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Stelle cadenti, ovvero l’occasione mancata del M5S

di Salvatore Sfrecola

I voti conseguiti nel 2018 dicono che il Movimento 5 Stelle ha riscosso l’attenzione di 1/3 degli italiani. Non per merito dei candidati, modesti, molti dei quali senza esperienza e professionalità, ma per il demerito dei partiti che avevano per troppi anni dimostrato di non saper guardare lontano, di pensare alle prossime generazioni. come si usa dire citando De Gasperi che, comunque, non è stato il primo ad immaginare la politica con questa prospettiva.

Ce lo siamo detto in molti, tra gli amici che li hanno votati. Non potranno fare peggio di quelli di prima. E comunque ci sarà una ventata nuova. Nulla di tutto questo è accaduto. Hanno saputo far rimpiangere i politici della prima Repubblica che hanno imitato nel peggio, facendo demagogia di basso conio, come quella di convincere la maggioranza del Parlamento a varare il “reddito di cittadinanza” inteso quale strumento per “abolire la povertà”, come hanno affermato platealmente dal balcone di Palazzo Chigi. Ambizione encomiabile ma perseguita in modo diseducativo, perché sarebbe stato agevole immaginare di richiedere ai destinatari di quelle somme un impegno lavorativo di pubblica utilità, graduato in relazione agli studi ed alle esperienze fatti. Ed hanno, come i partiti fanno da sempre, piazzato qua e là dove era possibile amici, amici degli amici, compagni di scuola e compaesani.

Se avessero studiato un po’ di storia della politica i capi del movimento si sarebbero immediatamente impegnati a consolidare il loro insperato successo, immaginando un programma robusto per guadagnare una posizione politica ancorata alle tante esigenze di questo Paese che è estremamente carente in infrastrutture e servizi di fondamentale interesse per gran parte degli italiani, dagli acquedotti all’alta velocità, passando per le manutenzioni di strade e ferrovie.

Invece, la modestia di molti e la incapacità di quanti sono stati chiamati a governare i gruppi parlamentari e a rivestire incarichi di governo hanno gradualmente eroso i consensi in modo irreversibile, come attestano i sondaggi sulle intenzioni di voto, né Giuseppe Conte, divenuto il capo del Movimento, sembra capace di invertire la tendenza, nonostante le possibilità offerte dal pregresso ruolo di Presidente del Consiglio, tra l’altro in regime di emergenza sanitaria che ne ha fatto per lunghi mesi un protagonista senza contraddittori della scena politica e televisiva.

Oggi il Movimento 5 Stelle, nonostante le ampie defezioni, si trova ad avere un ruolo importante nella elezione del Presidente della Repubblica per i numeri che conserva a livello parlamentare, pur nella diffusa consapevolezza, anche al suo interno, che si trova in una fase discendente, forse non ancora pervenuta ad una posizione stabile, che fa intravedere alla maggior parte dei senatori e dei deputati l’assoluta impossibilità di tornare In Parlamento, perché se, da un lato, sono diminuiti fortemente i consensi, più che dimezzati, dall’altro in un impeto folle di demagogia il Movimento si è fatto promotore della riduzione del numero dei parlamentari, coinvolgendo altri partiti che hanno dimostrato l’incapacità di guardare alla realtà della rappresentanza politica e dei territori.

Possiamo dunque dire che quella del Movimento 5 Stelle è stata un’esperienza che si è risolta rapidamente e non ha portato nella vita politica italiana quel miglioramento che faceva intendere essere la ragione stessa della sua presenza alla quale molti italiani hanno guardato con autentica speranza votando anche i candidati sindaco di Roma e Torino. È stata, dunque, un’altra occasione mancata per questo Paese che avrebbe bisogno di giungere ad una democrazia matura, capace di portare in Parlamento una classe politica competente, con attenzione alle categorie ed ai territori ma con la capacità di interpretare gli interessi dell’intera comunità nazionale attraverso la legislazione ed i controlli sul potere, con piena consapevolezza, dunque, del ruolo che in una Repubblica parlamentare é riservato a deputati e senatori.

È un triste epilogo quello al quale assistiamo, del quale dovranno essere ritenuti responsabili di fronte agli italiani e agli elettori i capi del Movimento alternatisi nel tempo che non hanno saputo maturare la consapevolezza delle (tante) cose da fare impegnandosi con l’umiltà che deve caratterizzare chiunque esercita una funzione pubblica, che è poi un requisito dell’azione di qualunque persona intelligente che sente che c’è sempre da imparare.

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