venerdì, Febbraio 23, 2024
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E la buttano in caciara

di Salvatore Sfrecola

Credono veramente in quel che dicono e scrivono queste femministe “fuori tempo massimo” che, prendendo spunto dalla tragedia della giovane Giulia Cecchettin, sostengono che quell’orribile delitto non sia opera di uno squilibrato ma di uno che abbia agito guidato dalla “cultura” del “patriarcato”, ossia della educazione al “dominio” dell’uomo sulla donna, da alcune definita “cultura dello stupro”? Fingendo di ignorare, con colpevole trascuratezza, che in qualche misura limitano la responsabilità dell’assassino.

A corto di argomenti, silenziose quando le aggressioni provenivano da immigrati ai quali, grazie anche a talune sentenze, è stato perdonato tutto in ragione proprio delle consuetudini cui si riferirebbero le comunità di provenienza, queste Signore la “buttano in caciara”, come si dice a Roma, quando si fanno affermazioni sorrette da preconcetti, che mi rifiuto di attribuire ad ideologie politiche. Perché è evidente a tutti che la violenza sulle donne è espressione di condizioni psicologiche diverse, spesso di patologie conclamate, ché una volontà prevaricatrice è assolutamente incompatibile con l’affetto che deve caratterizzare un rapporto di coppia. E se la prepotenza si manifesta con la violenza fisica è certo che si è intrapresa la strada dell’illecito penale.

Ora non è dubbio che vadano distinte le situazioni in relazione al tipo di rapporto instaurato; se di relazione sentimentale, di quelle definite genericamente “fidanzamento” o di convivenza di fatto o matrimoniali. Perché da che mondo è mondo quando si dice che Tizia “sta con” C aia il rapporto è il più delle volte fluido. I ragazzi sperimentano spesso rapporti affettivi che per l’età dei protagonisti non sono stabili, anche in ragione di un approccio che varia nel tempo, per abitudini ed esperienze, il cambio della scuola, della città, del lavoro, per fare qualche esempio. Il più delle volte ci si lascia con dispiacere ma senza drammi, anzi non di rado con una tale naturalezza che fa dubitare della solidità del rapporto che si è concluso. E se il distacco è accompagnato da una violenta risposta, non necessariamente dell’uomo, vuol dire che c’è qualcosa di patologico che solo una semplificazione che non aiuta a capire può definire effetto di una cultura del dominio. Ed allora deve scattare un meccanismo di difesa, una chiusura definitiva. Con l’ex possessivo e potenzialmente violento non ci si deve incontrare, mai comunque da soli. Lo consigliano prudenza ed esperienza. E se la reazione dell’ex partner si connota per quelle molestie che col gusto provinciale dell’esterofilia chiamiamo stalking allora devono scattare immediatamente le misure di protezione personale, ad iniziativa del molestato e con l’aiuto della famiglia, degli amici, delle autorità.

Non so in quale condizione sociale siano vissute le nostre femministe che in questi giorni imperversano su giornali e televisioni, ma noi, come gran parte degli italiani, siamo stati educati al rispetto degli altri, soprattutto delle donne, a cominciare dalle sorelle, come abbiamo imparato da zie e zii. Nelle nostre famiglie le donne hanno studiato al pari degli uomini e sperimentato attività professionali che spesso le hanno portate a primeggiare nelle istituzioni pubbliche e private. A nessuna, che ne avesse le capacità, è stato impedito di raggiungere il successo professionale, anche quando ha avuto la concorrenza degli uomini. E se qualche remora all’impegno lavorativo è venuta dall’esigenza di far fronte ad oneri familiari è stata una scelta personale che non ha penalizzato l’immagine della donna, semmai ne ha esaltato il ruolo di moglie e madre, accanto a quello di medico, avvocato, funzionario, magistrato.

Conclusivamente, si dicono molte sciocchezze, non soltanto perché, in realtà, anche quando limitate dai costumi della comunità di appartenenza, le donne hanno sempre avuto un ruolo rilevante, come nell’Urbe dove si diceva che gli uomini romani comandavano tutti gli uomini del mondo, ma le donne romane comandavano gli uomini romani. Anche in altri momenti storici le donne hanno avuto un ruolo importante, che la storia ricorda. Si dirà che erano poche, mogli, amanti, favorite di uomini illustri. Ma anche le mogli dei commercianti e degli artigiani si facevano sentire e spesso comandavano.

Oggi non ci sono limitazioni. Alcune donne hanno ed hanno avuto ruoli importanti. In Europa molti capi di stato, regine o presidenti, sono donne. Lo sono il Presidente del Parlamento europeo e della Commissione. In Italia Il Presidente del Consiglio è donna, senza che gli uomini si sentano frustrati.

Ma attenzione a non passare da un estremo all’altro, dalla donna limitata all’uomo mortificato perfino nelle sue caratteristiche fisiche, come ho sottolineato ricordando il gusto di alcune donne di avere un uomo dal petto depilato, ornato di orecchini e braccialetti. Sì, è vero, come ricorda Senofonte, li usava Ciro imperatore. Glieli aveva donati per la prima volta, da bambino, il nonno Astiage, ma era abitudine della sua epoca e non menomava la sua mascolinità.

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