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Incontro Biden: alba di un nuovo giorno?

di Domenico Giglio

La chiara simpatia che alcune parti politiche nostrane nutrono per il presidente russo Putin, non so quanto provenga dalla conoscenza della storia russa da Pietro il Grande (1672-1725) ad oggi, intrecciata con quella europea, quanto dall’autoritarismo dell’attuale leader, sia pure derivante dal voto popolare ottenuto in elezioni abbastanza regolari. Che questo atteggiamento contrasti con la posizione ufficiale del governo italiano fino ad oggi e con le sanzioni economiche verso la Russia non deve fare velo al nostro giudizio, che sia una esigenza storica urgente il recupero all’Europa della odierna Russia, anche da un punto di vista strettamente numerico, in quanto i suoi circa 150 milioni di abitanti, con il suo P.I.L., andrebbe a sommarsi ai 515 milioni degli europei, in evidente crisi demografica, surclassati dall’Africa e Asia, con i due giganti Cina ed India, ciascuno con oltre un miliardo di abitanti, e facenti parte di quel gruppo di paesi, il BRICS, le cui economie sono pure in sviluppo.

Guardare anche oggi sulla carta geografica la Russia estesa per migliaia di chilometri con la Siberia confinante in particolare con la Cina, anche se la popolazione di quella vasta area è meno di un terzo di quella complessiva, ed anche l’economia è ancora poco sviluppata ed i trasporti terrestri si reggono ancora sulla centenaria Transiberiana, potrebbe dare all’Europa una certa tranquillità, anche sul terreno economico se avvenisse un maggiore sfruttamento di parte di queste enormi estensioni. Ma recuperare e reinserire la Russia, ferme restando le nostre tradizionali alleanze e la NATO, sarebbe il ritorno a quel grande concerto europeo dove l’impero zarista ebbe, fino al tragico 1917, un ruolo estremamente importante toccando il culmine nel 1815 con la sconfitta di Napoleone, l’ingresso a Parigi dell’Imperatore Alessandro I (1777-1828) ed il successivo Congresso di Vienna, e la Santa Alleanza, in nome della quale nel 1849 le truppe russe intervennero pesantemente in Ungheria per riconsegnarla a Francesco Giuseppe, per non parlare delle sue vittoriose guerre contro l’Impero Ottomano, che portarono alla indipendenza della Grecia, della Serbia, della Bulgaria, dell’Albania e della Romania, tutte via via sottratte al dominio turco nel corso dell’Ottocento. Ruolo imperiale e di patrocinio su tutto il mondo slavo ed ortodosso, che fu in parte bloccato dalla Francia e dalla Inghilterra, vedi la guerra di Crimea, nella quale seppe intelligentemente inserirsi anche il Regno di Sardegna, gelose di una eccessiva espansione russa e di un suo sbocco nel Mediterraneo, ma che dopo il 1878 ed il Congresso di Berlino assicurò all’Europa fino al 1914, 36 anni di pace e di sviluppo in tutti i settori.

Ed in questo periodo coincidente con il XIX secolo, la sua cultura, specie nel campo letterario e musicale si intreccia con le altre culture europee, avendo autori la cui fama oltrepassa le frontiere ed i suoi Puskin (1799-1837), Gogol’ (1809-1851), Turgenev (1818-1883), Dostoevskj (1821-1881), e poi Tolstoi (1828-1910) e Cechov (1860-1904), forse superano anche i grandi contemporanei inglesi, francesi e tedeschi, come romanzieri e commediografi, ed egualmente i Glinka (1804-1857), Borodin (1833-1887), Balakirev (1837-1910), Cajkovskj (1840-1893), Musorgskj (1839-1881), e poi Rimskj – Korssakov (1844-1908) e infine Stravinskij (1882- 1917) nel campo musicale si battono quasi alla pari con i musicisti francesi, italiani e tedeschi.

Solo con la caduta dello Zar ed il sanguinoso avvento del comunismo, la Russia divenuta Unione Sovietica, esce dal concerto europeo, ne diventa estranea, anzi avversaria, costituisce una alternativa ed una minaccia alle altre potenze ed anche quando deve nuovamente allearsi nel 1941 con Regno Unito e Stati Uniti, per respingere l’offensiva hitleriana, dopo la ignobile alleanza con la Germania nazionalsocialista, del 1939, per spartirsi la Polonia, vinta la guerra allarga il suo potere dispotico sull’Europa Orientale compresa anche parte della Germania ponendosi dovunque nel mondo, come rivale degli USA, divenuti potenza egemone dell’Occidente.

La caduta del regime sovietico, nel 1991, perciò ha riaperto la possibilità di questi rapporti, anche se dobbiamo riconoscere la difficoltà, dopo 74 anni di comunismo, di una vita parlamentare e democratica eguale a quella dei principali paesi europei. Inoltre per capire il suo attuale nazionalismo è da considerare lo “shock” subito dal normale cittadino russo, dopo il 1991, con la libertà ed indipendenza ripresasi dalle tre repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia, Lituania, che avevano vissuto appena un ventennio da stati sovrani dal 1918 al 1939, la indipendenza di alcuni antichi stati caucasici cristiani, nonché delle repubbliche mussulmane asiatiche, vecchio frutto delle conquiste zariste, il distacco successivo, ancor più doloroso, della Ukraina e la rivolta terroristica e secessionista della Cecenia, di fronte alle quali non poteva non esserci una durissima repressione da parte del governo russo..

È invece da apprezzare e sottolineare che in Russia, caduto il regime comunista, i resti della Famiglia Imperiale Romanov, lo Zar Nicola II, la Zarina Alessandra Fedorovna, lo Zarevic Alessio, di 14 anni, e le quattro principesse Olga, Tatiana, Maria ed Anastasia, sono stati dissepolti da Ekaterinburg, dove erano stati trucidati dai bolscevichi il 17 luglio 1918 e solennemente traslati e sepolti a San Pietroburgo, nella Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo, evento che andrebbe ricordato a noi italiani.

Su di un altro piano a non facilitare i rapporti si aggiunsero successivamente il distacco della Crimea dall’Ukraina, la lacerazione nella stessa Ukraina tra fautori della indipendenza e nostalgici dell’antica unione, alcuni attentati alla vita di oppositori della attuale presidenza, ma tutto questo se non va sottovalutato e se deve essere rimarcato, non può e non deve impedire il discorso a più largo raggio per il ritorno a rapporti amicali con la Russia, che non deve sentirsi assediata ad Occidente quando ha da sorvegliare migliaia di chilometri di frontiere ad Oriente con quel vicino cinese, ancora comunista, che tende alla egemonia mondiale

Che il recentissimo incontro Biden –Putin possa essere l’inizio di una distensione dei rapporti tra l’Occidente e la Russia, l’alba di un nuovo giorno?

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