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Le lacune storiche dell’on. Tabacci

di Salvatore Sfrecola

E un uomo per tutte le stagioni l’on. Bruno Tabacci, parlamentare del “Centro democratico – italiani in Europa”. Era stato il promotore, tra i più autorevoli, della raccolta di “volontari”, “volenterosi”, per alcuni semplicemente dei “voltagabbana” che avrebbero appoggiato il governo Conte 2 nella prospettiva di un Conte 3, per non andare a casa, per evitare lo scioglimento anticipato delle Camere. E ieri, prendendo la parola nel dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio, ha tessuto le lodi di Mario Draghi, colui che è stato portato al vertice del governo proprio perché l’Italia, in gravi difficoltà per la pandemia e la crisi economica, non poteva tenere ancora alla guida dell’Esecutivo il modesto (politicamente) “avvocato del popolo”.

Nulla da dire, ovviamente. L’Italia è da sempre il Paese del trasformismo. Da “secoli calpesti/derisi”. Siamo quelli di “Franza o Spagna purché se magna”, pronti a schierarsi con l’ultimo arrivato sperando di trarne qualche vantaggio. Genio e sregolatezza, l’italiano spesso è fatto così. Tutti (o quasi) fascisti fino al 25 luglio 1943, tutti (o quasi) antifascisti dal 26 luglio in poi. Con il rispetto dovuto, ovviamente, a quanti hanno mantenuto nel tempo fede alle loro idee, qualunque siano.

Se mi soffermo su Bruno Tabacci è perché ieri, ricordandosi di essere stato democristiano, ha evocato Alcide De Gasperi, “il più grande uomo di Stato”, ha aggiunto. Lo ha detto rivolgendosi a Mario Draghi che aveva iniziato il suo discorso richiamando Camillo Benso, Conte di Cavour secondo il cui insegnamento “… le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano”. Cavour, voglio ricordare all’on. Tabacci, che Clemente Lotario di Metternich, il grande Cancelliere austriaco che ha dominato la politica europea in gran parte dell’800, riteneva il solo grande statista europeo, aggiungendo “peccato che sia un nostro nemico”. Cavour, che il grande storico inglese Trevelyan ebbe a definire il più saggio e benemerito del suo tempo “se non di ogni tempo”.

L’on. Tabacci non va oltre De Gasperi, certamente un uomo di Stato, di grande valore, un gigante nel parco-politici dei nostri tempi. Ma nel definirlo “il più grande” il Nostro evidentemente è convinto che l’Italia sia nata nel 1946. Errore di molti, frettolosi e di pochi studi, i quali non hanno evidentemente il senso della storia. Perché se l’avessero ricorderebbero che l’Italia di oggi ha le sue radici nell’Italia di ieri, in quel Regno, che ha avuto origine il 17 marzo 1861, quale momento fondamentale del Risorgimento, del “miracolo del Risorgimento”, per dirla con Domenico Fisichella, quando italiani di cultura e di fede diversa, politica e religiosa, provenienti da ogni città e borgo della penisola si sono impegnanti perché fosse realizzata quell’unità che ricercavano da secoli, da quando ne parlava Dante, da quando 13 cavalieri, che si sentivano profondamente italiani, a Barletta, il 13 febbraio 1503, fecero rimangiare ai francesi, sul filo della spada, le accuse di codardia.

Occorre ricordare all’on. Tabacci che coloro che ignorano la propria storia non vivono proficuamente l’oggi e non hanno futuro.

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