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L’aiutino

di Salvatore Sfrecola

Ignazio La Russa è il nuovo Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, colui che, oltre a presiedere l’assemblea di Palazzo Madama, esercita le funzioni del Presidente della Repubblica, “in ogni caso che egli non possa adempierle”, come si legge nel primo comma dell’art. 86 della Costituzione. È stato eletto con 116 voti, più di quelli dello schieramento di Centrodestra, considerato che i senatori di Forza Italia, con esclusione di Berlusconi e della Casellati, non hanno partecipato al voto per protesta contro il veto frapposto all’incarico governativo alla senatrice Ronzulli, che sarebbe stato frapposto dal leader della maggioranza Giorgia Meloni. Non è una ipotesi di fantasia. La reazione stizzita di Berlusconi al termine del colloquio con La Russa prima del voto, si è svolta sotto gli occhi di tutti. Con il solitamente compassato Cavaliere che, al termine, ha sbattuto la penna sul tavolino e chiuso ostentatamente la cartella che aveva dinanzi.

116 voti che testimoniano di un soccorso necessariamente organizzato in favore del senatore di Fratelli d’Italia. A chi attribuire il gesto generoso, anche se è presumibile non disinteressato? Tutti hanno smentito, taluni sdegnati, come Enrico Letta, che l’ha definito un grave errore politico per non aver colto un momento di difficoltà della coalizione di Centrodestra proprio ai suoi esordi. Ha smentito anche Renzi, il più sospettato, quello che potrebbe avere interesse a fare il socio occulto della coalizione al governo, in una strategia diretta ad ereditare quel che rimarrà di Forza Italia nel momento in cui Berlusconi dovesse lasciare.

È una ipotesi avventata? Sarà facile verificarne l’attendibilità al momento dell’elezione dei vicepresidenti del Senato se l’aiutino sarà ricambiato dalla maggioranza per garantire l’elezione di qualcuno gradito al senatore di Firenze, abile e spregiudicato, un politico che può piacere o non piacere ma certamente, come pochi, capace di immaginare una politica a lungo termine, a cominciare dal quinquennio della legislatura appena iniziata ed oltre. Altra stoffa rispetto al Segretario del Partito Democratico, quell’Enrico Letta che, come dicono in molti, ha fatto la campagna elettorale per Giorgia Meloni. Che avrebbe vinto lo stesso, considerato l’umore dell’elettorato che si è andato cogliendo nelle elezioni comunali e regionali degli anni scorsi.

Stiamo a vedere. Ma se quel che appare fa intuire una “disponibilità”, sia pure non dichiarata, di Matteo Renzi ad assistere all’occorrenza il Governo Meloni è possibile che la navigazione dell’esecutivo prossimo venturo sia più agevole di quella che si potrebbe immaginare. Potranno essere le misure da adottare per far fronte al caro bollette a mettere in campo quel “senso di responsabilità” che Renzi evoca spesso quale espressione di una opposizione non pregiudiziale. E così acquisire consensi nell’area moderata che è l’aspirazione di Renzi e Calenda intenzionati a rafforzare il Terzo Polo che forse diventerebbe il Secondo, considerato che il Partito Democratico appare una forza in estinzione, priva di un riferimento ideologico o ideale, sopravvissuto attraverso plurimi cambi di nome solamente in ragione di quello che è stato, fin qui, un forte radicamento nelle stanze del potere diffuso, nei ministeri, negli enti locali, nelle società pubbliche, nelle università.

È la scommessa di questa legislatura al termine della quale è possibile che Fratelli d’Italia si rafforzi ulteriormente a spese degli alleati di governo. Inevitabilmente, se Giorgia Meloni sarà capace di tenere la barra dritta, assicurando ruoli di responsabilità a persone capaci di navigare nel mare tempestoso della crisi economica e politica che coinvolge l’Europa. Fin qui la leader di FdI non ha commesso errori. Ed è da scommettere che presenterà al Quirinale una squadra di governo di alto profilo che saprà dirigere promuovendo e coordinando l’attività dei ministri, che è suo compito istituzionale. Ministri, sottosegretari e staff, se saranno una squadra coesa faranno intravedere agli italiani la possibilità concreta di raggiungere quegli obiettivi di crescita e di sviluppo che attendono da anni e che i governi, politici o tecnici, non hanno saputo fin qui realizzare. 

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