HomeNEWSAccademie e Conservatori… i “paria” d’Italia

Accademie e Conservatori… i “paria” d’Italia

di Salvatore Sfrecola

C’è malessere tra gli artisti. I professori delle Accademie di belle arti e dei Conservatori di musica, nonostante se ne parli sempre come di un “fiore all’occhiello”, per l’attrattiva che rappresentano per studenti e artisti di tutto il mondo continua ad essere trascurato dalla politica. Molte parole, pochi i fatti, nonostante una legge del 1999, la n. 508, abbia dato attuazione al dettato costituzionale che, all’art. 33, comma 6, ha previsto che “le istituzioni di alta cultura, università e accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalla legge dello Stato”. Come per ogni legge delega erano necessari i decreti legislativi di attuazione. Alcuni sono stati subito emanati sotto la Presidenza di Berlusconi, essendo Ministro dell’istruzione Letizia Moratti.

Poi il silenzio. Oggi il Ministro Maria Cristina Messa, medico chirurgo, già Rettore dell’Università di Milano-Bicocca, sembra disattenta alle esigenze del comparto. Dà evidentemente fastidio ad alcuni che queste istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), come accade ovunque nel mondo, siano equiparate alle università. E così, da allora, taluni sindacati tentano di legare Accademie e Conservatori alla scuola secondaria impedendo il naturale sbocco delle carriere dei docenti, con l’effetto di favorirne l’esodo verso istituzioni straniere che riconoscono l’eccellenza delle nostre scuole di arte e di musica. Così, mentre studenti stranieri vengono a studiare in Italia, i docenti italiani ed i giovani artisti sono costretti ad emigrare per vedere riconosciuta la loro professionalità.

Non accade solamente nel settore delle Istituzioni AFAM. L’eccellenza italiana sembra destinata ad… eccellere solamente all’estero, con l’effetto di impoverire il Paese, complici molti organizzatori di eventi, specie musicali, nei quali sembrano trovare spazio solamente artisti stranieri. La bravura, ovviamente, non ha passaporto. Va bene certamente che nei cartelloni dei nostri più importanti teatri compaiano tenori, baritoni e soprani provenienti da mezzo mondo ma si vorrebbe che non fossero trascurati i nostri artisti, che il più delle volte non hanno nulla da invidiare ai colleghi stranieri.

E così continua la querelle tra artisti e Ministero dell’università che sembra non comprendere le ragioni della categoria e non dà integrale attuazione alla legge 508/1999. Attenzione al comparto era stato assicurato dal Ministro Manfredi, poi una serie di iniziative negative (già nel 2016 era stato chiuso il comparto di contrattazione specifico), aggravio di lavoro senza adeguata corresponsione economica, non costituzione, come avviene in tutti i Paesi del mondo, di una filiera di studi musicali. Insomma, un settore dell’istruzione dalla storia gloriosa, le Istituzioni AFAM, vengono relegate nelle condizioni di paesi dalla cultura artistica e musicale molto lontana dalla nostra.

Una situazione insostenibile, denuncia l’UNAMS, l’Unione degli artisti, fonte di malcontento generale che offre una brutta immagine a livello europeo, e riprende la strada dei convegni di studio nei quali, con la collaborazione di studiosi di diritto, in particolare costituzionale, intende rappresentare al mondo politico l’esigenza di portare a compimento una riforma non solamente per motivi “sindacali” ma per mantenere alto il livello degli studi nella patria dell’arte figurativa e della musica e invertire il percorso di declassamento delle accademie e dei conservatori che sta trasformando il personale docente nei “paria” d’Europa, i più umiliati e malpagati. Per dare una speranza ai nostri bravissimi studenti che, non certo per colpa loro, ma per mancanza di interventi sostanziali da parte del Governo, stanno perdendo terreno rispetto ai loro colleghi europei.

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