domenica, Febbraio 5, 2023
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L’Italia Paese dell’arte e della musica. Sì ma…

di Salvatore Sfrecola

Quanti esaltano il Bel Paese, non soltanto per la natura straordinaria ma anche per l’arte nelle sue varie forme figurative, lo ricordano anche per la musica. Sì perché l’Italia è anche il Paese dei grandi musicisti, Giuseppe Verdi, prima di tutto, per non fare torto a nessuno, e di Bellini, Donizetti, Puccini, Rossini, per cui tutti penseranno che l’insegnamento della musica, come accade ovunque nel mondo, abbia una posizione privilegiata fin dalla scuola elementare. quando sarebbe importante abituare i piccoli all’ascolto delle armonie più famose e più adatte ad iniziare un percorso di apprendimento, anche per far emergere eventuali talenti che, dall’ascolto potranno passare all’esecuzione di brani musicali. Come in Germania, dove il percorso di studi della musica nelle scuole pubbliche dura tra i 12 e i 13 anni, a seconda degli indirizzi.

Ad attribuire alla musica una posizione privilegiata nell’insegnamento è la stessa Costituzione della Repubblica che assegna al rilevante comparto formativo e culturale costituito da Accademie, Conservatori di musica e ISIA un ruolo specifico anche a tutela del diritto di manifestazione del pensiero, ai sensi dell’art. 21 della Costituzione. Infatti, l’art. 33 della Carta fondamentale, dopo aver affermato che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” attribuisce alle Istituzioni di “alta cultura, università ed accademie” il diritto di “darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”. Ciò che il Parlamento ha fatto fin dal 1999 con legge n. 508 che, tuttavia, attende ancora una completa attuazione. Queste istituzioni formative, infatti, sono state sinora private dell’apposito comparto di contrattazione previsto proprio dalla legge 508. Con una conseguenza, che è una evidente anomalia, che vede Accademie e Conservatori attribuiti alla competenza di due ministeri: dell’Istruzione, per l’aspetto contrattuale, e dell’Università per la restante normativa. Con l’effetto di generare confusione, perché il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, andando a incidere sull’autonomia delle istituzioni, confligge naturalmente con i principi della Costituzione e con la legge 508, che vi ha dato attuazione.

Se ne parlerà oggi in un convegno organizzato dall’Unione degli artisti (UNAMS) che a Palazzo Giustiniani, nella prestigiosa sala Zuccari, ha invitato a dibattere sul ruolo delle attività artistiche, studiosi, docenti dei Conservatori e delle Accademie, politici sensibili al tema della libertà dell’arte da tutelare attraverso lo sviluppo delle professioni che si realizza nell’insegnamento nelle Accademie di Belle Arti, di Danza, di Arte Drammatica e dei Conservatori di musica. 

Abbiamo detto dell’insegnamento delle discipline musicali e artistiche nelle scuole primarie, ma è evidente che è necessario realizzare un percorso di formazione individuale perché gli effetti benefici di queste esperienze artistiche, della musica in particolare, sulla creatività e sull’intelligenza dei bambini e, poi, dei ragazzi si consolidi. Contestualmente deve essere dato il giusto rilievo alla figura professionale del musicista, ancora trascurata nonostante l’Italia sia considerata, dal mondo della cultura musicale ed artistica, il Paese dove s’impara e ci si perfeziona, come dimostra il numero crescente di artisti che vengono a completare i loro studi nelle nostre accademie e nei nostri conservatori.

Gli organizzatori del Convegno si sono appellati al nuovo Ministro dell’istruzione e del merito, Prof. Giuseppe Valditara, perché assuma una posizione adeguata all’esigenza di superare l’attuale visione limitativa dell’insegnamento delle arti per restituire loro quel prestigio che un tempo era unanimemente riconosciuto anche dai governanti, consapevoli che la filiera della musica in Italia sorregge un mercato molto vivo, come attestano i dati dell’acquisto degli strumenti musicali. Infatti, ogni anno circa un milione di persone acquista uno strumento musicale nuovo, non solamente per impieghi professionali ma, spesso, per un uso amatoriale. È un dato significativo, suscettibile di ulteriore espansione solo che fosse assegnata alla musica la dignità di momento essenziale nella formazione della persona.

Fin qui trascurata dalle istituzioni, l’impegno nei confronti della musica ricade tutto sui docenti ai quali l’UNAMS vuol dare una speranza puntando alla definizione di un nuovo regime giuridico, come per i professori universitari ai quali sono naturalmente equiparati, ancora una volta come accade ovunque nel mondo, nel conferire un diploma di laurea. È il sistema “pubblicistico”, come ricorda Dora Liguori, a capo dell’UNAMS, che riserva alla legge e non al contratto collettivo di lavoro la disciplina della loro carriera.

La musica, come l’arte figurativa sono parte integrante della nostra storia culturale e della nostra identità. Da Palazzo Giustiniani salirà, dunque, un appello alla politica perché la Costituzione sia integralmente attuata, come ha ricordato recentemente anche un grande Maestro, Riccardo Muti, per il quale i nostri programmi d’insegnamento artistico e musicale devono essere allineati a quelli dei Paesi dell’Unione europea e di quelli più evoluti nel settore, come ovunque nel mondo.

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