HomeNEWSCalenda o la paura di vincere. E rientra nei ranghi votando Gualtieri

Calenda o la paura di vincere. E rientra nei ranghi votando Gualtieri

di Salvatore Sfrecola

“Voterò Gualtieri perché mi corrisponde di più”. Con queste parole Carlo Calenda, che ha guidato la prima lista alle elezioni per Roma, ha tradito i suoi elettori e dato ragione a chi, fin dall’inizio, giudicava mal riposte le speranze che molti avevano in lui. Ed anche le illusioni del giorno dopo il primo turno quando ho chiuso il precedente articolo immaginando che si facesse promotore di una grande area liberale, magari approfittando della presenza nel Centrodestra di Forza Italia per definire un accordo con quest’area con la quale certamente buona parte dei suoi elettori si identificano. Infatti, non c’è dubbio che i voti che hanno premiato la lista di Carlo Calenda siano l’effetto combinato di vari sentimenti e considerazioni. In primo luogo, sono voti che potremmo definire moderati, in senso lato “di centro”, che hanno premiato l’immagine del “politico-non politico” che ha parlato all’elettorato di programmi concreti, poco ideologizzati, quelli che piacciono ad una parte dell’elettorato che si era, da un lato, riconosciuto nel desiderio di cambiamento incarnato dal Movimento 5 Stelle ma è stato deluso dalla gestione di Virginia Raggi, dall’altro orfano dei tradizionali partiti laici di Centro: liberale, repubblicano, socialdemocratico. Quell’elettorato, che era stato inizialmente affascinato dalla parlantina disinvolta di Matteo Renzi, ex Democrazia Cristiana, ex Margherita, finché non lo ha conosciuto come uomo di governo e riformatore della Costituzione. E ne ha decretato il crollo dei consensi, dimezzando in pochi mesi quel 40% alle europee che tanto aveva illuso l’ex Sindaco di Firenze. Un elettorato che forse avrebbe votato Forza Italia se non fosse stato progressivamente dissuaso dall’evidente declino personale e, quindi, politico di Silvio Berlusconi, frequentemente ricoverato per controlli e terapie e comunque leader di un partito troppo personale per sopravvivergli quando dovesse uscire di scena.

Questo elettorato, convintamente di Centrodestra, che ne aveva decretato il successo ad esempio nel 2001, rifugge tuttavia dalla politica urlata di Salvini e della Meloni, vuole un leader forte, deciso, che si faccia portatore delle idee della destra liberale con ferma determinazione. Ma lo vuole con altro tratto, altro stile.

Con questa variegata platea di sostenitori Calenda che decide di appoggiare Gualtieri, non solo tradisce l’elettorato, perché chi avesse voluto votare Gualtieri lo avrebbe fatto al primo turno, ma perde una chance che evidentemente non ha saputo cogliere, come è accaduto in passato, come insegna la storia politica di chi, avendo raccolto vasti consensi, non ha saputo poi utilizzarli per una scelta politica, come nel caso di Mario Segni che, all’esito del referendum sulla legge elettorale, avendo ai piedi l’intera Nazione si è fidato degli amici della Democrazia Cristiana e ha vanificato le aspettative sue e degli italiani.

Ha avuto paura del suo successo, Carlo Calenda. Non ha voluto gettare il cuore oltre l’ostacolo. sicché preferisce diventare un portatore d’acqua del Partito Democratico, accettando di assumere un ruolo secondario sulla scena politica, perché quel partito è autoreferenziale e monolitico e non ammette condizionamenti esterni.

Avevamo immaginato che, avvicinandosi a Michetti, candidato Sindaco del Centrodestra, avrebbe potuto condizionarne l’azione e ampliare l’area dei consensi di Lega e Fratelli d’Italia, in sostanza incarnando l’area liberale della coalizione, magari d’intesa con Silvio Berlusconi che ad 85 anni suonati non ha ancora individuato un possibile successore. Ed avrebbe potuto in qualche modo condizionare Salvini e la Meloni che hanno estremo bisogno di una vittoria significativa, come sarebbe quella di Roma, “la madre di tutte le battaglie”, scrive Bettini oggi su La Repubblica, che faccia dimenticare la figura modesta fatta nel primo turno a Milano ed a Napoli. Aprendo a significative prospettive in vista delle elezioni del 2023.

È mancato il coraggio a Calenda. Ed anche un po’ di umiltà, di autentico amore di Patria. Ha preferito indossare le vesti del Pifferaio Magico ma non riuscirà a portare i suoi elettori al PD. Un po’ andranno certamente al Centrodestra, molti, purtroppo, andranno ad ingrossare le schiere degli astenuti. Un flop storico.

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