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Un Sindaco per la Capitale

di Salvatore Sfrecola

È deprimente, e ogni giorno più preoccupante, per un cittadino romano che ama immensamente la sua Città, che, a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo dell’Amministrazione capitolina, non venga ancora indicato il candidato Sindaco per Roma. Soprattutto del centrodestra, cioè di quella espressione culturale e politica che a Roma è sicuramente maggioritaria, anche se nelle precedenti elezioni si è persa l’occasione di conquistare il Campidoglio per losche manovre interne alla coalizione che hanno impedito una vittoria che era nelle cose, lasciando la Città nelle mani di Virginia Raggi, una giovane alla quale molti, in sede di ballottaggio, hanno guardato con simpatia per evitare il triste Giachetti.

Chi l’ha votata ha pensato che una giovane, anche senza esperienza, che peraltro si mostrava animata da buona volontà e amore per la Città, con qualche buon consigliere ed una squadra di collaboratori esperti e determinati avrebbe fatto bene. Purtroppo abbiamo dovuto constatare giorno dopo giorno una crescente inadeguatezza, della persona, degli assessori che ha scelto e revocato più volte e dei suoi consiglieri, quanto alle scelte ed alle decisioni necessarie alla cura degli interessi dei cittadini.

Di fronte a questa situazione preoccupante, che ha accelerato un degrado proveniente da lontano in tutti i settori di interesse per la vita cittadina, ancora una volta dobbiamo constatare che il Centrodestra sembra destinato ad andare allo sbaraglio, con buone possibilità che prevalga il candidato delle Sinistre che, c’è da scommettere, non sarà uno sconosciuto, se non addirittura che venga confermata la Raggi.

I nomi che si sentono fare sono assolutamente estranei a Roma, alla sua storia ed alla sua cultura. Sfugge evidentemente che Roma, in quanto capitale d’Italia, è al centro della vita politica del Paese, ed è anche l’emblema stesso della civiltà occidentale e cristiana, l’immagine dell’Italia in Europa e nel mondo. Lo era per Dante, che ricordiamo nell’anno nel quale celebriamo i 700 anni dalla morte, per il quale la storia di Roma era di natura provvidenziale “la quale e il quale…/ fur stabiliti per il loco santo/ U’ siede il successor del maggior Piero” (Inferno, II, 22-24) e la sua stessa sopravvivenza e i suoi successi sono visti in funzione della missione divina affidata alla città che dev’essere sede delle sue supreme autorità, la religiosa e la civile, il Papa e l’Impero (Purgatorio, XVI, 106). Lo riconosce cinque secoli dopo Camillo di Cavour il quale, parlando alla Camera del neonato Regno d’Italia il 25 marzo 1861, afferma che “senza Roma capitale d’Italia, l’Italia non si può costituire”, e sottolinea come “in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali, che devono determinare le condizioni della capitale di un grande Stato. Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d’oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato”.

Vogliamo oggi mortificare Roma perché l’Italia non è diventata quel “grande stato” che Cavour e con lui gli uomini del Risorgimento desideravano?

Basta evocare il ruolo storico, nazionale ed internazionale, della Città perché sia evidente a tutti che essa debba essere rappresentata da una personalità di altissimo profilo politico.

Roma è la capitale della politica. A Roma siedono il Governo e le Camere del Parlamento, i ministeri, le supreme magistrature, gli ordini professionali, i grandi enti pubblici. A Roma è la più grande università d’Europa e, accanto a “La Sapienza” altri importanti atenei, anche telematici, ne fanno un centro straordinario di cultura e ricerca umanistica e scientifica. Eppure i partiti da queste realtà non hanno tratto esponenti significativi del Governo e del Parlamento. Quando ne parlo mi sento rispondere che non c’è nessuno che a destra si voglia cimentare in un’esperienza certamente difficile ma esaltante. Rappresentare Roma dinanzi all’Italia ed al Mondo può far tremare le vene dei polsi ma è anche una sfida che va raccolta.

Roma, lo sappiamo bene, ha problemi di organizzazione del territorio, di tutela dell’ambiente, di gestione delle strade, del traffico. Questi sono problemi di carattere organizzativo che attengono al fare. Al Sindaco appartiene la visione politica del ruolo della Città. Fare nomi di personaggi che pure hanno avuto un’esperienza positiva in attività concrete nell’esercizio di funzioni dello Stato, in situazioni di emergenza, significa non comprendere o non voler comprendere qual è il ruolo della Città e di chi la deve rappresentare.

È un problema che va risolto immediatamente perché Roma ha bisogno di un Sindaco che sia una espressione massima della politica e della cultura italiana e romana. Non è possibile che, per paura di gestire la malandata macchina capitolina, perché questa è la realtà, nessun politico o nessuna personalità del mondo culturale se la senta di scendere in campo.

È gravissimo, e conferma il diffuso giudizio negativo sulla classe politica nazionale e romana. Che partiti i quali hanno l’ambizione di governare l’Italia non sappiano identificare una personalità accanto alla quale mettere una squadra di soggetti tecnicamente idonei a supportare la scelta politica con quelle decisioni tecniche che consentirebbero di risolvere i problemi dei cittadini, le strade, l’ambiente il verde pubblico il decoro della città l’utilizzazione del Tevere è veramente desolante.

Se dovessimo veramente scegliere un tecnico, un funzionario bravo per rappresentare Roma un danno peggiore alla città non si potrebbe fare.

Con chi parlerebbero i grandi della terra, gli esponenti della cultura europea o di quella medio orientale con la quale Roma si è sempre confrontata nei secoli, con un funzionario di alto profilo capace di gestire il traffico, di tappare le buche, di curare la scelta delle domeniche ecologiche, o con una personalità che incarni la cultura occidentale che sia espressione della città di Roma?

È una mortificazione che non intendiamo subire. Meglio non votare.

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