HomeNEWSL’elezione dei Presidenti delle Camere. Necessario partire con il piede giusto

L’elezione dei Presidenti delle Camere. Necessario partire con il piede giusto

di Salvatore Sfrecola

Era da immaginare che, sconfitti o ridimensionati nelle urne, Lega e Forza Italia avrebbero cercato di far valere l’apporto necessario dei loro parlamentari nella scelta dei Presidenti delle Camere. Per incominciare. Perché, anche nella formazione del Governo vogliono dire la loro per garantirsi alcune poltrone, quelle ritenute più funzionali alle esigenze del proprio elettorato o loro personali. Per cui, se la Lega insiste per avere il Ministero dell’Interno per soddisfare le aspettative di contenimento dell’immigrazione clandestina e non solo, perché l’ordine pubblico, che i cittadini sentono come precario, è di rilevante importanza politica per il Centrodestra, Forza Italia punta alla Giustizia, perenne ossessione di Berlusconi ancora sotto processo. Colui che, nel 1994, aveva proposto al Presidente della Repubblica, ricevendone un opportuno divieto, di portare al ministero di via Arenula Cesare Previti, il proprio avvocato.

Questi desiderata Giorgia Meloni deve riuscire a dominare rivendicando il suo ruolo perché, se i voti di Lega e Forza Italia sono essenziali per la tenuta del governo, non è dubbio che il ritorno al Governo di questi partiti sia conseguenza del successo di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia che ha trascinato l’intera coalizione, anche sottraendo consensi agli altri due. Anzi, dovrebbe essere questa innegabile realtà a dosare le richieste di Lega e Forza Italia nella consapevolezza che un governo che parta azzoppato rischia di far franare l’intera coalizione.

È un passaggio delicato quello odierno, come sarà delicato quello ulteriore della formazione del Governo nel quale l’inserimento di personaggi di modesta levatura politica, pur proposti per comprensibile esigenza dei partiti, non è una risposta adeguata all’impegno che l’elettorato chiede alla coalizione alla quale ha riservato tanti consensi.

Anche l’idea che esistano ministeri di serie A e di serie B è un errore prospettico e una inadeguata valutazione degli effetti che sui cittadini e sulle imprese sono destinati ad avere i singoli comparti della Pubblica Amministrazione. Perché se è indubbio che il Ministero dell’economia e delle finanze è al centro della politica del Governo non meno importanti sono, per fare un esempio, il ministero delle risorse agricole e quello del turismo, che interessano comparti rilevanti dell’economia nazionale.

Con la conseguenza che un buon ministro, anche assegnato nella ripartizione delle amministrazioni ad una ritenuta di serie B, se capace, potrà avere successo e contribuire all’economia del Paese ed alla sua crescita, con effetti benefici sul PIL e sull’occupazione.

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