HomeNEWSCentrosinistra: uniti per vincere, divisi al governo

Centrosinistra: uniti per vincere, divisi al governo

di Salvatore Sfrecola

Il tono è quello di una battaglia finale, per la difesa della democrazia e della Costituzione, si sente dire. L’una e l’altra, nelle parole di Enrico Letta, sarebbero in pericolo se vincessero “queste destre” che potrebbero addirittura, con la maggioranza che i sondaggi sulle intenzioni di voto in qualche misura prefigurano, modificare la Carta fondamentale della Repubblica senza bisogno che sia sottoposta a referendum confermativo. Gli fanno eco tutti i gruppuscoli delle sinistre aggregati in questo scontro che taluno ha equiparato a quello che oppose la Democrazia Cristiana al Partito Comunista Italiano nel 1948. E così i vari Luigi Di Maio, Carlo Calenda, Angelo Bonelli, Benedetto Della Vedova, Nicola Fratoianni, costretti ad allearsi nell’impegno elettorale in ragione del rosatellum, la legge elettorale, oggi definita ignobile, che le medesime sinistre approvarono nella passata legislatura, dicono chiaramente quello sul quale dovrebbero riflettere i cittadini elettori. Che loro sono uniti solamente perché così è possibile vincere ma che le loro idee sul da farsi al governo del Paese sono diverse, anzi diversissime, quanto alla politica fiscale, ad esempio, ed a quella ambientale che ha un ruolo essenziale nello sviluppo economico in un contesto di rideterminazione dei sistemi di approvvigionamento delle materie prime che la crisi russo-ucraina ha dimostrato fragile. La dipendenza da un unico produttore, come nel caso del gas, un bene essenziale per l’economia, con riflessi fondamentali sulle condizioni di vita della gente, è un errore gravissimo che dimostra una inadeguata visione della politica nei governi nei decenni passati. Non soltanto perché la Russia, al momento, non è un paese “amico” ma perché la dipendenza in una misura così accentuata è comunque un errore perché mette l’Italia a rischio di ritorsioni, perché il fornitore può essere sempre indotto a sfruttare questa sua posizione in rapporto ad altre relazioni commerciali.

E poiché abbiamo appena parlato di visione, questa parola, che ritorna sovente nel dibattito politico, indica una prospettiva di azione illuminata, di deve ritenere, da idee di filosofia politica che identificano una ipotesi di governo della società sulla quale deve convergere quella fetta dei componenti delle assemblee legislative che si chiama maggioranza governativa. Che può essere certamente diversificata su taluni aspetti ma non sugli obiettivi di fondo che identificano l’indirizzo politico di governo. In materia di ambiente, che tutti hanno imparato a comprendere essere fondamentale per il modello di sviluppo.

In tema di approvvigionamento energetico, ad esempio, vogliamo centrali elettriche a gas o nucleari? Vogliamo o no i rigassificatori, e i termovalorizzatori? A sinistra sono temi fortemente divisivi, come il reddito di cittadinanza, l’imposta di successione sui “grandi patrimoni” e sulla casa degli italiani che, a differenza di altri europei, lavorano una vita per comprarne una per sé e per i figli, che mantengono, anche con personale sacrificio quelle seconde case che spesso sono l’abitazione del nonno, in campagna, al mare o ai monti. Un luogo di riposo per le nuove generazioni ma anche un ricordo delle origini della famiglia.

Mi chiedo, dunque, se questa coalizione di partiti, taluni dei quali poco più che monocellulari, uniti dal desiderio di tenere lontane dal governo “queste destre” possa a sua volta governare. Ci sono tutte le condizioni perché non avvenga, perché nella migliore delle ipotesi si formi un “governicchio” condizionato da veti incrociati, probabilmente guidato da un estraneo alla politica, sia pure illustre, contornato da tecnici di buona volontà ma di scarsa sensibilità sociale, quella che si forma nel contatto con la gente, con la realtà delle condizioni di vita e di lavoro, ciò che dovrebbe essere alla base di un sistema elettorale proteso a far emergere, insieme ai problemi, le possibili soluzioni. Sarà certamente il tema centrale nella prossima legislatura, se vorrà essere in qualche modo “costituente”.

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