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venerdì, Novembre 27, 2020
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Frammenti di riflessioni

del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

Giustizia civile

Le Sezioni unite hanno pronunciato il seguente principio di diritto. Ai fini della individuazione di quale sia il giudice munito di giurisdizione in relazione alle controversie concernenti il diritto dei docenti della scuola pubblica all’inserimento in una graduatoria ad esaurimento (già permanente), occorre avere riguardo al petitum sostanziale dedotto in giudizio. Se oggetto di tale domanda è la richiesta di annullamento dell’atto amministrativo generale o normativo, e solo quale effetto della rimozione di tale atto – di per sé preclusivo del soddisfacimento della pretesa del docente all’inserimento in una determinata graduatoria – l’accertamento del diritto del ricorrente all’inserimento in quella graduatoria, la giurisdizione non potrà che essere devoluta al giudice amministrativo, essendo proposta in via diretta una domanda di annullamento di un atto amministrativo. Se, viceversa, la domanda giudiziale è specificamente volta all’accertamento del diritto del singolo docente all’inserimento nella graduatoria, sull’assunto secondo cui tale diritto scaturisca direttamente dalla normazione primaria, eventualmente previa disapplicazione dell’atto amministrativo che detto inserimento potrebbe precludere, la giurisdizione va attribuita al giudice ordinario (Cass., Sez. un. civ., ordinanza 23 aprile 2020, n. 8098).

L’ultima occasione

“Quello concordato a Bruxelles è stato il massimo che si potesse ottenere. Certo, ha messo in evidenza come il ruolo degli Stati sovrani resti determinante anche dentro l’Unione Europea…

Adesso si apre la sfida per noi più difficile: riuscire a tramutare rapidamente quelle risorse che non abbiamo ma sono disponibili in piani effettivi che ancora mancano. Senza i secondi perderemmo le prime. Occorre fare bene e in fretta. Bisogna riuscire a declinare un’ordinata creatività, seppellendo lo spirito di fazione e dimostrando concretezza all’interno dei percorsi che debbano essere e apparire logici, rispettosi delle regole e ben coordinati anche agli altri, non solo a noi. Dobbiamo farlo con una burocrazia che non a caso ci viene chiesto di riformare, così come il sistema di valutazione del contenzioso che spesso consente l’impunità tanto dell’arbitrio quanto dell’inazione, quanto persino della prepotenza. Dobbiamo investire affinché la ricostruzione post-Covid 19 ci consenta di trasformare radicalmente l’Italia, così che l’ammirazione prenda il posto della diffidenza negli occhi di chi ci guarda. Per riuscirci non servono a nulla vanagloriose rivendicazioni della specificità italiana, ma occorrerà la capacità di stupire i critici, come avvenne nel Rinascimento, in cui la grandezza italiana fu innanzitutto riconosciuta senza che occorresse rivendicarla” (Vittorio E. Parsi, “Ora la sfida è trasformare quei miliardi in riforme”, Il Messaggero, 22 luglio 2020).

Emergenza scuola

“In un mese e mezzo gli 8 mila direttori d’istituto dovranno applicare le prescrizioni sanitarie del ministero, a studenti, insegnanti e personale amministrativo. Senza risorse e indicazioni chiare. E c’è persino chi pensa di acquistare le casette prefabbricate dei terremotati per fare lezione…

Supereroi senza poteri ma con la responsabilità della salute di milioni di ragazzi. Ai presidi italiani è stato affidato il compito di organizzare, dopo sei mesi di anarchia, il rientro a scuola in sicurezza di  quasi otto milioni di studenti. Da soli, dovranno vedersela con le prescrizioni sanitarie ma anche con genitori, professori e bidelli, ognuno determinato a far valere i propri diritti.

In questi giorni, dietro le vetrate dei loro istituti, si intravedono correre tra le aule  con il metro e la calcolatrice in mano. Un occhio alle misure degli spazi da dividere per garantire il distanziamento e l’altro ai bollettini della Protezione civile sull’andamento dei contagi. Perché con solo un mese e mezzo a disposizione si fa strada l’idea che la scuola possa davvero riaprire in sicurezza solo se il virus scomparirà prima della campanella” (Giorgio Sturlese Tosi, “L’emergenza sulle spalle dei presidi”, Panorama, n. 30/2020, 14 ss.).

Insulto ai romani

“Se Roma, come dice Grillo, non merita la Raggi, l’Italia non merita di avere un garante del governo nazionale che non senta profondamente l’importanza di questa capitale e calpesti quel vincolo patriottico che dovrebbe invece onorare. Una parola di biasimo (che però non c’è stata), da parte di Conte e in difesa di Roma, verso un attacco così ci starebbe molto bene. Proprio perché non siamo di fronte a uno sghignazzo ma a un’offesa qualunquistica. C’è dell’astio nella satira sbagliata di Beppe forse perché Roma e i romani si sono rivelati irriducibili ad essere maltrattati da una politica che non meritano e non sopportano di dover patire questi anni di bassa cronaca non all’altezza della loro storia” (Mario Ajello, “Quell’insulto ai romani che nasconde una sconfitta”, Il Messaggero, 13 luglio 2020).

Cronache romane

È sufficiente scorrere le pagine della “Cronaca di Roma”, allegata al quotidiano “Il Messaggero” (tra le più recenti quelle del 22 luglio), per renderci conto del generale degrado che coinvolge la vita della Capitale.

A parte l’ormai annoso problema dei rifiuti in strada che quasi certamente provocherà, secondo gli esperti, una “emergenza igienica” mettendo a rischio la salute della cittadinanza romana, altra notizia di particolare gravità è quella concernente la “truffa del gasolio”: un imprecisato numero di netturbini, con la complicità dei benzinai, avrebbero utilizzato le carte carburante aziendali per attestare rifornimenti mai effettuati, relativi anche ad autovetture non circolanti.

Desta, poi, giustificato allarme il diffondersi delle c.d. feste alcoliche dove le nuove generazioni di giovani, con la scusa del gioco, possono bere tutto e di tutto.

E ancora. Sembra sia stata sgominata una gang di giovanissimi che, usando ricette false, si procurava farmaci stupefacenti poi spacciati a minori.

Ma l’elencazione di fatti e misfatti che affliggono quotidianamente la Capitale potrebbe continuare, rendendo vieppiù allarmante la nostra giornata.

Una lodevole battuta

È quella rivolta dall’On. Giorgia Meloni al Presidente del Consiglio nel corso del dibattito alla Camera dei Deputati il 29 luglio: “non rida, perché non c’è niente da ridere”.

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