sabato, Giugno 22, 2024
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È indubbio che “Il mondo al contrario” interpreti diffusi sentimenti dell’opinione pubblica che è un errore banalizzare

di Salvatore Sfrecola

L’idea che un libro il quale tratta di questioni di generale interesse, e, pertanto, politico, possa essere giudicato sulla base di parametri letterari e di una visione storica dei fatti richiamati è intrinsecamente sbagliata. Soprattutto se va controcorrente, giudicarlo banale, contraddittorio, espressione di idee stantie, non aiuta a capire. E così certi intellettuali, schierati con l’opinione prevalente, si trovano a dover fare i conti con il successo che “Il mondo al contrario” sta ottenendo, stabilmente in cima alla classifica delle vendite da quando si è cominciato a parlarne. Tanto che il Presidente della Repubblica se ne è stupito. Anzi, scrive Marzio Breda sul Corriere della Sera di ieri, “lo ha sbigottito”, come “lo strepito fiancheggiatore”.

Come insegna la storia i documenti che riscuotono successo popolare sono spesso quelli che intercettano i sentimenti e le opinioni della gente, con formulazioni semplici, che pertanto, vanno al cuore di problemi complessi, l’economia, la pace, la guerra. Sono, come ci insegnano i meteorologi, le questioni percepite più di quelle ragionate. Del resto, anche un documento che ha fatto la storia delle democrazie moderne, la dichiarazione dei diritti dell’uomo, pur formulata da persone di cultura, si esprime in modo che tutto sommato è banale. Come l’affermazione del diritto alla “felicità” che campeggia nell’art. 1 della Costituzione degli Stati Uniti, adottata il 28 settembre 1776 a Filadelfia in Pennsylvania, qualificata come un diritto innato e inalienabile. Chi non lo comprenderebbe? Chi non ambisce ad essere felice?

Così il Generale Roberto Vannacci, una brillante carriera militare al comando di unità d’elite delle nostre Forze Armate, come la Brigata paracadutisti Folgore o il Reggimento d’assalto Col Moschin, abituato a “sentire” l’opinione dei suoi uomini, che sono popolo, che certamente hanno la percezione di quel che vivono le loro famiglie, ha preso carta e penna ed ha messo giù alcune considerazioni, che certamente sapeva avrebbero fatto storcere il naso a politici e ad osservatori, ma che evidentemente sono presenti nell’opinione pubblica in modo consistente, probabilmente maggioritario. Ad esempio, l’opinione che le minoranze, certamente da rispettare, non devono imporre usi e costumi alla maggioranza, altrimenti si alterano regole elementari della convivenza all’interno di una comunità, con effetti che possono essere dirompenti. Come insegna la storia, ricca di episodi di reazione alle imposizioni di atteggiamenti non condivisi. Che molti si siano stupiti del successo travolgente del libro del Generale, cioè delle sue idee, dimostra che non c’è autentica percezione dei sentimenti popolari, tutto sommato semplici, che nascono da esigenze elementari, primo tra tutti la sicurezza delle città e dei borghi, messa in discussione da una situazione che è sotto gli occhi di tutti, la presenza sul nostro territorio di persone provenienti da lontano, delle quali tutti comprendono i problemi, ma che, abbandonati senza adeguata assistenza, senza lavoro e, pertanto, senza reddito, devono necessariamente sopravvivere di espedienti. E che dal malcontento latente si passi ad una reazione nei confronti della politica che non risolve i problemi il passo è breve. Una situazione che si unisce al diffuso malessere di una popolazione che conosce vaste aree di indigenza, che non comprende come e perché non si riesca a ridurre l’elevata evasione fiscale che la gente comprende essere frutto della protezione di una classe politica preoccupata del consenso, spesso a sproposito, di quello degli esercenti le attività di balneazione, ad esempio, trascurando l’opinione dell’utenza, certamente più numerosa delle famiglie dei “balneari”.

Troppe cose non quadrano, troppi sprechi di risorse pubbliche sotto gli occhi di tutti, troppe trascuratezze nella tutela del territorio, troppi ritardi in tutti i settori, dalla ricostruzione degli immobili nelle aree terremotate all’adeguamento di stipendi e paghe che limitano i consumi, quindi le produzioni, quindi i posti di lavoro. Una miscela pericolosa che alimenta una protesta che rischia di diventare ingovernabile perché la politica dimostra di non essere capace di risolvere i problemi, neppure partendo dai più semplici, quelli che danno l’impressione che si è intrapresa la strada giusta. Che aprono alla speranza.

In assenza, ad incarnare il malcontento può venire anche un libro, che assomma idee comuni, di disagi diffusi. E improvvisamente la politica si preoccupa.

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