domenica, Febbraio 5, 2023
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Osho: un anno di satira per sorridere della politica

di Salvatore Sfrecola

Un pomeriggio di grande satira politica con Federico Palmaroli, in arte Osho, nella sede della Confedilizia, a Roma, in via Borgognona 47, per la presentazione di “Come dice coso” (Rizzoli, Milano, pp. 193, € 16,90). Introdotto da Giorgio Spaziani Testa, Presidente di Confedilizia, e intervistato da Gian Marco Chiocci, Direttore di Adnkronos, già de Il Tempo, Federico Palmaroli, con l’aiuto di un maxischermo ha passato in rassegna le più belle “frasi di Osho” tratte dal suo ultimo libro, in questi giorni in libreria.

Stimolato da Chiocci, questo “buffone distinto”, per dirla alla Petrolini, come si legge nel risvolto della copertina, che collabora con testate giornalistiche e programmi televisivi, ha fatto sorridere il folto pubblico, come quotidianamente rallegra gli italiani che amano la satira politica, quel modo di dissacrare con simpatia personaggi ed eventi che passano sotto gli occhi di tutti ma che spesso rimangono nella mente delle persone proprio per quelle battute che diffondono buonumore. “Come dice coso”, che campeggia in copertina a fianco di una simpatica foto di Giorgia Meloni, è una battuta tipicamente romanesca, propria dell’Autore immerso in quella tradizione popolare che all’ombra del “Cuppolone” ha dissacrato Papi e Sovrani, Cardinali e Primi Ministri, almeno da Pasquino in qua. Anzi da Plauto, coinvolgendo commediografi e poeti, per tutti Gioacchino Belli.

Capace di scegliere tra le migliaia di foto che ogni giorno inondano le redazioni dei giornali quelle che per la posizione dei protagonisti e per l’attualità suggeriscono una battuta efficace, fonte sempre di un irrefrenabile umorismo Osho è sempre “sul pezzo”, in prima pagina. “Una risata li seppellirà sempre”, ha scritto nella dedica per il volume che ho acquistato e che ho subito iniziato a sfogliare, tornando a sorridere su “tutte le contraddizioni, le scempiaggini, le bizzarrie di una politica sempre più lontana dalla realtà”, come si legge nel risvolto della copertina. Infatti, fa sorridere ogni volta la battuta che sottolinea le vicende della politica con quella ironia che i quiriti riservano da sempre al potere, loro che l’hanno visto da secoli imporsi e finire inevitabilmente. Tanto da non stupirsi più di nulla.

Sorrisi e sonore risate hanno accompagnato tra il pubblico l’esposizione delle battute, spesso non gradite dalla “vittima” di turno ed anche questo ha consentito ad Osho-Palmaroli di far percepire ai presenti lo spessore dei personaggi e la modestia dei “personaggetti”, per dirla con Crozza-De Luca”, che popolano la vita politica in questo Paese, quasi sempre incapaci di sorridere di sé stessi. Come sanno fare le persone intelligenti. Anche perché, come si legge in uno scritto di Aldo Palazzeschi, in una sorta di presentazione del volume, “bisogna abituarsi a ridere di tutto quello di cui abitualmente si piange, sviluppando la nostra profondità. L’uomo non può essere considerato seriamente che quando ride”.

Dall’ottobre del 2021 ad oggi le battute che ci hanno fatto ridere riguardano gli uomini della politica, le loro iniziative e le loro aspettative. La prima, immagina un dialogo tra Dario Franceschini e Matteo Renzi, accusato di aver abbattuto il ddl Zan. Dice Franceschini rivolto al Senatore fiorentino, “Ce manca solo che mo passi cor centrodestra”. La risposta, “… invece senti come sòna bene: FORZA ITALIA VIVA”, sempre attualissima, soprattutto dopo l’incontro dei giorni scorsi a Palazzo Chigi tra Carlo Calenda e Giorgia Meloni sulle scelte del governo nella legge di bilancio.

Osho non perdona nessuno, da Sergio Mattarella a Mario Draghi a Luigi Di Maio che spesso non avrebbe gradito, o capito, fa intendere, la satira romanesca che non trascura neppure i “grandi” della Terra, da Donald Trump a Boris Johnson a Putin al quale Papa Francesco si rivolge dicendo “te ricordi come ho conciato la cinese sì?”.

Battute che spesso dicono più degli editoriali dei paludati commentatori della politica. Come quando Giorgia Meloni, alla testa del primo partito alle elezioni del 25 settembre, ad Enrico Letta, che le chiede “ma davvero hai già scelto i ministri?”, risponde “me manca solo quello delle colonie” e subito dopo rivolgendosi a Matteo Salvini: “Je volemo fa ‘no scherzo? Je volemo dì che la sede del governo la spostamo a Palazzo Venezia?”.

Chiude con la stretta di mano tra Mattarella e Draghi che si congeda. Il Presidente ringrazia l’ex banchiere, “eccellente lavoro”, e lo rassicura: “tu comunque resta nei paraggi… Che co questi ‘n se a mai”. An sai gli scongiuri, immagino avranno aggiunto a Palazzo Chigi.

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