HomeNEWSIl nuovo romanzo di Gianluigi Chiaserotti: “1968 – la rivoluzione delle ragazze”

Il nuovo romanzo di Gianluigi Chiaserotti: “1968 – la rivoluzione delle ragazze”

di Salvatore Sfrecola

Ha indubbiamente la vena del narratore Gianluigi Chiaserotti, una laurea in giurisprudenza con tesi in Storia del Diritto Italiano, consulente legale e notarile. E di storia si occuperà ancora negli anni con varie pubblicazioni e conferenze che l’hanno fatto apprezzare per la sua capacità di esporre e coinvolgere.

È al suo secondo romanzo, dopo Il Predestinato, pubblicato nel 2020 e recensito su questo giornale. “1968 – la rivoluzione delle ragazze (PortoSeguro Editore, 2021, pp 85, € 12,90) è un affresco estremamente gradevole di un’amicizia che si sviluppa e si consolida in vacanza, a Riccione, la “Perla verde dell’Adriatico”, protagoniste due ragazze, una romana e l’altra milanese, liceali, di buona famiglia, che ogni anno s’incontrano nella nota località della riviera romagnola insieme ai genitori ed ai fratelli. Ma quello nel quale si sviluppa il racconto è il 1968, l’anno della contestazione a vasto raggio in Italia e nel mondo. Forse c’è una regia politica dietro gli eventi che comunque fanno emergere i desideri e le aspettative dei giovani, soprattutto borghesi, come sempre. In questo clima le ragazze vivono la loro personale rivoluzione attraverso la ricerca di piccole trasgressioni, come il fumo, appena è possibile, soprattutto di nascosto dai genitori, e le prime emozioni amorose, quando incontrano giovani e scocca la scintilla. Vite tutto sommato semplici che racchiudono un insegnamento. “la novella – scrive Chiaserotti nell’introduzione – è anche un ritornare ad abitudini, a momenti che per i ragazzi di quell’epoca erano più che sufficienti contro il vuoto che regna oggi tra la gioventù… Erano gli anni dello stare ore, magari su un muretto, a parlare, a ridere, a scherzare”. Ed è abilissimo nel far emergere desideri e speranze, lungo il racconto delle giornate di vacanza segnate dal ritmo tradizionale tra spiaggia, passeggiate in bicicletta, partite a tennis, film, cene con genitori e amici. È in questo contesto che si dipana il racconto delle esperienze scolastiche delle due liceali e delle loro aspettative professionali, ancora solo delineate per sommi capi. Poi le prime emozioni, dalla ricorrente ricerca del fumo per sentirsi libere e apparire “grandi”, agli incontri con quelli che saranno i loro fidanzati poi i loro mariti che daranno loro “un brivido di gioia”. Al primo tète à tète al primo “appassionato bacio”. E le ragazze rientrarono a casa “con qualcosa di più dentro di loro. Serene, rilassate, felici”. In un contesto nel quale l’Autore sembra mettere a confronto le abitudini tradizionali, tutto sommato dai gusti semplici, delle vacanze con i genitori e gli amici con quel momento rivoluzionario del 1968 per il quale, per far comprendere a chi non l’ha vissuto, il clima del tempo, prende a prestito nel primo capitolo le parole di Pierpaolo Pasolini che si rivolge ai giovani liceali: “avete facce di figli di papà. Vi odio come odio i vostri papà”. Figli della borghesia che si scontrano con altri figli di papà, i giovani poliziotti chiamati a contenere la ribellione ad impedire le occupazioni e le contestazioni. Pasolini disprezza i piccoli borghesi che fanno i rivoluzionari con la pancia piena. Anche lui è un rivoluzionario, o tale si sente, ma tuttavia è dalla parte della Polizia perché quei giovani che difendono lo Stato vengono da una classe sociale modesta e per stipendi che appena consentono la sopravvivenza si devono difendere dai bastoni e dalle pietre dei figli dei ricchi che pretendono di passare per rivoluzionari. Ricorda Valle Giulia Pasolini e gli scontri sotto la facoltà di architettura: è “un frammento di lotta di classe”, conclude.

Le protagoniste del romanzo, Carlotta e Letizia, vivono in vacanza le prime esperienze di emancipazione al femminile che emergono di tanto in tanto nelle giornate tradizionali delle vacanze borghesi, come il desiderio di rimanere fuori la sera, di non tornare a casa dai genitori. Chiaserotti segue l’evolversi di questa “rivoluzione” con il formarsi della comitiva nella quale si fanno amicizie e si coltivano sentimenti. Sono momenti di felicità. Tutto sommato in questo romanzo i protagonisti del 1968 non sono dei rivoluzionari. Sono persone tradizionali. Pensano alla chiusura dell’anno scolastico, alla maturità all’esame che tutti ricordiamo come il primo grande impegno della vita.

Il libro si chiude con un capitolo intitolato “2020”. Carlotta e Letizia si ritrovano a Riccione nelle loro case. Sono passati tanti anni. Non sono più le ragazze alla ricerca della trasgressione costituita dalla sigaretta fumata di nascosto. Non sono più le ragazze spensierate di un tempo. Anche le emozioni del primo innamoramento sono lontane. Sono donne mature, hanno 70 anni. Hanno avuto problemi. Carlotta, Notaio secondo la tradizione paterna, si è separata dal giovane che tanto l’aveva entusiasmata, con il quale ha vissuto 18 anni. Un’esperienza dolorosa nella quale ha avuto vicina l’amica di sempre, Letizia. Lei, con laurea in lettere antiche ha insegnato nel prestigioso liceo Berchet, amata dagli studenti è stata anche un’apprezzata scrittrice di novelle e racconti. Ha anche creduto in un progetto politico ed ha rivestito il laticlavio. Delusa ha abbandonato la politica. Tornata Roma vive nel Quartiere Della Vittoria.

Carlotta e Letizia giocano ancora a tennis e tornano ogni anno a Riccione.

Molto interessante la nota aggiuntiva sul Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II nella quale Chiaserotti esprime la sua vocazione storiografica descrivendo la struttura dell’immobile e la sua trasformazione nel tempo. E, naturalmente, il ruolo dell’antica istituzione educativa.

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