HomeNEWSI “mandarini” della Repubblica, dietro le quinte del potere, il vero potere

I “mandarini” della Repubblica, dietro le quinte del potere, il vero potere

di Salvatore Sfrecola

Immediatamente smentita da ambienti vicini all’On. Meloni, la “lista” dei Capi di Gabinetto di ministri ancora ignoti, continua a rimbalzare di redazione in redazione a dimostrazione del rilievo di un ruolo, ignoto al grande pubblico, ma ben presente ai politici ed agli apparati della Pubblica Amministrazione. Sono i “mandarini” di cui ha scritto Paolo Bracalini (La Repubblica dei mandarini, Marsilio, Venezia, 2014, pp. 199, € 14,00), la “Nomenklatura, ovvero chi comanda davvero in Italia” (Roberto Mania e Marco Panara, Laterza, Bari, 2014, pp. 157, € 15,00).

Sono i Capi di Gabinetto, “L’ombra del potere. Talvolta più potente del potere”, come si legge nella quarta di copertina de “Io sono il potere, confessioni di un Capo di gabinetto” (raccolte da Giuseppe Salvaggiulo, Feltrinelli, Milano 2020, pp. 284, € 18,00). Il loro ruolo è fondamentale nella gestione delle amministrazioni. Sono una lobby più forte dei partiti. Sono i grand Commis d’état, l’alta burocrazia dello Stato che ha accompagnato l’evoluzione degli apparati pubblici dal Regno alla Repubblica. Ne dà conto una ricerca curata nel 2016, da Giovanna Tosatti, per il Progetto “I gabinetti ministeriali dal 1861 al 2015”: un Comitato di indirizzo con il Prof. Sabino Cassese, Scuola Normale Superiore di Pisa, la prof.ssa Pia Marconi, capo del Dipartimento della Funzione Pubblica, e il prof. Bernardo Giorgio Mattarella, capo dell’Ufficio legislativo del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione; la Direzione scientifica affidata al prof. Guido Melis ed al prof. Alessandro Natalini. Una raccolta di biografie, primo nucleo di un futuro Dizionario biografico dei capi degli uffici di diretta collaborazione, per offrire in modo sistematizzato dati, informazioni, analisi quantitative, ricognizioni storiografiche e indagini attuali, sull’esperienza dei gabinetti ministeriali nel corso della storia d’Italia.

Sono prevalentemente magistrati del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, Avvocati dello Stato. Pochi d’origine della stessa amministrazione, destinati quasi sempre a divenire Consiglieri delle supreme magistrature amministrativa e contabile, conoscitori, come pochi, dell’Amministrazione e delle sue regole. Una lobby autentica. Sempre gli stessi, con qualche rara new entry, che poi è qualcuno accuratamente testato ed allevato negli anni precedenti. Non lasciano, al più cambiano ministero qualunque sia il colore del ministro. E così, smentite a parte, s’immagina che accada anche stavolta, nonostante la decisa vittoria del Centrodestra possa far immaginare un deciso cambio di passo nei ministeri.

È probabile, dunque, che nei conversari tra i membri del futuro Governo si senta ancora dire, a proposito dei Capi di gabinetto, “non lo conoscevo, me lo hanno consigliato”. A volte il suggerimento proviene dal predecessore o da un collega di partito con un’esperienza parlamentare nel settore. Non di rado dai vertici delle magistrature amministrative e dell’Avvocatura dello Stato. “Ministro se non ha già un collaboratore le posso indicare un collega che le potrà essere utile per cultura amministrativa ed esperienza”, si sono sentiti dire molti ministri, soprattutto quelli alle prime armi. Certamente qualche suggerimento verrà da Franco Frattini, Presidente del Consiglio di Stato, una lunga esperienza nei gabinetti, ma anche di ministro, alla funzione pubblica e agli esteri, parlamentare di Forza Italia dov’è molto considerato. Ma anche da Gabriella Palmieri Sandulli, la prima donna a ricoprire il ruolo di Avvocato Generale dello Stato, che nell’attuale Governo ha molti colleghi nei Gabinetti e negli Uffici legislativi, da Vincenzo Nunziata a Mario Capolupo Stefano Varone, Antonio Scino, i più noti. Anche con incarichi di consulenza presso Ministri; ultima, in ordine di tempo, Paola Maria Zerman, Avvocato dello Stato, collabora con il MinistroErika Stefani sui temi dell’aiuto alle persone affette da disabilità varie.

Si sente dire che nomi saranno suggeriti anche da Sabino Cassese. Amministrativista, un costante impegno pubblicistico su quotidiani vari, anche su temi costituzionali, considerato che il Professore è stato anche Giudice della Consulta. Già negli anni ’70 scriveva che cambiamenti politici e rivoluzioni passano sopra gli apparati pubblici senza mutarli. E giudicava “inutili” i ministeri della sanità, del turismo e dello spettacolo e quello della marina mercantile. L’unico soppresso, in barba alla vocazione marinara dell’Italia dagli ottomila chilometri di coste.

Il Professore sembra che abbia fatto pervenire una “lista” di studiosi da lui stimati per posti di responsabilità a Palazzo Chigi e nei ministeri. Un ruolo chiave è quello di Segretario generale della Presidenza del Consiglio una scelta strategica. Nei Governi Berlusconi quel ruolo lo aveva ricoperto Antonio Catricalà, magistrato del Consiglio di Stato, conoscitore come pochi della Pubblica Amministrazione che aveva anche istituito una sorta di conferenza dei Capi di Gabinetto per poter definire da Piazza Colonna gli indirizzi opportuni per quel coordinamento dei ministeri che spetta alla Presidenza del Consiglio.

Per quel ruolo in questi giorni si fa il nome di Giacomo Lasorella, Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), già Vicesegretario generale vicario della Camera dei deputati, capo del servizio assemblea e capo dell’ufficio commissioni d’inchiesta, di vigilanza e controllo. Qualcuno vorrebbe che Segretario Generale fosse l’attuale Capo del dipartimento degli Affari giuridici e legislativi (DAGL) di Palazzo Chigi, Carlo Deodato, proveniente dal Consiglio di Stato, in precedenza Capo di gabinetto di Paolo Savona, ministro degli Affari europei, un’esperienza alla Consob, una collaborazione con Renato Brunetta. Si dice sia apprezzato da Giorgia Meloni e da Guido Crosetto. Se lasciasse il DAGL potrebbe sostituirlo Alfonso Celotto, costituzionalista di RomaTre con esperienze di Capo di Gabinetto. Ma potrebbe tornare anche Ermanno de Francisco, Capo del DAGL con Giuseppe Conte. Un ruolo di rilievo nello staff potrebbe essere assegnato anche a Luigi Carbone, Presidente di sezione del Consiglio di Stato, già collaboratore del leghista Roberto Calderoli ministro delle riforme.

I nomi che leggiamo sui giornali sono a volte ballon d’essai, a volte suggeriti dagli stessi interessati, altri tratti dalla rubrica dell’attuale governo, da Luigi Fiorentino, passato da Capo di Gabinetto del leghistaCentinaio (agricoltura) a quello del tecnico Bianchi (istruzione) a Gaetano Caputi, già Capo dell’Ufficio legislativo all’economia con Giulio Tremonti oggi Capo di Gabinetto del Ministro del turismo Massimo Garavaglia. Compare anche il nome di Vincenzo Fortunato, storico collaboratore del ministro Tremonti, già magistrato amministrativo, Rettore della Scuola dell’economia e delle finanze, oggi avvocato. Si dà per certo un ruolo di prestigio per Massimiliano Atelli, Consigliere della Corte dei conti, una variegata esperienza nell’ambito del Ministero dell’ambiente, oggi Presidente della Commissione VIA. Spunta poi per il Ministero della salute, la cui controversa gestione della Pandemia ha lasciato molti strascichi, il nome di Giovanni Zotta, già direttore generale degli ospedali, Consigliere della Corte dei conti. Dalla medesima magistratura contabile si affaccia Silvio Di Virgilio, già direttore generale della Funzione Pubblica, una lunga esperienza sindacale, ben visto a destra.

Qualcuno suggerisce “giovani pensionati” delle magistrature amministrative, con variegate esperienze, forti di personale esperienza e generale stima. Come Giuseppe Severini, che da pochi mesi ha lasciato Palazzo Spada. A lungo Consigliere giuridico di Ministri della difesa, da Antonio Martino a Ignazio LarussaSeverini, raffinato costituzionalista è accreditato come un liberale di destra.

Qualche considerazione finale a proposito del potere dei grand commis de l’état e del loro ruolo. Non basta essere illustri giuristi, costituzionalisti o amministrativisti perché accanto alla conoscenza dell’Amministrazione, necessaria, occorre quel quid in più dato dal modo con il quale la funzione viene gestita, il tatto con il quale si rimettono all’attenzione dell’alta burocrazia statale le direttive del ministro, la capacità, che è rara, di coinvolgere i propri collaboratori nella “missione” politica del ministro che lo distingue dagli altri colleghi e che ne sottolinea il collegamento con gli ideali ai quali la personalità si ispira. Fare politica di governo come servizio alla Nazione. Forse la dote più difficile tra quanti sono ricompresi nelle varie liste che leggiamo e leggeremo fino a quando il Governo s’insedierà.

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