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Maggioranza in fibrillazione per le spese militari. E qualcuno pensa ad elezioni anticipate

di Salvatore Sfrecola

C’è voglia di elezioni anticipate. O, almeno, c’è chi ha cominciato a pensarci, mentre infuria la polemica sulle spese militari, alimentata da Giuseppe Conte appena rieletto Presidente del Movimento 5 Stelle, con un margine di voti modesto, in una consultazione online dalla partecipazione modesta. Potrebbe essere un casus belli (a proposito!). Insomma, se Conte continua a proporsi come neo-pacifista ed a manifestare dubbi sul budget per la difesa rischia di incrinare la compattezza della maggioranza e compromettere definitivamente l’alleanza con il Pd. Considerato che se Conte parla a nome, come ha ripetuto, dei gruppi parlamentari di maggioranza, dimostra di non essere particolarmente avveduto, tenuto conto del livello dei consensi di cui i grillini godono oggi che, in uno alla riduzione del numero dei deputati e dei senatori, fanno intravedere un esito disastroso in una eventuale elezione anticipata. D’altra parte, l’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL è sempre stato ritenuto tendenziale e lo stesso Conte ha deciso nel 2020, in piena pandemia, un cospicuo aumento del budget per la difesa, + 7% rispetto all’anno precedente, proprio per rispettare gli impegni presi con la NATO e con l’ex Presidente Usa Donald Trump.

La polemica non accenna a rientrare. Il Presidente del Consiglio Draghi non ha nessuna intenzione di venir meno all’impegno che l’Italia ha assunto da anni in ambito NATO, per il quale gli è stato assicurato l’appoggio incondizionato di Forza Italia, comunicatogli da Antonio Tajani e del Partito Democratico. Per questo Andrea Marcucci, ex capogruppo al Senato, amico personale di Matteo Renzi, uno degli uomini forti della corrente di Base Riformista, conferma che il Pd è compatto sull’atlantismo europeista. “Il merito del Segretario Letta – precisa Marcucci – è quello di avere unito il PD sulla linea europeista ed atlantista. Non ci sono voci dissonanti nel gruppo parlamentare, sulla guerra in corso, non c’è equidistanza possibile, siamo convintamente dalla parte dell’Ucraina”. E, in un’intervista a true-news.it, avverte Giuseppe Conte: “Se persistesse, eventualità in cui non credo, in un atteggiamento di chiusura, ne pagherebbe le conseguenze in termini di alleanze elettorali”. Tradotto: attento che può essere interrotta la collaborazione di governo, con buone possibilità di uno scioglimento anticipato delle Camere. Che, poi, è una minaccia seria, perché mette a rischio la pensione, che è problema soprattutto dei 5 stelle la maggior parte dei quali ha pressoché la certezza di non tornare a varcare il portone di Palazzo Madama o di Palazzo Montecitorio. 

Questa preoccupazione non ha Enrico Letta perché il Partito Democratico, dopo il successo ottenuto in modo molto evidente anche all’opinione pubblica nella elezione del Capo dello Stato si è rafforzato nei sondaggi e può essere indotto a sfruttare il momento favorevole, anche approfittando delle divisioni nel Centrodestra che ogni giorno sembrano più consistenti, anche per essersi appannata la figura di Matteo Salvini, mentre cresce il partito di Giorgia Meloni esplicitamente ringraziato dal Presidente del Consiglio in occasione del discorso pronunciato alla Camera dopo l’intervento del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Poi è seguita l’adesione dello stesso governo all’ordine del giorno di Fratelli d’Italia sugli armamenti.

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