venerdì, Febbraio 23, 2024
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È vero, non li abbiamo sentiti arrivare

di Salvatore Sfrecola

Si è rivelata un boomerang la frase di Elly Schlein “ancora una volta non ci hanno visto arrivare”, tratta da un libro di Lisa Levenstein “They didn’t see us coming” – la storia del femminismo negli anni ’90. Per affermare che il suo successo alle primarie del Partito Democratico è stato possibile contro ogni previsione ufficiale grazie ad un diffuso desiderio di rinnovamento della base che analisti e osservatori politici non avevano previsto, perché stavano guardando dalla parte sbagliata. In realtà analisti e osservatori politici avevano visto giusto, avevano intuito che le primarie, consentendo la partecipazione al volto di chiunque si fosse trovato a passare dinanzi al seggio purché pagasse due euro e sottoscrivesse un atto di fede nel partito, non erano un test significativo degli umori e delle tendenze dell’elettorato. 

E così, dopo i primi entusiasmi per la novità, alla prima occasione, alla conta dei voti, il partito di Elly Schlein ha registrato in Friuli-Venezia Giulia un – 35% rispetto al candidato del Centrodestra, il Presidente uscente, Massimiliano Fedriga, che ha vinto con il 64,26% dei suffragi. Veronese, ma vissuto a Trieste, Fedriga, già Presidente del Gruppo parlamentare della Lega alla Camera è un politico che si è costantemente segnalato per la concretezza dell’azione parlamentare e di governo della Regione. Poche chiacchiere, molti fatti. E la gente lo ha premiato.

E la Elly? Naturalmente la sua elezione recente, nonostante i primi entusiasmi registrati dai sondaggisti, non poteva influire sul voto, soprattutto in un’area di frontiera che subisce gli effetti di un’immigrazione che determina problemi di sicurezza nelle città e nei borghi e difficoltà di convivenza con soggetti spesso incapaci di rispettare le regole ed i costumi degli abitanti di una Regione dai forti tratti identitari.

D’altra parte, il PD è alla ricerca di un ruolo, come dimostra il dibattito precongressuale, nel corso del quale non è mancato chi suggeriva perfino di cambiare nome al partito, a dimostrazione di una incertezza ideologica, di una fragilità identitaria effetto anche della difficile convivenza tra ex comunisti ed ex democristiani, transitati da ”La Margherita”. Questi, pur qualificandosi “di sinistra” hanno imparato presto a capire che la distanza nei valori civili e spirituali che esiste tra le due componenti è ineliminabile, nonostante il collante del potere che ha consentito a quel partito di governare anche senza il consenso elettorale, forte di un radicamento nelle istituzioni, in particolare della cultura, che costituivano una rete efficace di potere.

Quando questo potere ha cominciato a vacillare è venuta meno anche la solidarietà politica, progressivamente erosa dal voto e dalla concorrenza del Movimento 5 Stelle che ha dimostrato di saper intercettare parte della protesta sulla quale nei decenni passati contava il PD fin quando, con la gestione del potere, ha progressivamente trascurato i ceti sociali popolari che tradizionalmente votavano a sinistra, in particolare quelli delle periferie delle grandi città che hanno scelto altre sponde, non esclusa la destra di Giorgia Meloni.

Il tentativo, a tratti patetico, di recuperare gli spazi tradizionali rinnovando la narrazione della contrapposizione democrazia-fascismo, nonostante gli sforzi per mantenerla viva, dimostra i suoi limiti. La democrazia non è a rischio in Italia e l’esibizione del saluto “romano” da parte di qualche giovanotto irrequieto o di qualche anziano nostalgico è solo folclore che, anche quando enfatizzato dalle sinistre, rimane estraneo agli interessi politici degli italiani.

Anche le altre battaglie nelle quali, come ha sostenuto lucidamente Marco Rizzo, il leader dei comunisti, si confondono desideri con diritti, a parte qualche pittoresca manifestazione, non toccano la sostanza dei valori della società composta da uomini e donne che sanno bene che genitore deriva da generare, cioè mettere al mondo un bambino, e che, con tutto il rispetto umano possibile, impedire ad un bambino o ad una bambina di identificarsi nel papà o nella mamma, significa negare una realtà naturale.

In queste posizioni valoriali incerte si muove la Schlein e raccoglie il consenso di chi dice che un bambino è felice di avere due padri o due madri, naturalmente mai chiedendo al bambino cosa effettivamente ne pensi, cosa che non può dire ovviamente all’interno di una coppia di omosessuali. Tutti i bimbi hanno gli stessi diritti, ma alterare la naturale configurazione della famiglia, quella “società naturale” di cui parla la Costituzione, è fonte di sofferenze intime, destinate a persistere nel tempo, ignorate da chi, come dice Rizzo, pretende il riconoscimento come diritti di quelli che sono soltanto desideri. Che, tra l’altro, si possono permettere di coltivare esclusivamente persone abbienti, come, ad esempio, compensare una donna che si presta a portare in grembo un figlio non suo. Denaro e potere sembrano caratterizzare l’humus dei piddini. Infatti, perdono voti popolari e ne recuperano nei quartieri della borghesia benestante. Non sappiamo fino a quando.

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