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lunedì, Novembre 23, 2020
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Risparmiatori privati e dissipatori pubblici

di Salvatore Sfrecola

Il risparmio è da sempre una virtù. E tale la ritengono gli italiani che, infatti, risparmiano quanto possono, guardando al futuro proprio e della propria famiglia. E, se diffidano di chi dissipa le proprie sostanze, s’indignano quando assistono, cosa purtroppo non rara, al dispendio di denaro pubblico che, in fin dei conti è anche un po’ denaro loro, degli italiani che pagano imposte e tasse. Sicché nei privati conversari ed anche in pubblico si sono immediatamente insospettiti quando hanno letto la norma del decreto semplificazioni che esclude la responsabilità di coloro che con colpa grave causano un danno alla finanza pubblica. Insomma “chi rompe non paga”, si direbbe invertendo un noto proverbio. E cresce l’indignazione di fronte all’evidente incapacità del Governo di mettere in campo tutte le misure possibili per contrastare la diffusione del Covid-19 mantenendo contemporaneamente un adeguato ritmo di sviluppo per la nostra economia.

La preoccupazione degli italiani è accresciuta dal fatto che si sentono divagazioni varie in ordine a come mobilitare risorse private per finanziare investimenti pubblici. Se fosse vivo Luigi Einaudi potrebbe dettare alcune regolette semplici semplici sperimentate in un’altra situazione di grave emergenza, la Grande Guerra, quando si tentò in vario modo di acquisire risorse mediante una variegata gamma di imposte dal gettito scarso, quando non incerto, sicché a garantire le occorrenze finanziarie fu la sottoscrizione di ingenti prestiti. Gli italiani accorsero con entusiasmo. Certamente perché sentivano il dovere di aiutare la Patria in guerra, ma anche perché a chiedere di contribuire con parte dei loro risparmi era un governo credibile, espressione di uno Stato nel quale gli italiani si identificavano.

Non è differenza da poco rispetto ad oggi, come attestano gli indici di gradimento dei partiti e dello stesso Presidente del Consiglio, che arretra nei sondaggi nonostante la parlantina suadente con la quale illustra i dPCM che, a suo dire, mettono a disposizione degli operatori economici e dei lavoratori miliardi come bruscolini, una “potenza di fuoco mai vista prima”, come si è espresso con una battuta che ha alimentato vignette e ironie lungo tutto lo stivale.

Evidente l’inadeguatezza di un governo nel quale nessun ministro ha una reale esperienza di amministrazione della cosa pubblica, anche l’opposizione arranca, non viene consultata nella fase di formazione delle varie normative ma non si ha neppure notizia di proposte concrete presentate in alternativa a quelle elaborate a Palazzo Chigi.

In queste condizioni chi protesta sulle piazze, a parte gli infiltrati e i delinquenti, è contro il Governo in carica ma, più esattamente, è contro la classe politica nel suo complesso. E qui veniamo al risparmio che gli italiani metterebbero volentieri a disposizione del Governo se presentasse un piano d’investimenti credibile, da finanziare con un maxiprestito di alcune centinaia di miliardi per adeguare le infrastrutture viarie, ferroviarie, portuali e aeroportuali alle esigenze dei commerci e del turismo, mettere in sicurezza il sistema idraulico forestale, rinnovare il parco veicoli pubblici e privati per combattere l’inquinamento. Solo qualche esempio su da farsi. Non c’è un piano e non c’è un Governo credibile. E siccome queste cose gli italiani le sanno, viva è la preoccupazione dei risparmiatori quando sentono dire che lo Stato potrebbe andare a guardare nelle cassette di sicurezza e sotto i materassi dove sono i loro risparmi. Non solo, ma hanno letto un’intervista nella quale il Presidente della Corte costituzionale evoca la solidarietà, virtù nobilissima anch’essa, come il risparmio, specificando che in rapporto a quella esigenza non ci sono diritti che non possano essere ridotti, cioè compressi, nel senso che le formiche dovrebbero far fronte ai buchi di bilancio provocati dalle cicale.

Non può andare così. Il Governatore della Banca d’Italia, Visco, si augura giustamente che il risparmio delle famiglie italiane diventi una leva per la ripresa. Un tema ripreso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla Giornata del Risparmio dell’Acri. “Questa Giornata si tiene durante una crisi profonda, che richiede misure urgenti per salvaguardare il presente e, soprattutto, il futuro della nostra società. Il risparmio, tradizionale patrimonio del nostro Paese – la cui tutela è sancita dalla Costituzione – può concorrere alla ripartenza”. “La grave situazione economica e le preoccupazioni per la diffusione dei contagi – sostiene il Capo dello Stato – hanno indotto un sensibile aumento del tasso di risparmio di famiglie e imprese. Queste risorse, se adeguatamente utilizzate, potranno contribuire a sostenere una rapida ripresa di consumi e investimenti, una volta domata la pandemia e ridotta l’incertezza sulle prospettive future. È indispensabile creare le condizioni utili a ristabilire un clima di fiducia”.

È una parola magica “fiducia”. Evoca un valore straordinario. Ma la fiducia occorre conquistarla dimostrando di saper fare. Evocata fuori di questo contesto può determinare un effetto opposto. Si sente dire di prelievo sui conti correnti, come fece Giuliano Amato nel 1992, di imposta patrimoniale, da sempre nella cultura di uno dei partiti di governo. Parole che preoccupano e che potrebbero indurre chi può a nascondere i propri risparmi, magari portarli all’estero. È accaduto più volte in passato.

“Le parole son parole”, iniziava una poesia che mi fu insegnata in prima elementare. L’ho sempre ricordata per richiamare l’esigenza che alle parole seguano i fatti. Dire che “la gestione dell’emergenza deve, sapientemente, saper aprire la strada a un progetto condiviso di crescita sostenibile e inclusiva”, ha aggiunto ancora Mattarella, è cosa buona e giusta. Ma è convinto che gli italiani abbiano fiducia in questo Governo e in questa classe dirigente?

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