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Libero (non è) De Libero

di Cristiano Turriziani

“La fortuna dei morti ? non moriranno più”, disse in una delle sue tante incursioni letterarie il Vate di Italia Gabriele D’ Annunzio.

Peccato che – come si sa poi- i guai restano per i vivi.

È notizia infatti di questi giorni – anche se la “singolar tenzone” è in piedi da più di un anno, – che il comune di Fondi si stia facendo “reggere” per avere indietro le spoglie del poeta e scrittore Libero de Libero autore che nato a Fondi morì a Patrica in quanto il padre fu trasferito nella stessa per lavoro.

Non sappiamo come è affermato più volte nella pagina di Wikipedia se indubbiamente vi fosse la strenua volontà dell’autore di essere seppellito in quel di Fondi dove per altro visse una piccola parte della sua vita; sappiamo invece per certo –rispondendo De Libero a quella schiera di scrittori che a differenza di omuncoli qualunque hanno avuto la briga di reinventare spazi – che sicuramente in quel di Patrica non stette poi così male “malgrado” gli schiaffoni del padre e la voglia di evasione fattasi poi romanzo.

È cosa nota che ognuno di noi vorrebbe trovare un mondo riproducibile semplicemente leggendo le avventure di Huckleberry Finn o addirittura sognando nell’epopea di Tolkien la sua vita bilogica piuttosto che in Alice nel Paese delle Meraviglie ma, credetemi, da appassionato di letteratura non succede se non attraverso quella ricchezza che rende gli esseri umani così diversi e che si è soliti identificare nella immaginazione.

E si resta assai delusi quando tra le sterpaglie di Recanati si cerca disperatamente di vedere quell’Infinito che fece grande la sola poesia del Leopardi o nelle calle di Venezia disperati si vorrebbe riassistere al funerale del buon Wagner presente nell’apertura del romanzo il Fuoco di D’Annunzio o camminare attraversando la Venezia della scrittura di Stendhal.

Fortunatamente invece lo spazio letterario ha una caratteristica ben precisa; quella che pur richiamandosi ai luoghi in realtà questo è un finto richiamo perché la descrizione è e risiede sempre e solo nella memoria e nell’esperienza dell’autore stesso. (vedasi l’enorme saggistica annessa a questa mia affermazione dei pluridecorati Compagnon piuttosto che R. Barthes o lo stesso Umberto Eco).

Evidentemente l’amministrazione di Fondi non si è soffermata molto su questi aspetti ma ha preferito portare avanti quelli giustissimi della “terra natia”; probabilmente – visti i tempi ma ce ne assumiamo anche la responsabilità di questa constatazione – per via di una tappa turistica da annettere alla già ricca realtà presente nel territorio sul mare.

Ma suvvia, cosa farà mai mi chiedo, lasciarlo qui alle pendici di quelle impervie montagne su cui sembra adagiarsi il cimitero Patricano piuttosto che ridonarlo alla pianura? O addivenire ad una soluzione come è stata per il buon Cicerone che ha avuto il dies natalis in quel di Arpino ed è andato a morire in una “gita a Formia” che ricorda il suo passaggio?

Ci vorrebbe il diritto dei morituri più che dei nascituri; ma anche qui ci piace pensare che per personaggi di altri tempi e di altri modi, come De Libero è stato, valga sempre quel famosissimo verso presente nella altrettanto famosa Livella di Toto: “[…] Sti pagliacciate ‘e ffanne sule ‘e vive/ Nuje simmo serie, appartenimmo à morte”.

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