lunedì, Giugno 24, 2024
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Professionisti del futuro. Il valore del metodo di studio di fronte alle sfide dell’intelligenza artificiale

di Paola Maria Zerman, Avvocato dello Stato

L’impatto dell’I.A. sul mondo del lavoro sarà ben diverso dalle rivoluzioni tecnologiche del passato. Ben lo dice Y. Harari (“21 lezioni per il XXI secolo”). Nel 1920 un contadino licenziato a causa della meccanizzazione poteva lavorare in fabbrica. Ma nel 2050, un cassiere o un operaio sostituiti da un robot difficilmente saranno in grado di riciclarsi come operatori di droni o nel team di una banca composta da persone e IA, perché non in possesso delle necessarie competenze.

Nonostante l’emergere di nuove professioni nascerà, quindi, una nuova schiera di individui “inutili” perché non in grado di ricollocarsi verso livelli sempre più elevati di qualificazione professionale. “Per questo – spiega -, è fondamentale insegnare agli studenti come mantenere la flessibilità mentale per tutta la vita”.

 Non semplice e scontato. Il fatto è che ormai da anni, gli strumenti a disposizione sul web permettono agli alunni percorsi accelerati per impostare compiti, tesine, mappe concettuali, già preconfezionate da apprendere in modo intuitivo e mnemonico.

 A tutto vantaggio di quello che D. Kahneman, premio Nobel per l’economia (“Pensieri lenti e veloci”), definisce il Sistema 1 della conoscenza, basato sull’intuizione e velocità dell’apprendimento. Ma a scapito del Sistema 2, quello dell’attenzione, che richiede sforzo e impegno.

Con la conseguenza del moltiplicarsi dei c.d. bias cognitivi, ovvero ragionamenti fallaci in cui è facile cadere, per pigrizia mentale, affidandosi al più comodo sistema 1. Si pensi agli esempi suggeriti dallo stesso autore. Se una mazza da baseball e una palla costano 1 dollaro e dieci, e la mazza costa un dollaro più della palla, quanto costa la palla? La risposta sbagliata, che viene immediata, è dieci centesimi, solo un maggior sforzo cognitivo permette di giungere all’esatto risultato (5 centesimi). Egualmente dicasi per il fallace sillogismo delle rose: “Tutte le rose sono fiori (premessa maggiore), alcuni fiori appassiono presto (premessa minore) quindi le rose appassiscono presto “(conclusione sbagliata, perché le rose possono non rientrare nei fiori che appassiscono presto).

 Esercizi sempre più difficili perché siamo ormai abituati a rifuggire lo forzo mentale e accontentarci delle prime impressioni, così cadendo vittime di fake news.

La velocità si paga, se è vero che la plasticità del cervello umano, continuamente sollecitato solo sull’immediatezza della risposta, riduce sempre più la parte della riflessione cui è preposta la corteccia prefrontale, con atteggiamenti aggressivi ed emozionali, affidati all’amigdala, a scapito della riflessione (R. Sorrentino: “La rabbia”).

 Da qui la necessità di impostare sin dalle elementari un metodo di studio adeguato alla formazione dell’intelligenza e lo studio del ragionamento, che passa anche dalla riscoperta dell’utilità degli studi classici, della traduzione delle versioni, che impegnano la mente nella fatica di ricercare un senso. Un metodo di studio che permetta a tutti, anche agli alunni non abbienti, a sfruttare correttamente le grandi risorse della propria intelligenza e creatività per reinventarsi in un mondo del lavoro sempre più dinamico e innovativo.

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