lunedì, Giugno 24, 2024
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Attacco all’Anac che ha criticato il Codice degli appalti: un brutto segnale per la democrazia

di Salvatore Sfrecola

        L’A.N.A.C., Autorità Nazionale Anticorruzione, manifesta alcune perplessità sul codice degli appalti, appena varato dal Governo, e dalla politica arrivano censure che dimostrano intolleranza nei confronti del ruolo dell’Autorità, tanto che alcuni giornali scrivono che si vorrebbe “cacciare” il Presidente, Avv. Giuseppe Busia. Poi questo atteggiamento è parzialmente rientrato perché l’Autorità avrebbe in parte ridimensionato le sue critiche.

L’occasione fa riflettere sul rapporto che deve instaurarsi tra i partiti, di governo e di opposizione, e le autorità indipendenti, così come con la magistratura, quando i pareri o le sentenze non sono condivise. Naturalmente, in una democrazia liberale, pareri e sentenze possono essere criticate, anche aspramente, ma nel rispetto dei rispettivi ruoli istituzionali e dell’indipendenza delle autorità a tal fine istituite e della magistratura. È una regola direi di buona educazione, che, a livello politico, diviene una regola istituzionale, quella che deve riguardare il rispetto di ogni ruolo, sicché nessuno deve invadere quello degli altri né si può chiedere la testa del Presidente di un’autorità perché si è pronunciato in modo che la politica, meglio parte della politica, non condivide.

È la differenza fra le democrazie liberali ed i regimi nei quali vige l’intolleranza. D’altra parte sono fisiologici, anche a livello scientifico, contrasti di opinioni in una materia complessa come quella del Codice degli appalti, nella quale intervengono molteplici interessi, alla legalità innanzitutto, che significa anche formazione di contratti affidati a soggetti che possono garantire l’esecuzione corretta dell’opera o della fornitura nei tempi dovuti e con i costi preventivati. Che dovrebbe essere un interesse assolutamente condiviso dalla politica. Perché i cittadini si attendono dalla classe politica, ai vari livelli di governo, una corretta gestione delle risorse pubbliche, ciò che vuol dire esecuzione di opere e di servizi efficienti, nei tempi dovuti, con i costi preventivati, cosa che non accade quasi mai in Italia. Infatti, per anni, con affidamenti al massimo ribasso, le imprese che hanno vinto una gara offrendo dei ribassi spesso assurdi devono in qualche modo recuperare e lo hanno fatto fin qui rallentando i lavori, in modo da aumentare i costi con interruzioni e varianti. Ricordo di aver presieduto una commissione di collaudo nella quale i lavori, molto importanti, se li era aggiudicati una grande impresa con l’offerta di un ribasso del 52%.

Quindi in teoria le osservazioni che fa l’Autorità nazionale anticorruzione che, è bene ricordarlo, è stata istituita sulla base di una Convenzione internazionale per il contrasto della corruzione, ratificata dall’Italia, vanno presi in considerazione proprio per il ruolo autonomo e indipendente di questa istituzione che non può essere classificata “di parte” assolutamente. E comunque, come accade per le sentenze, se qualcuno non è d’accordo può senza remore contestare le considerazioni espresse. Quello che non va fatto è il tono arrogante, richiamato dai giornali, che dimostra uno scarso senso delle istituzioni, ciò che, ripeto, è un brutto segnale per la democrazia.

D’altra parte, l’Autorità aveva manifestato alcuni dubbi, largamente condivisi, sulle nuove norme segnalando la possibilità di rischi. “Gravi, inqualificabili e disinformate dichiarazioni del Presidente Busia sul Codice Salvini: se parla così di migliaia di sindaci e pensa che siano tutti corrotti, non può stare più in quel ruolo”, è stato il commento di Stefano Locatelli, responsabile Enti Locali della Lega, come abbiamo letto dai giornali. Che ha aggiunto: “Busia ha dei compiti di controllo invece certifica di essere prevenuto, non neutrale e quindi non credibile“. Un commento che dimostra ignoranza del ruolo e intolleranza, inammissibile per un politico in una democrazia liberale.

Naturalmente il riferimento ai sindaci corrotti non era del Presidente Busia, alieno da ogni generalizzazione, per definizione sbagliata ed ingiusta. Infatti, ha chiarito che, a suo giudizio, “i sindaci oggi sono degli eroi, svolgono una funzione essenziale”. È stato sufficiente perché dal Ministero delle Infrastrutture, guidato da Salvini, giungesse un segnale di pace, definito “correzione di rotta”.

Resta la brutta impressione dell’intolleranza, in una stagione, quella della destra, guidata da Giorgia Meloni, che richiama i valori della Nazione, che sono quelli della democrazia liberale rappresentativa che ha preso forma nel corso del Risorgimento.

In conclusione, va ricordato che il Presidente dell’ANAC aveva detto cose sagge, con riferimento a “semplificazione e rapidità”, valori certamente “importanti, ma non possono andare a discapito di principi altrettanto importanti come trasparenza, controllabilità e libera concorrenza“, con riguardo agli “affidamenti senza gara” e alla possibilità, per le stazioni appaltanti, di ricorrere alla procedura negoziata senza bando, previa consultazione di almeno dieci operatori economici per lavori fino a 5,3 milioni di euro, “con il risultato di sottrarre alla concorrenza il 98% dei lavori”.

Qualche dubbio, dunque, è lecito. E il dibattito che seguirà affronterà questi temi anche sulla base delle prime esperienze. Sperando che questa libertà che si vuole in ragione della esigenza di realizzare opere importanti in tempi brevi non si trasformi in licenza con profili illeciti.

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