domenica, Febbraio 5, 2023
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Una questione di lealtà

di Salvatore Sfrecola

Non sarebbe onesto da parte mia se, in presenza di un governo che esprime, nel suo complesso, idee che condivido, evitassi tuttavia di formulare alcune sollecitazioni a non commettere quelli che a me sembrano errori, che ritengo debbano essere segnalati proprio in ragione di quella lealtà alla quale debbono essere improntati i rapporti tra le persone.

Ebbene, le considerazioni che intendo oggi proporre ai lettori di Un Sogno Italiano, che intrattengo quasi quotidianamente per dire come la penso di politica e di storia, soprattutto di storia Patria, prendono le mosse dalle dichiarazioni di vari esponenti del governo e dei partiti della maggioranza, ripetute più volte, sul tempo scarso che l’esecutivo ha avuto per predisporre il disegno di legge di approvazione del bilancio di previsione dello Stato per l’esercizio finanziario 2023 e per il triennio 2023-2025.

Entrato in carica a fine ottobre, il Governo non avrebbe avuto il tempo di delineare una manovra di finanza pubblica più decisiva di quella, invero molto limitata, che ha presentato alle Camere, tenuto conto che l’approvazione della legge sarebbe dovuta intervenire necessariamente dentro il 31 dicembre, al fine di evitare, dal 1° gennaio 2023, l’“esercizio provvisorio”. Il tempo è stato poco, ed è certamente vero, ma i partiti, segnatamente quello che ha svolto negli ultimi cinque anni ininterrottamente e con energia il ruolo dell’opposizione, dimostrano di essere giunti ad assumere le responsabilità del Governo senza avere un’idea chiara di dove mettere le mani nel complesso documento che prevede spese per oltre mille miliardi di euro. Badate bene, non avrei mai immaginato che il Governo a due mesi dal termine per l’approvazione del bilancio fosse in condizione di rivoluzionare i conti pubblici. Infatti, gli stanziamenti iscritti in bilancio, anche quelli riferiti a spese superflue, eccessive o addirittura inutili non possono essere annullati dall’oggi al domani. Ogni spesa ha una finalità. Per la fornitura di beni e servizi, ad esempio, che costituisce una rilevante parte della spesa corrente, quelle somme sono destinate a remunerare un privato imprenditore che, senza quelle risorse, potrebbe subire un tracollo, con riduzione della produzione e, conseguentemente, dell’occupazione, con evidenti conseguenze sul piano della tenuta sociale. Ogni imprenditore, infatti, ha un ruolo nel settore di competenza e nel territorio nel quale opera. Per non dire che ogni operatore è molto spesso nel “cuore” della politica, nazionale o locale. 

La tesi non è assolutamente condivisibile. E vi spiego perché. Dei tre partiti dell’attuale maggioranza Forza Italia e Lega avevano già sostenuto il governo Draghi. Dovevano, pertanto, essere consapevoli, nel dettaglio, delle condizioni generali della finanza pubblica ed avrebbero dovuto avere pronte proposte adeguate a fronteggiare la complessa situazione economica e sociale che si è sviluppata nel corso del 2022, in ragione dell’aumento dei costi energetici, della guerra in Ucraina e dei costi sostenuti dai bilanci pubblici in conseguenza della pandemia da Covid-19. Fratelli d’Italia, per parte sua, avendo svolto nel tempo, fin dai governi Conte 1 e Conte 2, cioè dall’inizio della legislatura, una critica serrata a quegli esecutivi, avrebbe dovuto predisporre da tempo un piano alternativo di interventi da inserire nel bilancio di previsione, soprattutto in vista di quel successo elettorale che i sondaggi sulle intenzioni di voto prevedevano, anche in ragione dell’indirizzo politico manifestato, e che, infatti, si è puntualmente avverato. In sostanza, il partito egemone della coalizione e gli altri che lo affiancano nella gestione del governo presieduto da Giorgia Meloni, avrebbero dovuto avere già pronto il “loro” bilancio e non limitarsi a qualche ritocchino alla bozza di preventivo predisposto da Mario Draghi e Daniele Franco per inserire alcune poste di bilancio in coerenza con le promesse elettorali. In sostanza era da attendersi qualche scelta più significativa, capace di dare conto agli italiani delle politiche pubbliche che la sua maggioranza uscita dalle elezioni ed il suo governo intendono portare avanti. Perché il bilancio, lo ricordo ancora una volta prendendo a prestito un’espressione cara al Conte di Cavour, dimostra “come un paese è governato”, nel senso che le dimensioni degli stanziamenti dà conto di quanta parte della spesa Governo e Parlamento riservano alle funzioni pubbliche, l’istruzione, la sicurezza interna, la difesa, la giustizia, la salute, l’agricoltura, e via dicendo. Mentre l’ammontare e la natura dei tributi, diretto e indiretti, individua l’apporto che la politica fiscale fornisce all’economia del Paese, alla sua crescita ed al suo sviluppo.

Non è tutto qui. Infatti, come corollario di queste considerazioni aggiungo che il perseguimento dell’interesse pubblico sotteso ad una spesa deve essere valutato, da parte della politica, in stretto collegamento con l’amministrazione che la gestisce, per comprenderne l’utilità in relazione al perseguimento di finalità istituzionali, eventualmente anche attraverso l’apporto di servizi che impegnano settori dell’imprenditoria privata, in termini di occupazione. Questo esige che i partiti si confrontino sui temi specifici della spesa nei vari comparti con le amministrazioni e con i settori interessati, gli operatori economici e gli utenti dei relativi servizi. In un dialogo, che deve essere continuo, e che evidentemente non c’è stato da parte del Centrodestra, ciò che lo svantaggia rispetto al Centrosinistra che, avendo governato per anni, ha la percezione della realtà della spesa pubblica, che probabilmente spesso ha contribuito a determinare, attraverso i funzionari dell’amministrazione competente. Molti dei quali, a livello dirigenziale, sono stati nominati dai governi di Centrosinistra. Con la conseguenza che il Centrodestra, che non ha coltivato quelle relazioni con le amministrazioni, i settori imprenditoriali e le associazioni degli utenti, si trova a non avere in molti casi il polso della situazione, che non sia dei tassisti e dei balneari.

L’attività di conoscenza che immagino e che ritengo necessaria per un partito politico si svolge nel tempo attraverso adeguati approfondimenti delle tematiche delle politiche pubbliche alle quali far partecipare, oltre agli esperti del mondo accademico, ai tecnici dei partiti, anche esponenti delle amministrazioni, in modo da creare quella condivisione di riflessioni che può poi diventare utile quando i partiti devono affrontare responsabilità di governo ed anche scelte in ordine alla dirigenza dei ministeri. In sostanza è mia convinzione, avvalorata dall’esperienza, che i partiti di Centrodestra non abbiano costruito una rete di conoscenze nell’alta dirigenza statale e, pertanto, non siano in condizione di disporre di un’adeguata platea di possibili dirigenti da assegnare a ruoli importanti quando fosse necessario attuare un proficuo ricambio nei vertici istituzionali, quello che si chiama spoil system. Me perdonerà il Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, che ha giustamente richiamato ad un uso della lingua italiana ovunque sia possibile. Ed infatti ho parlato di “ricambio”, a proposito delle sostituzioni, ove necessarie, dei vertici delle amministrazioni i quali, come si legge nel comma 8 dell’art. 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, “cessano decorsi 90 giorni dal voto sulla fiducia al Governo”. Leggo sui giornali che Giorgia Meloni ha gli uomini, e le donne, per occupare posti nelle amministrazioni. Glielo auguro. Tuttavia, devo dire che, nella mia lunga esperienza, ho sentito pochissimi dirsi “di destra”, mentre molti, anche tra i miei colleghi magistrati, hanno sempre amato definirsi “di sinistra”.

Ora il pericolo per Giorgia Meloni è quello che corrono tutti coloro che governano il “carro del vincitore” sul quale, da sempre e ovunque, salgono coloro che puntano a vantaggi personali ed a posizioni di potere. Va bene, dunque, procedere ad un ampio ricambio ma che siano persone affidabili perché effettivamente, e non per convenienza, condividano le politiche del Centrodestra ed abbiano adeguata professionalità.

So bene che queste mie sono parole al vento. Ma sono comunque soddisfatto, perché chi ha orecchie per intendere intenderà. Degli altri non mi curo. Ma soprattutto sono consapevole di essere a posto con la mia coscienza. Ho detto quel che so e che penso. Chi verrà vedrà.

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