domenica, Febbraio 5, 2023
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Le intercettazioni e la saga delle ovvietà

di Salvatore Sfrecola

Che il testo delle intercettazioni disposte dall’Autorità giudiziaria nel corso delle indagini non debbano essere divulgate, in particolare quando riguardano fatti personali non rilevanti ai fini della punizione dei reati, è questione di tale ovvietà che non si comprende per quale motivo se ne parli. Perché, se ci sono degli abusi, e certamente ci sono stati, sono questi che vanno repressi ed i responsabili puniti.

Perché, dunque, se ne parla? Perché, in realtà, senza voler fare un processo alle intenzioni, diffusa tra i politici è l’opinione che le intercettazioni debbano essere limitate. Lo stesso riferimento all’ammontare delle analoghe indagini di altri paesi europei è evidentemente fuorviante perché non basato su indicazioni relative al tipo di reato per il quale il magistrato avvia le intercettazioni e tenuto conto che in altri ordinamenti le intercettazioni sono svolte anche da altri organi pubblici estranei all’ordinamento giudiziario.

Considerato che le indagini a carico di soggetti sospetti di reati di mafia o di corruzione non sono semplici e le intercettazioni non possono essere contenute in tempi brevi, perché è evidente che vanno colte parti di conversazioni le quali non sono mai apertamente riferite all’illecito sul quale s’indaga, una analisi seria che voglia portare ad una disciplina delle intercettazioni non può trascurare la varietà degli illeciti che le consigliano.

Ma deve essere chiaro che le intercettazioni sono uno strumento fondamentale per l’accertamento di molti reati, da quelli propri delle persone di malaffare che truffano o corrompono, a quelli dei reati più ignobili, come gli omicidi o i sequestri di persona, come l’esperienza dimostra.

Dunque, il Ministro Nordio, che Il Fatto Quotidiano individua come un intercettatore convinto quando svolgeva le sue funzioni in Procura a Venezia (“intercettava anche per due anni”), può ben disciplinare meglio la segretezza dell’istruttoria e prevedere pene severe e certe per quanti divulgano il testo di intercettazioni non rilevanti ai fini delle indagini e non depositate agli atti del relativo procedimento. Ma eviti di passare alla storia come chi, di certo involontariamente, rendere più complesse le indagini. Ciò che sarebbe il colmo per un magistrato in pensione che tiene all’etichetta di “garantista”, espressione di vari significati. Che per noi significa punizione dei colpevoli al termine di un processo che assicuri ogni possibile diritto alla difesa. Che, poi, è quello che sta a cuore agli italiani, in particolare a coloro che hanno votato centrodestra, persone abituate a rispettare le leggi e che vogliono siano rispettate.

Solo così la legge è effettivamente uguale per tutti, come si legge nelle aule di giustizia.

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