà che perdura e che si aggrava in considerazione dell’avvicinarsi delle elezioni per il rinnovo di Camera e Senato per cui i partiti si guarderebbero bene dal concedere quella posizione di assoluta visibilità ad una personalità che potrebbe assicurare un significativo vantaggio al partito di appartenenza. Né sembra possibile un premier tecnico in presenza di un Presidente della Repubblica tratto dal mondo finanziario. Si è fatto il nome di Daniele Franco, Ministro dell’economia, già direttore generale della Banca d’Italia della quale Draghi è stato Governatore. I partiti, la cui immagine è pesantemente deteriorata, si troverebbero a perdere ulteriori consensi, in un contesto di crescente disaffezione al voto, come ha dimostrato l’affluenza degli elettori del collegio Roma 1 in occasione delle recenti elezioni suppletive nelle quali i partiti hanno dimostrato di non volersi impegnare.

Una situazione molto preoccupante, per la democrazia.

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