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Torniamo ad un po’ di dignitoso buon gusto (le cravatte e i foulard donati da Giorgia Meloni ai parlamentari di FdI)

di Salvatore Sfrecola

Qualcuno probabilmente sorriderà, qualche altro farà battute, certamente ritenute spiritose, a proposito del fatto che Giorgia Meloni, ieri, nella prima riunione dei deputati e senatori di Fratelli d’Italianeoeletti, abbia donato agli uomini una cravatta e alle colleghe un foulard rigorosamente tricolore. Sbaglierebbe chi facesse della facile ironia, perché quel gesto che, con i colori della bandiera, rinvia ad un sentimento nazionale che dovrebbe essere di tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica, in realtà va interpretato come un invito al rispetto nei confronti dell’istituzione, Camera e Senato, nelle quali, negli ultimi anni, è stato consentito un abbigliamento disinvolto, certamente non adatto al rispetto che si deve ad una fondamentale istituzione dello Stato, da parte di chi rappresentanza la Nazione, come si legge nell’art. 67 della Costituzione.

Un tempo, neppure tango lontano, i presidenti della Camera e del Senato avevano sempre nel cassetto qualche cravatta che offrivano ai parlamentari che fossero entrati in aula senza averla. E ricordo che, anche in alcuni locali pubblici, come ristoranti di un certo livello, era richiesto l’uso della cravatta. Ed, infatti, giovane diciottenne, entrato in un ristorante vicino Siena che, se non ricordo male, si chiamava “Il Borromeo”, con un completo blu ed una camicia bianca, il proprietario mi fece osservare che non avevo la cravatta, come era prescritto in quel locale ancorché fosse un agosto torrido, e me ne fece dono.

È vero che “l’abito non fa il monaco”, secondo un antico adagio, ma è anche vero che un minimo di rispetto per gli altri richiede, in certe circostanze, un abbigliamento adeguato. Nessuno andrebbe a pranzo o a cena, ospite del direttore del proprio ufficio o della propria azienda con i calzoncini corti, a meno che non sia un incontro al mare. E da magistrato mi ha sempre dato molto fastidio vedere in televisione colleghi giudicanti o singoli magistrati senza il bavaglino, la facciola o baverina, come si chiama, e che nessuno intervenga a ricordare che per i magistrati è prescritto un abbigliamento, che essi rappresentano lo Stato e che il cittadino non ama le sciatterie nelle istituzioni. Ugualmente ho un senso di fastidio quando gli avvocati si presentano con la toga sbrindellata o sporca. E certamente ci infastidirebbe se un medico ci visitasse avendo il camice sdrucito o sporco.

Dobbiamo riprendere un po’ il senso della dignità della funzione, con sobrietà e buon gusto. Chi ha seguito la preparazione ed il funerale della Regina Elisabetta avrà notato l’abbigliamento, non solo delle persone della Famiglia Reale e degli ospiti illustri, ma anche del pubblico che, pur costretto ad ore di attesa per rendere omaggio al feretro della Regina si è sempre presentato con un abbigliamento dignitoso.

Mi auguro che i presidenti di Camera e Senato tornino a pretendere quel minimo di decoro che certamente “non fa il monaco” ma che dà ai cittadini, che assistono alle sedute delle assemblee, che i loro rappresentanti sono anche rispettosi del luogo, sacro alla democrazia. 

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