venerdì, Aprile 12, 2024
HomeNEWSFacciamo lavorare il Governo

Facciamo lavorare il Governo

di Salvatore Sfrecola

Sono molto disturbato, come cittadino, per il fatto che il dibattito politico il quale, a mio giudizio, dovrebbe affrontare e cercare di risolvere i problemi che assillano gli italiani, il lavoro, la pressione fiscale, la burocrazia, l’immigrazione irregolare che contribuisce a rendere insicure le nostre città, per fare qualche esempio, sia bloccato da tempo sulla diatriba fascismo/antifascismo, con richiesta al Presidente del Consiglio, leader di un partito inizialmente costituito da simpatizzanti per il Fascismo, di una sorta di abiura di un passato che per lei e per quanti militano in Fratelli d’Italia è morto e sepolto. È avvenuto a Fiuggi, quando Giancarlo Fini, da Segretario del Movimento Sociale Italiano, aveva pubblicamente archiviato le simpatie fasciste di molti dei suoi con parole non equivoche, arrivando a definire il regime “il male assoluto”. E si era poi recato in Israele per marcare visibilmente l’ulteriore distanza da quelle leggi razziali nei confronti delle quali non aveva risparmiato una condanna definitiva.

A Fiuggi era nata Alleanza Nazionale che sotto la guida di Fini ha dato dimostrazione concreta del cambiamento, impegnando nel partito e poi nel governo, personalità che nessuna contaminazione avevano avuto col Fascismo, come liberale Domenico Fisichella, tra l’altro uno studioso di scienza della politica di fama internazionale, il senatore Learco Saporito, democristiano doc, l’Avvocato dello Stato Publio Fiori, solo per fare qualche nome. Con questi uomini, e tanti altri che poi lo hanno seguito, Fini aveva dimostrato che l’idea di una Alleanza Nazionale, l’espressione era di Domenico Fisichella che l’aveva lanciata in un articolo su Il Tempo, era quella di dar vita ad una formazione liberal-conservatrice di ispirazione europea, del genere dei partiti che dominano le più solide democrazie occidentali, come i Tories nel Regno Unito, i gollisti in Francia ed i democristiani di Frau Merkel in Germania.

Poi Alleanza Nazionale ha fatto la fine che tutti conosciamo e la componente liberale non ha seguito Giorgia Meloni nella nuova avventura con Fratelli d’Italia. Mancando figure che nel partito e nel governo incarnino quegli orientamenti, al di fuori del Ministro della difesa Guido Crosetto, è evidente che il partito si presti ad essere ritenuto, dalla sinistre alla disperata ricerca dei consensi perduti, come espressione di un arretramento rispetto ad Alleanza Nazionale, dalla quale pure proviene gran parte dei seguaci di Giorgia Meloni, e nonostante abbia assunto l’incarico di Presidente del Partito dei Conservatori e Riformisti Europei collocato sul Centrodestra, come espressione del conservatorismo liberale, cristiano e democratico, un movimento sicuramente antifascista.

Eppure, il Presidente del Consiglio, in molte importanti faccende affaccendata nell’interesse dell’Italia e degli italiani deve perdere tempo quotidianamente per rispondere alle richieste di abiura del Fascismo che le vengono rivolte da chi evidentemente non ha migliori argomenti per attaccare la maggioranza e la sua leader. E così, neanche la lettera al Corriere della Sera, argomentata sotto ogni profilo, sembra aver soddisfatto i critici che rincorrono le parole e gli aggettivi per sostenere che sì, si è dichiarata lontano da ogni totalitarismo, ma non ha detto la parolina magica, non si è dichiarata “antifascista”. Cosa che a me non pare necessaria, come ho scritto, a chi si dichiara liberale e democratico, per definizione ad una distanza incolmabile dal regime.

Dovremo sentire ancora di queste critiche? Dovremo trascurare la messa a punto della riforma dello Stato e delle pubbliche amministrazioni, la revisione del sistema fiscale per liberare risorse, per fare dell’Italia un Paese moderno, proteso verso obiettivi di sviluppo economico e sociale, grazie ai fondi messi a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed a quelli che potrebbero essere impegnati sollecitando il risparmio privato? È la dimostrazione che la nostra classe dirigente politica è estremamente modesta, non solo non esprime ideali alti, di filosofia politica, come è stato un tempo, ma non è capace neppure di sviluppare un contraddittorio politico sui temi che interessano i cittadini, l’istruzione, la sicurezza, l’assistenza, il fisco. Lo dimostra il clamore per i morti di Cutro, povera gente in cerca di una vita migliore dispersa tra le onde, all’alba, in vista delle coste della Calabria. Un clamore evidentemente strumentale, piegato a miseri interessi di parte mentre nessuno dell’opposizione parla di quanti ogni giorno muoiono inghiottiti dai flutti insieme ai miseri barchini messi in mare dai moderni negrieri, né si sente esprimere riconoscenza a Guardia Costiera e Guardia di Finanza per quanti ogni giorno mettono in salvo spesso in condizioni difficili.

A rileggere i dibattiti parlamentari di un tempo, quando destra, sinistra e centro si confrontavano sui grandi temi del governo del Paese, viene da piangere. Perché ci siamo ridotti così, perché l’arte nobilissima della politica non riesce ad esprimere personalità ricche di valori, quelli dei quali, a parole, andiamo tutti orgogliosi, che consideriamo le radici dell’identità italiana ed europea?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Most Popular

Recent Comments

filippo de jorio on Cosa insegna il voto in Abruzzo
Leprotti Arturo on Un po’ di umiltà please…
Michele D'Elia on La Domenica del Direttore
Michele D'Elia on Se Calenda ha un piano B