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Centrodestra la ricchezza della varietà

di Salvatore Sfrecola

La decisione del vertice dei partiti di centrodestra di confermare quanto già in precedenza stabilito in ordine alla competenza a designare il candidato premier, in caso di vittoria elettorale, era nell’aria, anche se giornali e televisioni l’hanno messa in dubbio fino all’ultimo. Si sa, che quello di esasperare ogni pur minima discussione tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia è lo sport preferito da molti osservatori politici. Massimo Franco sul Corriere della Sera non sfugge a questa moda anche quando, con il fare felpato che gli è proprio, richiama la presunta insidiosa “delegittimazione” che della candidatura di Giorgia Meloni verrebbe dagli altri partiti del Centrodestra. Il fatto è – e certo uno sfugge, ma viene utilizzato per fare intendere che siamo in presenza di una “guerra fratricida” – che i tre partiti, i quali pure concordano sulla linea di fondo dell’offerta politica, cioè sulla prospettiva del programma di governo, hanno in parte un diverso elettorato sul piano culturale e territoriale. Non è dubbio, infatti, che Forza Italia sia un mix di moderati di destra, liberali, cattolici e socialisti nostalgici di Craxi, il cui essenziale collante è dato dalla figura dell’imprenditore “disceso” in campo per salvare dal comunismo “il Paese che ama”, che la Lega sia soprattutto espressione di una visione localistica di un elettorato affascinato dalla cultura del “piccolo è bello”, esaltante e competitivo, che vorrebbe meno governo centrale e più autonomie. E lo fa esibendo la classe dirigente regionale come se fosse per ciò stesso idonea a gestire lo Stato, una macchina complessa che deve affrontare politiche pubbliche di interesse generale.

Infine, Fratelli d’Italia è l’erede di un’esperienza multiforme, dal Movimento Sociale Italiano, che passate le acque aFiuggi, divenuto Alleanza Nazionale, si è aperto, per iniziativa di Gianfranco Fini, ad elementi della destra cattolica e liberale, come l’ex senatore democristiano Learco Saporito e il politologo Domenico Fisichella, testimone di una cultura risorgimentale, che Fratelli d’Italia più di recente ha interpretato in chiave sovranista, poi opportunamente corretta in senso patriottico. E patriota tiene a definirsi Giorgia Meloni, convinta che debba essere valorizzata quella “coscienza nazionale”, risorgimentale, appunto, che per l’Italia è stato l’“unico tradizionale mastice della sua unità”, come ha scritto Indro Montanelli. Ed è anche il motivo per il quale, meglio di Forza Italia, Fratelli d’Italia raccoglie consensi ovunque, superando quella caratteristica di “partito romano”, che è stato a lungo considerato un limite e che adesso appare un valore aggiunto che, ad esempio, non è stato percepito dalla Lega. Roma, infatti, come capitale d’Italia, è la sede naturale della politica che si sviluppa nei palazzi del potere ma anche nel contesto culturale rappresentato dalla più grande università d’Europa con un contorno di una ventina di atenei telematici che fanno della Città un variegato polo di ricerca nei vari campi del sapere cui partecipano anche importanti enti pubblici, a cominciare dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Ma Roma è anche la sede degli uffici del Governo, i ministeri dove si elaborano i programmi e definiscono le politiche pubbliche alimentate dal bilancio dello Stato. A Roma siedono le supreme magistrature dello Stato e gli Ordini professionali. Infine, essenziale in chiave politica, Roma è una città arricchita, sul piano culturale e professionale, da persone provenienti da ogni parte d’Italia. Roma, dunque, è la porta aperta sul resto del Paese e quel che qui accade è riportato nelle terre d’origine come l’immagine stessa della politica e della sua capacità di essere effettivamente nazionale.

È la carta vincente per chi la sappia giocare, cosa che l’On. Meloni ha senza dubbio imparato a fare, anche se, ovviamente, l’ampliamento e l’articolazione dell’impostazione ideologica richiede tempo, perché ogni apertura culturale deve persuadere chi la deve in qualche modo metabolizzare con la prudenza che ogni passaggio richiede nel quadro della complessiva visione della politica.

Non è facile, ovviamente. Le cose facili, ripeto spesso, le sanno fare tutti. Ma questa stagione per il Centrodestra, articolato nelle varie espressioni che lo caratterizzano, è un’occasione unica perché il faro che illumina la politica sia l’interesse nazionale nel segno di una identità che è anche europea se crediamo veramente che dalla Grecia, attraverso Roma, rinnovata dall’ispirazione cristiana, la civiltà occidentale ha ancora molto da dire.

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