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L’incubo giudiziario sulle elezioni

di Salvatore Sfrecola

Dalla parte dei bassifondi – ha scritto ieri Alessandro Sallusti su Libero – “si dà per certo che si stanno preparando un paio di botti giudiziari – scoppio previsto fine agosto – di quelli tosti, qualcuno azzarda anche i nomi di figure politiche di primo piano nell’area di centrodestra. Si parla di dossier già pronti tolti dai cassetti e messi sul tavolo pronti per la firma. Certo, anche i tribunali chiudono per ferie e le procure sono aperte solo per le emergenze. Ma cosa c’è di più emergenziale che impedire al centrodestra di vincere le elezioni? Nulla, e infatti il “Sistema” – Palamara l’ha ben raccontato: magistrati-giornalisti-politici e il gioco è fatto – come già ora si evince non andrà in vacanza”.

Una notizia o un timore, visti precedenti giudiziari comparsi nell’imminenza di una scadenza elettorale? Non sono così ingenuo da negare che, in alcune realtà e in alcuni momenti, ci siano stati dei magistrati i quali si sono dedicati ad inchieste, non di rado rivelatesi infondate, che hanno ha avuto ad oggetto personalità della politica o gli stessi partiti. È conseguenza di una visione politica di alcuni, ben sottolineata da Giuseppe Valditara, ordinario di diritto romano a Torino e Presidente di “lettera 150”, nel libro “Giudici e legge” (Pagine editore) nel quale dà conto di iniziative e di impostazioni emerse anche in convegni di correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati (A.N.M.) a carattere squisitamente politico. Come quando si è affermata “la prevalenza degli interessi funzionali all’emancipazione delle classi subalterne” nell’ambito di un sistema eversivo dell’interpretazione delle leggi, assolutamente svincolata dalla lettera e financo dalla Costituzione.

Tuttavia, al di là di episodi che hanno fatto emergere iniziative giudiziarie “ad orologeria”, per essere onesti bisogna anche riconoscere che nell’ambito dell’attività politica, laddove ci sono gestioni di interessi e di somme rilevanti a carico dei bilanci pubblici, accade che uomini di governo, soprattutto nelle realtà locali, possano essere stati indotti a violare le leggi con condotte corruttive. Non c’è da stupirsi che ciò possa accadere e non è da ricollegare ad un partito, alla sua ideologia ed ai suoi programmi l’attività illecita di un singolo, perché la mela marcia è ovunque nelle pubbliche amministrazioni, nelle Forze Armate, nelle Forze di Polizia, nella stessa magistratura. E lo sappiamo. Quel che però è necessario, ed è stato più volte segnalato, è che la classe politica abbia la capacità di selezionare i suoi e di allontanarli nel momento in cui emergono concreti fatti di rilevanza penale. Non è necessario attendere la conclusione dei processi in base al principio costituzionale (art. 27) in base al quale “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”, perché la politica deve poter allontanare chi la mette in imbarazzo, anche chi in buona fede è stato coinvolto in una vicenda nata da altre persone estranee alla politica. Anche perché vale sempre la regola della “moglie di Cesare”, perché il politico che nella sua attività non rappresenta solo sé stesso ha il dovere di non coinvolgere il partito che lo ha fatto eleggere.

Allo stesso tempo però è necessario che la magistratura comprenda che non può, anche involontariamente, farsi strumento di lotta politica favorendo una parte. Per cui, esclusi i casi nei quali scadono dei termini per cui il magistrato non può procrastinare una iniziativa che abbia anche rilevanza esterna, sarebbe bene che le Procure della Repubblica, così come le Procure della Corte dei conti nel caso di danno erariale, posticipassero le loro iniziative al termine della tornata elettorale.

Sallusti intravede un clima di intimidazioni, a volte di veri e propri linciaggi che gli esponenti di centrodestra devono subire ad iniziativa diretta di conduttori delle trasmissioni televisive o per loro tolleranza delle aggressioni di partecipanti ai talk show o di soggetti intervistati da remoto, che interrompono e battibeccano, in modo che a casa non ci comprenda il senso di un dibattito.

È deprimente che un momento fondamentale della democrazia, come la campagna elettorale per la scelta dei rappresentati del popolo, s’incammini lungo la strada del dossieraggio, quando il dibattito dovrebbe interessare soprattutto i programmi e gli uomini chiamati a realizzarli. Ma tant’è. Non siamo ancora una democrazia matura.

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