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Frammenti di riflessioni

del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

Giustizia civile

Le Sezioni unite hanno dichiarato che, ai sensi dell’art. 63, c. 4, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, sono attratte alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie che riguardano direttamente il rapporto di lavoro del professore con l’Università, mentre restano devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti sia l’esercizio dell’attività assistenziale svolta dai professori e dai ricercatori universitari, sia il loro rapporto con le Aziende sanitarie; infatti, rispetto a queste ultime controversie, la qualifica di professore universitario funge da mero presupposto del rapporto lavorativo, perché l’attività svolta si inserisce nei fini istituzionali e nell’organizzazione dell’Azienda sanitaria, con conseguente operatività del principio generale di cui all’art. 63, c. 1, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165.(Cass., Sez. un. civ., sentenza 24 novembre 2020, n. 26673).

Riforme necessarie

“L’attuale maggioranza sarà quella che eleggerà il nuovo Presidente, se non si andrà ad elezioni anticipate, ipotesi che finora Mattarella non ha preso in considerazione, nonostante gli inviti del Centrodestra che, in esito alle più recenti tornate elettorali ed all’andamento dei sondaggi, ritiene di disporre di consensi superiori a quelli del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle che sorreggono il Governo. Ed è assai dubbio che lo faccia nei pochi mesi che ci separano dal ‘semestre bianco’, il periodo nel quale, ai sensi dell’art. 88, comma 2, della Costituzione, il Presidente della Repubblica ‘non può’ sciogliere le Camere. Mattarella è stato eletto il 15 gennaio 2015, quindi il semestre inizia a fine luglio di quest’anno…

Nel dibattito politico il ruolo che, in concreto, i Presidenti della Repubblica hanno svolto è parso non di rado condizionato dalla maggioranza parlamentare che li ha eletti…

Questa situazione determina una sorta di democrazia bloccata perché, nella prospettiva dell’elezione del Capo dello Stato la vita politica appare condizionata da questo obiettivo. Infatti, fin dal 2018, dall’indomani delle elezioni del 4 marzo, i partiti politici della maggioranza si sono apertamente e ripetutamente riferiti al fatto che questa legislatura avrebbe eletto il nuovo Presidente…

Questa situazione impone una riflessione urgente sul sistema di elezione del Presidente, se cioè debba rimanere nelle mani dei partiti, o essere eletto direttamente dal popolo. In questo caso sarà sempre una personalità politica ma il consenso proveniente dal corpo elettorale in qualche modo lo stacca dal condizionamento dei partiti” (Salvatore Sfrecola, È il momento di ripensare il sistema di elezione del Presidente della Repubblica. Non più dal Parlamento ma direttamente dal popolo”, in questa Riv., 4 gennaio 2021).

* * *

È, poi, opinione generale che urge la riforma della giustizia.

A parte la vituperata pandemia che ha provocato un grave freno all’attività giurisdizionale, è sotto gli occhi di tutti che la magistratura ha raggiunto – per dirla con Leonardo Sciascia – un grado di confusione che desta fondato sgomento, anche in considerazione di non edificanti episodi che hanno offuscato l’ordine giudiziario.

Le cronache quotidiane purtroppo confermano l’atteggiamento di sfiducia dei cittadini, ormai consapevoli che la legge non sempre è “uguale per tutti” oppure giunge a conclusioni accettabili fuori tempo massimo.

Ancora sul reddito di cittadinanza

Il 4 febbraio 2019 l’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte presentavano la card per il c.d. reddito di cittadinanza, poi concesso anche a numerosi non aventi diritto.

Tale iniziativa, voluta dai pentastellati, merita sicura riprovazione risolvendosi in mera iniziativa propagandistica del movimento al Governo che non ha certamente contribuito a incidere sulla crisi del lavoro in atto e men che mai sulla possibilità di stabili occupazioni lavorative delle giovani generazioni.

Il Governo traballa

Comunicati del Colle. Non pervenuti.

Covid-19

Nel corso del programma serale “Non è l’arena” del 10 gennaio, condotto da Massimo Giletti su “La7”, è stata trattata l’inchiesta sul “Piano pandemico” il cui mancato aggiornamento ha contribuito non poco ad approntare interventi più adeguati per meglio contrastare l’avanzata del virus Covid-19.

Particolarmente efficace è risultato l’intervento del ricercatore Dott. Zambon che ha evidenziato i comportamenti più che criticabili delle autorità sanitarie italiane.

Omissioni, ritardi, ripensamenti hanno purtroppo caratterizzato le procedure per combattere il virus che ha provocato e tuttora provoca numerosi decessi.

L’efficacia dei vaccini, l’aggiornamento e i tempi di somministrazione degli stessi, l’insufficienza di personale medico e infermieristico, di siringhe e mascherine (un capitolo questo ancora tutto da chiarire), non possono non suscitare giustificate apprensioni.

Dopo di che, il prevedibile prolungamento dei tempi necessari per la vaccinazione dei cittadini non induce a sbandierati ottimismi.

È il caso di dire “chi vivrà, vedrà”!

I pentastellati

Ancora all’affannosa ricerca di un apriscatole.

Gli altri vaccini

“Visto il successo di critica e di pubblico del vaccino anti-Covid, si sta pensando ad altri vaccini. Tra i più richiesti quelli contro la fragilità delle unghie e quello contro i calli. Verranno presto messi in commercio nonostante la ferma opposizione della Federpedicure e le proteste dell’ambasciata cinese” (Michele Serra, “Classifica Rousseau. Cicoria batte vaccino”, L’Espresso, n. 2/2021, 33).

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