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Quando la nave affonda…(la parabola dei “grillini”)

di Salvatore Sfrecola

Quando la nave affonda, recita un antico adagio, i topi fuggono. Non sembri irriguardoso per le persone, meritevoli sempre di rispetto, ma questa metafora viene alla mente spontanea assistendo agli eventi più recenti del Movimento 5 Stelle, resi evidenti dalla diatriba tra Grillo e Conte, accompagnata anche da considerazioni sui rispettivi ruoli, non di rado al limite dell’insulto.

Non si comprenderebbe la situazione se non si tornasse alle origini del Movimento per poi affrontare le prospettive possibili nei prossimi mesi. Nato sull’onda di una protesta, largamente condivisa in tutte le classi sociali, nei confronti della classe politica al governo che aveva molto deluso negli ultimi 20-30 anni, il Movimento ha raggiunto un considerevole consenso elettorale nelle elezioni nazionali ed in alcune locali, come a Roma ed a Torino. Ed ha portato in Parlamento, e poi al Governo, persone senza una esperienza politica e spesso senza una professionalità tale che potesse in qualche tempo favorire una conoscenza dei ruoli istituzionali e degli apparati nei quali doveva esprimere iniziative parlamentari e di governo. Inoltre, i “grillini”, come subito sono stati chiamati in quanto seguaci di Beppe Grillo, un attor comico indubbiamente fantasioso, si sono dedicati a far politica senza tener conto del fatto che l’elettorato che li aveva votati era largamente distribuito fra destra e sinistra. E così il M5S ha cavalcato posizioni politiche demagogiche (“abbiamo abolito la povertà”, è stato un loro slogan) che hanno scontentato gran parte dell’elettorato. Il risultato è una gravissima discrasia tra la consistenza parlamentare che, ancora oggi e nonostante notevolissime molteplici defezioni, è la più nutrita in Parlamento ed i consensi che si ricavano dalle intenzioni di voto man mano raccolte dagli istituti specializzati. Sicché oggi quella compagine che siede a Montecitorio ed a Palazzo Madama non corrisponde al presumibile risultato elettorale del 2023. In più, con una operazione demagogica che ha coinvolto un po’ tutti i partiti ricattati sulla base dello slogan che coloro che si fossero opposti dimostravano di non volere risparmiare sui “costi della politica”, hanno portato a termine la riduzione dei parlamentari che non solo ha leso importanti prerogative di territori e di minoranze linguistiche, ma, secondo un’opinione largamente diffusa, renderà difficili i lavori parlamentari, considerata la vastità delle attribuzioni delle Camere. Ora non è dubbio che la somma della riduzione dei consensi e dei minori seggi di senatore e deputato fa sì che una buona fetta, si dice oltre l’80%, degli attuali parlamentari sa che non potrà essere rieletta. Ed allora, ecco la diaspora che già in parte è iniziata nei mesi scorsi ed ecco anche la fibrillazione di chi pensa o spera che, con la figura di Giuseppe Conte, che, a mio giudizio inspiegabilmente, continua ad avere un indice di gradimento elevato tra gli elettori, il Movimento potrà ritrovare i fasti del 2018 o, quanto meno, ridurre le perdite. Anche perché, arruolati alla bene e meglio, spesso senza prospettive di lavoro al momento delle elezioni, molti di questi parlamentari sanno con certezza che nel 2023 si troveranno a dover cercare un lavoro che non hanno iniziato e che forse è tardi per iniziare. È vero che si sono aiutati a vicenda reclutando con consulenze ed altri incarichi ministeriali quanti avevano perduto posizioni di governo con il cambio da Conte a Draghi, ma è prevedibile che, se i risultati elettorali saranno quelli che i sondaggi fanno immaginare, non ci saranno ministri del Movimento 5 Stellenei governi dal 2023 in poi.

Ne consegue evidentemente una fibrillazione diffusa che può preludere ad una divisione alla disperata ricerca di una scialuppa di salvataggio che potrebbe essere costituita dal passaggio ad altri partiti, a destra alla Lega ed a Fratelli d’Italia, che già hanno acquisito qualche elemento, a sinistra al PD, partito, peraltro, in forti difficoltà nella gestione fantasiosa di Enrico Letta, che deve affrontare gli stessi problemi di scarsità di posti che preoccupano i parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Quindi molta parte della diatriba fra Conte e Grillo va depurata delle nobili argomentazioni che si sentono ripetere per essere ricondotta nella realtà di un partito che ha deluso buona parte dei suoi elettori, non ne ha conquistati altri dimostrandosi perfettamente integrato in quel mondo politico che era nato per combattere e che avrebbe voluto “aprire come una scatoletta di tonno”. Con molta arroganza, infatti, i “grillini” al grido di “onestà onestà” si sono presto adattati agli stessi metodi che avevano demonizzato. Non più credibili, si trovano nella condizione di rischiare l’estinzione, cosa peraltro accaduta ad altri movimenti “populisti”. È stato ricordato “l’uomo qualunque”, peraltro composto da personalità di ben altro spessore, un’esperienza che probabilmente non avevano studiato, magari ritenendo di essere altra cosa. Per cui torniamo all’immagine con la quale abbiamo iniziato, forse poco rispettosa delle persone ma assolutamente aderente alla realtà.

E non sarà certamente il professor Conte, un improbabile politico divenuto per un caso fortuito Presidente del Consiglio che ha dimostrato di non saper tenere quel ruolo altro che con slogan roboanti quanto evidentemente inadeguati, a recuperare spazi politici in assenza di un substrato di filosofia politica che, nel bene e nel male, da sempre accompagna la vita dei movimenti e dei partiti.

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