mercoledì, Aprile 24, 2024
HomeNEWSIL CREPUSCOLO DELLA NUOVA UNIONE EUROPEA

IL CREPUSCOLO DELLA NUOVA UNIONE EUROPEA

                                   “Da molta sapienza proviene molto affanno;

 chi accresce il sapere, aumenta il dolore”

                                                                              (Qoelet-L’Ecclesiaste, I, 18)

di Jacopo Severo Bartolomei

Il vecchio continente tra mitologia, realtà ed aprogettualità

     La mitologia classica, tramanda la narrazione della creazione di Pandora, donna imbrigliante lo sguardo per la singolare bellezza delle forme e capace di destare un’inesauribile desiderio per la sinuosa postura e lo sguardo civettuolo.

Ella, uscita dalla fucina di Efesto – il dio Vulcano, artigiano dell’Olimpo, sita nella remota isola di Lemno, nel cuore del Mar Egeo – si chiamava Pandora, proprio in quanto ricolma di tutti i doni ed emanante ammaliante fascino .

 Zeus – Padre egocentrico di Efesto e Re degli dei dell’Olimpo- inibì al figlio segnato da terribile zoppia, di insufflare l’alito vitale (pneuma, in teologia cristiana neoplatonica) alla novella perfetta creatura, riservandone il compito al potere dei Quattro Venti. Borea dal nord, Noto dal sud e, peculiarmente Euro, il Vento proveniente dall’est e dall’oriente. L’ultimo era antonomasia il propiziatore del caldo e della pioggia, cosicché mediante il debutto prima e poi il suo consolidamento, si instaurava la bella stagione, portatrice di gioia per raccolti e feste conviviali. Al suo passaggio la terra fioriva, pervasa da vago senso di dolce malinconia (Eumalinconia)

Il termine “malinconia”- letteralmente umor nero- coniato dalla teoria fisiologica ippocratica dei quattro umori costituenti la natura del corpo umano, in epoca più recente, grazie all’influsso romantico, è passato a significare una mestizia vaga e rassegnata, un dolore raccolto ed intimo, spesso abbinato al tema della rimembranza di situazioni  pregresse irripetibili.

E’ notorio, d’altronde, come nelle lingue classiche molti aggettivi (cfr. mostruoso), erano ‘vox media’ e soltanto dopo vari secoli ne sia invalso l’uso in senso peggiorativo, smarrita la originaria neutralità.

L’Europa versa in una condizione di eumalinconia, ripiegata su se stessa ed incapace di fronteggiare le sfide del mondo globalizzato.

Lo stallo che da più lustri contraddistingue l’iter di costruzione dell’Unione Europea, che si accompagna all’inesorabile declino economico e marginalizzazione geopolitica (cfr. M.Lettieri-P. Raimondi, Un euro sempre meno utilizzato, ItaliaOggi 21.1.23,  documentanti che dal 2010 ad aprile 2022, la quota delle transazioni finanziario-valutarie in nostra moneta è scesa dal 39% al 31% del totale, a fronte di esponenziale crescita valuta cinese dall’1% al 7%) si avvia, in assenza di inversione di tendenza con rilancio della progettualità, in cristalizzazione della parabola settembrina, mese per eccellenza del ripensamento e della dolce malinconia.

II.Pandora in questo scorcio della terza decade, del III millennio cristiano, a nemmeno settant’anni dalla firma dei trattati di Roma, ben può assurgere ad Icona del crepuscolo della Nuova Europa, sorta dalle macerie del secondo conflitto mondiale e ancora in cerca non solo di una precisa identità culturale, ma anche di uno stabile assetto ordinamentale, che superi l’insito deficit di rappresentanza democratica, dovuto alla non fluida dinamica tra commissione europea, parlamento europeo, Consiglio degli stati e corte di giustizia di Lussemburgo.

Pur passati oltre 77 anni, da quando un giovane JFK – secondogenito dell’Ambasciatore USA a Londra, durante il II mandato presidenziale di Franklin Delano Roosevelt  (1936-40), inviato da cronista non ancora trentenne nell’Europa dell’agosto 1945, compiendo il giro delle capitali dei maggiori Stati, resocontò il viaggio col diario intitolato:” L’Alba della Nuova Europa”, il Vecchio continente continua a stentare ad assumere una fisionomia stabile e giocare un ruolo da comprimario, nel concerto delle Nazioni leader (USA, Cina, Russia, Brasile, etc.).

Al proposito, Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger appena scomparso, parafrasando la celebre espressione di Metternich sull’Italia, ha sostenuto sin dal 1992, data di entrata in vigore del Trattato di Maastricht, che “l’Europa non è un continente afferrabile in termini geografici, è invece un concetto culturale e storico” (così conferenza a Berlino 28/11/20, con contenuto rielaborato per la conferenza tenuta 13/05/04, su invito Presidente Senato della Repubblica; ora cap. I, in EUROPA, I suoi fondamenti oggi e domani, San Paolo, Milano, 2004).

L’Europa culla della civiltà greco-romana e del difficile connubio Stato-Chiesa, patria dei diritti dell’uomo e propugnatrice da secoli delle libertà fondamentali – tra cui quella del riconoscimento della dignità inalienabile di ogni persona umana – da oltre un decennio verte in uno stallo prolungato non solo negli attuali rapporti tra gli Stati fondatori e quelli successivamente aderenti (emblematico il fenomeno Brexit e ancor prima della mancata approvazione referendaria in Francia e in Danimarca, della costituzione europea, con bozza siglata a Roma).

Questa crisi identitaria la rende inabile a muoversi con autonomia nello scenario internazionale, in modo che il cordone ombelicale della Nato, con la pretesa di continua indiscriminata espansione ad est, non costituisca un pesante limite ed un’ingerenza non secondaria nel suo ambito d’azione. Inoltre, appartiene ancora alla cronaca, la vicenda della corruzione di parlamentari europei di primo piano del gruppo Psoe, ad opera di emissari di governi di paesi arabi (Qatar, Marocco, ecc), e in generale, la palese suscettibilità dell’attività normativa, pure quella diretta efficacia nei paesi membri, all’influenza di lobbies e gruppi di pressione transnazionali, motivo per cui il dibattito che si svolge nelle aule parlamentari è sovente svilito ad una sceneggiata teatrale.

Ebbene, lo smarrimento o la mancata valorizzazione nel DNA della costruzione europea, dell’indefettibile precipitato di sapienza ed esperienza, frutto di un travagliato processo bimillenario, che dalla caduta dell’impero romano, attraverso Carlo Magno, Cristoforo Colombo e Napoleone Bonaparte, aveva sviluppato un’identità originale ed irripetibile, in un fragile equilibrio condizionato dal contesto internazionale (cortina di ferro, contrapposizione est-ovest, Nato, primo shock petrolifero, terrorismo di matrice islamico fondamentalista, etc), segna da troppo tempo una crisi preoccupante da cui non è dato intravedere percorribile via d’uscita a breve.

Tornando alla mitologia ellenica, dopochè Efesto aveva dotato Pandora del più avvenente e proporzionato corpo, ed i quattro Venti infuso lo spirito vitale, Zeus ordinò a tutti gli dei dell’Olimpo, a partire da Venere ed Afrodite – in più diretta potenziale concorrenza, con la novella creatura- di conferirle i migliori doni, oltre la sfera materiale visibile ed in particolare il fascino di singolare attrazione, la seduzione (paragonabile a quella che l’Europa esercita su orde di immigrati di provenienza africana, asiatica, eppur sudamericana. Da ultimo chiamò Hermes, il dio messaggero, campione della prudenza, ma anche ingannatore e spergiuro, in quanto capace di piegare le parole al più disinvolto uso, ordinandogli di trasmettere alla donna un pensiero ricolmo d’astuzia e diffidenza, capace di sedurre e d’ingannare l’interlocutore. Pandora sarebbe dovuta essere maestra ineguagliabile di seduzione tra i mortali, quale donna mutevole e volubile e quindi in costante inaffidabile, al pari del comportamento capriccioso del padre Zeus.

Infine Zeus ordinò al figlio Hermes di accompagnare Pandora sulla terra, portandole un dono: il vaso di Pandora, ammonendo di non domandare, ne’ svelarle il contenuto, ma riferendo che da quell’oggetto la novella creatura non si sarebbe mai dovuta separare, per tutta la permanenza in mezzo agli uomini.

Prima di congedarsi, Zeus, volle donare un ultimo fatale attributo a Pandora, tipicamente umano: La curiosità. In tale stimolo intellettuale a vedere e sapere, sia per desiderio di conoscenza, che per altro, è indubbio il parallelismo con la figura di Eva, tramandateci dalla narrazione biblica veterotestamentaria, come la compagna che sospinge Adamo, il primo uomo, a cogliere la fatidica mela dall’albero al centro dell’Eden, simbolo della conoscenza del Bene e del Male, e quindi della dote del discernimento.

Tuttavia, mentre il gesto di Eva, foriero della dequotazione  dell’essere umano, è rappresentato come indice di atto di superbia e di orgogliosa tracotanza (hybris), la dote della curiosità infusa a sugello della personalità a Pandora, dal Rè dell’Olimpo, non si connota all’inizio di negatività, bensì meramente di instabilità e mutevolezza di sentimenti e di atteggiamenti umani.

Dopo il secondo conflitto mondiale, il vecchio continente, che era sempre stato in passato una terra sconvolta da aspri conflitti (fin quando il processo di formazione degli stati moderni in stati nazionali, ratificato con la Pace di Westfalia del 1648, non era sfociato in assetti duraturi), avverte l’esigenza della ricerca di un’identità comune, in forza della comune eredità. Tale identità culturale in senso ampio era chiamata a plasmare la coscienza delle nazioni europee e ad additare loro, per il condiviso futuro, la via della pace.

La sorgente identità europea, secondo il disegno dei padri fondatori, non doveva dissolvere, o legare l’identità nazionale, ma falle confluire in una cifra più elevata in cui “l’eredità cristiana era considerata come il nucleo di questa identità storica”, naturalmente non in forma confessionaria (Joseph Ratzinger, Europa cit., pag. 32), ma in forma non incompatibile con i grandi dettami dell’illuminismo. La dimensione razionale dell’identità giudaico-cristiana, era additata come compatibile con gli ideali fondamentali della storia dell’Europa, quindi della nuova costruzione politica, seppur tale intuizione generale, non fosse ormai adeguatamente sviscerata nei suoi corollari, con il definitivo superamento del sistema coloniale e l’assurgere a grandi potenze mondiali contrapposte degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Sovietica, l’Europa, accanto alla ricerca di un’identità comune, si è posta l’esigenza di divenire una potenza economica, presupposto del dispiegamento della propria potenza politica, con la creazione di una moneta unica (Trattato di Maastricht, 1992).

Da ben prima dell’insediamento del Governo Meloni, la polemica politica si isterilisce dietro a slogan inconferenti, quale quello di “Più Europa”, senza infondere un concreto contenuto a simileevocativa aspettativa. Invece, la riforma del MES – originato dal Trattato intergovernativo ex art. 136.3 TFUE adottato post crisi 2008-2012 – evidenzia la fragilità dell’eurozona, priva di un governo federale con proprio bilancio (giammai previsto). Sapendo che il meccanismo riformato sostituirà di fatto nel ruolo di elemento stabilizzatore la BCE – ritrattasi con opera di self-restraint dal finanziamento del debito degli Stati – gli investitori si limiteranno ad attendere la sua valutazione ufficiale, addivenendo a cedere i titoli pubblici additati “azzardati”, secondo tale rigido rating, per cui c’è uno “scenario fosco” in vista (cfr. L.Barra Carracciolo, La riforma del MES rende piu facile il default dell’Italia, La Verità, 23.1.23).

In questo contesto occorre ripensare la costruzione europea funditus, aprendo una stagione costituente, che parta dalla ricognizione del principi fondamentali della convivenza continentale e interpreti la specificità ineludibile dello Spirito Europeo, non comprimibile a mera unione monetaria e bancaria. Occorre riscoprire le ragioni di un’ Entità federale o confederale, ovvero come preconizzava Charles De Gaulle, di una “Europa delle Patrie”, avendo ben chiare le radici, la linfa vitale e la direzione che si vuole imprimere a questo “Spazio di Libertà, Impero dello Stato di Diritto”.

Il mito di Pandora, archetipo della donna ricolma di doni e dotata di ogni talento, secondo la concezione greco-arcacica, se da un lato ci addita la fonte di ogni male (carestia, invidia, malattie, soprusi, etc..) nella “curiosità disubbidiente”, dall’altro ci indica che anche quando la devastazione si è sparsa ai quattro angoli della terra, all’essere umano non viene tolta la Speranza, che infatti dal vaso scoperchiato non fuoriesce.

Noi confidiamo che “all’Alba della Nuova Europa”, i cittadini del Vecchio continente, traendo ispirazione dai Padri fondatori (Robert Schumann, Jean Monnet e, last but not least, Alcide De Gasperi) sappiano, mettendo in gioco il meglio delle energie morali ed intellettuali, riprendere il cammino della costruzione della Unione Europea, con nuovo slancio e rinnovata passione, per il bene degli abitanti dell’intero Pianeta.

                                                                   

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Most Popular

Recent Comments

filippo de jorio on Cosa insegna il voto in Abruzzo
Leprotti Arturo on Un po’ di umiltà please…
Michele D'Elia on La Domenica del Direttore
Michele D'Elia on Se Calenda ha un piano B