lunedì, Giugno 24, 2024
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Chi ha paura del Generale Vannacci

di Salvatore Sfrecola

Il Generale Roberto Vannacci ha scritto e detto come la pensa. Non cambia di una virgola le sue idee e per esse viene attaccato violentemente da vari ambienti politici e da singoli cittadini. Per cui oggi che è candidato alle elezioni europee nel collegio dell’Italia meridionale, nella lista della Lega, potrebbe fino al giorno del voto rimanere in silenzio perché la campagna elettorale gliela stanno facendo coloro che lo attaccano e a volte lo insultano.

Mi rendo conto che le idee del Generale, come formulate, possono destare opinioni diverse ma l’aggressione della quale è oggetto dimostra che sono molti ad avere timore degli effetti della sua discesa in campo. Cominciando dal Ministro della difesa, Guido Crosetto, che lo ha criticato pesantemente all’uscita del libro e che successivamente ha condiviso quella sospensione di 11 mesi che, per chi ha esperienza delle azioni disciplinari nel pubblico impiego, è una misura inusitata. Questo atteggiamento del Ministro, che si presenta come istituzionale, preoccupato delle reazioni che le idee del Generale possono determinare nelle Forze Armate, si spiega anche in ragione del fatto che il ministro è un esponente di spicco di un partito politico Fratelli d’Italia che è quello che più ha da temere dalla candidatura del Generale. Vannacci, infatti, dice delle cose che, in qualche modo rivedute e corrette, sono ampiamente condivise dall’elettorato che genericamente possiamo definire di destra.

È un uomo delle istituzioni, è un militare di grado elevato che ha svolto funzioni importanti nell’esercizio delle quali gli è stata riconosciuta rilevante professionalità. Ed è stato sostanzialmente accantonato con l’attribuzione dell’incarico di responsabile della cartografia militare, che è certamente di estremo interesse e di grande utilità strategica e tattica ma evidentemente non è adatta ad un ufficiale con il suo curriculum, perché a suo tempo ha denunciato gli effetti dell’uranio impoverito sui militari che hanno partecipato ad operazioni di pace utilizzando questo armamento. Per cui all’interno delle Forze Armate è anche riconosciuto, anche se nessuno dei suoi contraddittori oggi lo ricorda, come un ufficiale che si è preoccupato delle condizioni di salute dei suoi soldati. E questo è indubbiamente, al di là di tutte le polemiche che hanno interessato il Generale, un elemento significativo, perché dimostra che ha avuto coraggio non soltanto fisico, come ha dimostrato nelle operazioni militari, per aver sottoposto a critica il comportamento dei suoi superiori, con riguardo a questo specifico elemento della utilizzazione di munizioni all’uranio impoverito che sono state oggetto in passato di grandi polemiche.

Il Generale quindi è un importante candidato. Giova molto alla Lega che è in difficoltà ovunque ma che al Sud ne ha ancora di più e solo il Generale, con la sua personalità, può far dimenticare agli elettori meridionali che in passato esponenti importanti della Lega, compreso lo stesso Salvini, si sono espressi in modo dispregiativo nei confronti dei meridionali dimostrando uno scarso senso della identità nazionale che invece Roberto Vannacci sicuramente rappresenta. La Lega, infatti, ha dimostrato nel tempo di avere una vocazione politica legata agli interessi di un piccolo ambiente del Nord Est a difesa di una realtà economica, industriale e sociale che non avrebbe richiesto per l’esaltazione di quel ruolo nell’economia nazionale nella storia d’Italia, manifestazioni di disprezzo nei confronti di altre parti del Paese.

Sono da sempre convinto e lo ribadisco ad ogni occasione che la ricchezza d’Italia è data dalla bellezza ambientale e dalla autorevolezza della storia politica, culturale di ogni regione italiana, anzi di ogni borgo e di ogni città che nel corso dei secoli hanno conosciuto scelte politiche importanti, opere artistiche straordinarie, attività economiche e sociali di grande rilievo.

Non comprendere questo è stato sempre il limite della Lega perché la giusta esaltazione della storia di una area territoriale che corrisponde ad un desiderio di rivendicazione della propria storia e della propria identità non può entrare in conflitto con la considerazione dell’Italia intera. Cito spesso Camillo Benso di Cavour, che alcuni in modo semplicistico hanno ritenuto il politico e il diplomatico del Regno di Sardegna con una visione Piemontecentrica, mentre a leggere i suoi scritti ed i discorsi parlamentari, come ha scritto bene Giuseppe Galasso, grande storico meridionale, dimostra una visione di tutta l’Italia, sia quando ha scritto che le ferrovie l’avrebbero unificata, dimostrando di avere una idea del Paese nel suo complesso e dell’economia meridionale come componente preziosa dell’economia italiana, sia quando in Parlamento nel giustificare l’intervento dei nostri bersaglieri in Crimea disse che il Piemonte e l’Italia non potevano consentire alle aquile dello Czar di entrare nel Mediterraneo. Sempre una visione italiana, sempre una percezione dell’identità del Paese quando dice che “senza Roma Capitale d’Italia l’Italia non si può costituire”. Ecco un grande italiano uno dei più grandi statisti di tutti i tempi, come hanno scritto illustri storici dimostra qual è la strada che dovrebbe assumere l’Italia. Perché chi crede in questa visione dell’Italia, della sua storia della sua cultura multiforme, probabilmente si sente più vicino al Generale Vannacci anche quando non ne condivide tutte le affermazioni che sono contenute nel suo libro. Sicché i èartito temono per la tenuta del proprio elettorato.

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