mercoledì, Febbraio 28, 2024
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“Il governo del cielo”, un libro di Thomas Hippler. Una filosofia “per governare il mondo”

di Salvatore Sfrecola

Dalla storia alla “filosofia politica della bomba”, come ha scritto Liberation, in questo bel libro di Thomas Hitler, “Il governo del cielo – storia globale dei bombardamenti aerei” (Bollati Boringhieri, Torino, 2023, pp 191, € 25,00), che delinea il nuovo ruolo dell’uso del mezzo aereo in una evoluzione continua, da quel 1° novembre 1911 quando, nel corso della guerra per la conquista della Libia, il Tenente italiano Giulio Gavotti, che aveva compiti di ricognizione aerea con lo scopo di informare lo Stato Maggiore delle manovre dell’esercito nemico, decide, primo nella storia, di gettare bombe dall’aereo. L’uso del mezzo aereo sarà sempre più importante nelle operazioni militari e, dalle attività di ricognizione e di supporto delle truppe a terra, passerà nelle guerre moderne ad assicurare un tragico coinvolgimento delle popolazioni civili, come nel caso del bombardamento sulla città tedesca di Dresda o tedesco sull’inglese Coventry o delle bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki. Considerato che, come si legge nel Prologo, “bombardare il popolo significa abbattere lo stato, o meglio, far sì che il popolo insorga contro lo stato”.

Il libro, nel descrivere i tragici eventi conseguenti all’uso del bombardamento aereo, dà conto di testimonianze e resoconti di materiale storico che delineano, nella esposizione di Hippler, quella che è la strategia dell’uso del mezzo aereo che, da operazioni di polizia coloniale, ha assunto un ruolo strategico nella gestione delle operazioni militari moderne a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Giustamente questo saggio è stato definito da un lato “affascinante” dall’altro “inquietante” per le prospettive che il bombardamento aereo ha via via assunto anche nei conflitti cosiddetti “a bassa intensità”, dei quali la cronaca ci dà quotidianamente notizia e che guardiamo con preoccupata attenzione, timorosi dei possibili sviluppi. 

In sostanza l’importanza del libro sta nel fatto che la storia dei bombardamenti aerei incrocia “i grandi temi della storia del XX secolo: la nazionalizzazione delle società e della guerra, la democrazia e i totalitarismi, il colonialismo e la decolonizzazione, il terzomondismo e la globalizzazione, lo stato sociale il suo declino di fronte al neoliberismo. Da questo punto di vista, la storia dei bombardamenti aerei rappresenta una via di accesso alla storia globale del secolo scorso in quanto “fenomeno particolare, il meglio delimitato e il più concreto possibile”, che nondimeno permette, come fosse una sezione trasversale, di articolare fra loro alcune delle caratteristiche salienti di questo secolo. In breve, i bombardamenti fungono da punto di partenza di una storia globale, un Ansatzpunkt quale quello rivendicato da Erich Auerbach per l’approccio filologico alla “letteratura mondiale”. Le nostre guerre sono sempre più ibride, perché confondono la sfera civile e quella militare, i combattenti regolari e quelli irregolari. Si fanno sempre più asimmetriche, sul piano tecnologico e su quello “morale”. Unilaterali per natura, i bombardamenti aerei si collocano al di là dei combattimenti classici che contrappongono due avversari alla pari”. Ancora dal Prologo.

Un libro del tutto nuovo nel panorama delle cronache militari, che guarda alla filosofia politica che si avvale di uno strumento distruttivo come modo “per governare il mondo”.

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