lunedì, Giugno 24, 2024
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Le idee e il linguaggio del candidato Vannacci

di Salvatore Sfrecola

Hanno destato polemiche le idee del Generale Roberto Vannacci fin dalle prime recensioni del suo libro “Il mondo al contrario”, un autentico fenomeno politico-letterario che tiene banco sui giornali e sui social ormai da mesi. Le ripetute presentazioni del libro in giro per l’Italia continuano a tenere viva l’attenzione su quel che ha scritto, soprattutto adesso che è stata ufficializzata la sua candidatura al Parlamento Europeo per le liste della Lega. E fioccano le polemiche non solamente su quel che ha scritto e dice costringendolo ripetutamente a protestare che il suo pensiero è stato frainteso, sia l’affermazione di Mussolini “statista”, sia la proposta di classi differenziate per persone con disabilità che ha scatenato polemiche e la presa di distanza del Ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, designato dalla Lega.

Propenso da sempre a pensar bene di quel che le persone fanno e dicono, può darsi che effettivamente Vannacci sia stato frainteso, che qualifichi Mussolini “statista” perché ha governato a lungo, indipendentemente da un giudizio di merito sulla sua azione politica, e che abbia pensato che coloro i quali soffrono disabilità varie, dal punto di vista fisico o dell’apprendimento, avrebbero una più funzionale assistenza specialistica in classi ad hoc. Assumendo di essere stato frainteso, probabilmente il Generale candidato non intendeva proporre l’emarginazione di quanti hanno bisogno di un’assistenza professionalmente specializzata ma accrescerla evitando che si disperda in classi variegate, dove i docenti devono seguire tutti. Ovviamente è un’opinione ampiamente disattesa con l’effetto di accrescere il vespaio nel quale, fin dalla pubblicazione del libro, il Generale si trova a fare i conti, dai giudizi sui gay a quelli sul ruolo delle donne nella società, per non dire che delle questioni che più hanno destato scalpore.

Tesi ardite, quelle del Generale, certamente non condivise dalla maggioranza degli italiani ma indubbiamente diffuse in alcuni ambienti, come dimostra anche il successo editoriale del libro, per molto tempo in testa alle vendite, una sorta di sasso nello stagno della politica. A cominciare dal rifiuto di dichiararsi “antifascista” come chiedono coloro che lo assediano nella speranza di poterlo qualificare “fascista”. Un po’ come accade per la Presidente del Consiglio alla quale si chiede analoga affermazione, naturalmente strumentale perché nessuno può immaginare una continuità tra l’esperienza del ventennio e la politica di oggi.

Manca poco più di un mese alla data delle elezioni, poi nessuno parlerà più di “Mussolini statista” o delle “classi differenziate” per disabili, ma è bene che il Generale adotti un linguaggio politicamente più idoneo a trasferire nell’opinione pubblica le sue idee, senza che offrano il fianco ad annotazioni critiche delle altre forze politiche, che non mancheranno mai, ma che non richiedano continue precisazioni su veri o presunti fraintendimenti.

Il fatto è che un po’ tutti temono di perdere qualche voto per effetto della candidatura del Generale che ha intercettato opinioni e sentimenti diffusi più di quanto vorrebbero far intendere coloro che lo criticano, non soltanto per motivi di principio, ideologici, ma perché, depurate dalle estremizzazioni, il Vannaccipensiero, inteso come espressione di una politica professionale, trova consensi, non solamente a destra, come una certa vulgata vorrebbe far credere.

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