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Attualità di un conservatore: Giuseppe Prezzolini visto da Gennaro Sangiuliano

di Salvatore Sfrecola

Avevo letto, nel 2008, la prima edizione di questa straordinaria biografia di Giuseppe Prezzolini, scritta da Gennaro Sangiuliano, che torna in questi giorni nelle librerie con la prefazione di Francesco Perfetti (“Il caso Prezzolini”) e la postfazione di Vittorio Feltri. Il volume è dedicato a Giorgia Meloni, non evidentemente per una piaggeria che non è nello stile dell’Autore, oggi Ministro della cultura nel governo presieduto dalla leader di Fratelli d’Italia, ma perché, immagino, a lei, impegnata in sede europea e conseguentemente in Italia, a disegnare un percorso conservatore alla politica di una parte, almeno, del centrodestra, il pensiero dell’autore del Manifesto dei conservatori possa tornare un utile bagaglio di idee. Perché questo “testimone utile” di un pezzo di storia italiana ricca di straordinari fermenti intellettuali, come scrive Perfetti, costituisce un imprescindibile punto di riferimento. Questa inversione del titolo, “L’italiano Inutile” della stessa autobiografia del grande intellettuale ci dice del rilievo che Perfetti, Storico dell’età contemporanea, un prestigioso intellettuale di area liberal conservatrice, riconosce a Prezzolini nella cultura di oggi. Un testimone “utile”, dunque, lui che fascista finché non sentì “puzza di regime”, come sottolinea Feltri, non divenne tuttavia neppure antifascista, collocandosi a destra “ma non assimilabile ai nostalgici missini”. Era un “anarchico conservatore”, come lui stesso si definiva e come scrive Sangiuliano nel titolo del libro. Definizione, non contraddittoria, come potrebbe apparire sulle prime, perché, in realtà, confidava nella tradizione “utile e non imbalsamata” che non è immobilismo ma condivisione di valori che danno certezze, che vanno, pertanto, “conservati” pur nella disponibilità piena alle innovazioni. Un liberale, dunque, che diffida dello Stato onnipresente e, pertanto oppressivo e pervasivo, che preferisce si limiti esclusivamente a dettare le regole fondamentali della convivenza “ne cives ad arma ruant”. Un insegnamento, dunque, che emerge dal libro di Sangiuliano in un momento nel quale una riflessione sulla destra o sulle destre s’impone, soprattutto dopo il risultato elettorale del 25 settembre 2022 che ha assicurato ad una composita coalizione, che si definisce di Centrodestra, una maggioranza, certamente non inedita nei numeri, che’ furono più significativi nel 2001 quando portò al Governo Berlusconi-Fini, che comunque si articolava diversamente risultando oggi invertite soprattutto le percentuali di Forza Italia e di Fratelli d’Italia rispetto all’allora asse Forza Italia – Alleanza Nazionale.

In questa stagione nella quale “le destre” riflettono sul loro essere e sulle prospettive del loro ruolo Giuseppe Prezzolini è certamente un intellettuale che a tutti ha da dire, soprattutto della libertà. “Essere liberi è difficile”. Lo scrisse Mario Tedeschi, ricorda Sangiuliano, certamente “il bene supremo dell’uomo”, una lezione, un insegnamento, ma soprattutto uno stile di vita che non sempre è apprezzato in particolare dai detentori del potere che privilegiano i “fedelissimi”, si fa per dire, incapaci di essere loro accanto con quel senso critico che rivela una amicizia e una condivisione vere, non opportunistiche. Libero e, quindi, all’occorrenza ironico e arguto. Del resto, ricorda Sangiuliano nell’Introduzione, Thomas Mann ha scritto: “Ironia e conservatorismo sono due stati d’animo strettamente affini. Si potrebbe dire che l’ironia è lo spirito del conservatorismo”.

Questa biografia impegnativa, certamente difficile, che molto ha affaticato l’Autore nel ricostruire il pensiero del grande intellettuale, ha comportato una paziente ricerca dei testi lungo una vita particolarmente prolifica di articoli, saggi, lezioni e appunti, di relazioni personali e culturali, è quasi un trattato sul pensiero conservatore acuto, originale, di osservatore del suo tempo e dei fenomeni filosofici, letterari e politici del Novecento con i quali la sua opera s’intreccia e, quindi, potenziale ispiratore di quella riflessione attuale sull’ubi consistam delle destre, necessaria per capire quali partiti e movimenti sono effettivamente da definire “di destra” e a quali quella etichetta è appiccicata perché “va di moda” e, al momento, sollecita consensi. Molto più, dunque, che un “tentativo di far conoscere, in maniera scorrevole, comprensibile a tutti, l’universo di Giuseppe Prezzolini”, come scrive Sangiuliano quasi a volersi scusare di eventuali lacune nella ricostruzione dell’opera letteraria di un uomo vissuto cento anni, ben consapevole che questa già sarebbe opera meritoria. Ma la biografia per “coglierne davvero il pensiero ma anche per sottolinearne il ruolo di testimone e analista dei fatti e delle inquietudini di un secolo” (Perfetti), in particolare attraverso “La Voce” la più importante rivista culturale europea del Novecento, costantemente protesa ad affermare la necessità della “militanza” degli intellettuali, è veramente una pietra miliare nella ricostruzione del pensiero conservatore nella versione prezzoliniana, in un libro che è “l’autentica immagine di un intellettuale finissimo e, insieme, il ritratto psicologico e umano di un autentico ‘anarchico conservatore’”, come scrive Perfetti.

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