venerdì, Febbraio 23, 2024
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Turandot al San Carlo: perché tutto a Gesù e niente a Maria?

di Dora Liguori

Come avevo promesso giunta è l’ora che vi racconti il significato di un detto che, da me spesso citato, ricorda, con scarne parole, quell’unica volta che, a Napoli, un umile fraticello riuscì a beffare i potentissimi Gesuiti, in effetti, poco amati dalla città proprio per via del loro potere.

Qualcuno potrà obiettare: cosa ci azzeccano Gesù e Maria con Turandot e Mefistofele? Ebbene… ci azzeccano e come!

Orbene la storia racconta che un paio di secoli orsono, trovandosi un riccone napoletano in punto di morte, i Gesuiti, che avevano i loro informatori, mandarono subito un loro confratello a confessarlo o meglio lo mandarono a convincere il poveretto che, per salvarsi l’anima e guadagnarsi un pezzettino di Paradiso, avrebbe dovuto fare un lascito testamentario a favore della “Compagnia di Gesù”. E tanto fece il moribondo.

I Gesuiti, quella volta, però, avevano fatto “i conti senza l’oste”, rappresentato da un frate dell’Ordine di Gesù e Maria che da sempre, avendo intuito la faccenda degli informatori ad hoc, rosicava sul fatto che tutto andava in eredità sempre ai Gesuiti. Pertanto, armatosi di coraggio e accertatosi che il malato fosse ancora in vita si recò al suo palazzo. Lì giunto riuscì a passare dicendo che una preghiera in più poteva solo che far bene al moribondo. Sistematosi al capezzale del poveretto con dolcezza iniziò ad interrogarlo. Una parola tira l’altra finché il moribondo confidò al frate di attendere senza eccessivo timore “sorella morte” avendo provveduto a fare, quale viatico per l’aldilà, una grossa donazione alla Compagnia di Gesù. Pronta allora fu la risposta del fraticello: “ma che sento… voi lasciate tutto a Gesù e niente a Maria, e chella ‘a Madonna se n’addona” (la Madonna si offende).

Così ripreso, il malato pensò bene come fosse poco opportuno offendere la madre di Gesù e chiamato il notaio, giusto in tempo, corresse il testamento lasciando tutto: a Gesù e Maria, ossia tutto all’ordine del frate che, per l’appunto, si chiamava di Gesù e Maria e quindi nulla ai Gesuiti. Tanto i napoletani furono contenti di ciò che, passato a miglior vita il frate, a ricordo gli innalzarono un piccolo monumento.

Morale: perché solo i romani hanno dovuto subire l’orrido del Mefistofele? Anche Napoli meritava la sua parte e con la Turandot andata in scena al San Carlo, grazie al regista Vasily Barkhatov la parte, i napoletani, l’hanno ottenuta in abbondanza.

Non mi dilungo in descrizioni poiché dopo un poco mi sono rifiutata (anche il fegato ha le proprie esigenze) di vedere tutta l’opera. Ho però appreso dai giornali dei sonori fischi e dello sdegno che alla fine dello spettacolo sono risuonati in sala.

Povero San Carlo! Il glorioso teatro (il più antico del mondo) non merita cose del genere e non merita neppure un sovrintendente, Stéphane Lissner che, lasciata la Scala con grande sollievo dei milanesi, invece di tornarsene in Francia si è trasferito o meglio è stato sistemato a Napoli (siamo o non siamo il Paese della pu… pardon dell’accoglienza? E a Napoli la partita, poi, si è anche giocata in tribunale tra Lissner e Fuortes… come dire: scarta fruscio e piglia primera…. ossia: eviti una scartina e te ne prendi una peggiore. Ha vinto Lissner… un italiano no?

Comunque, incassati i fischi per Turandot, il “buon” Lissner, invece di riflettere su questa più che cervellotica sua produzione, in maniera impagabile ha inteso dare pure una lezioncina agli italiani così dicendo: a teatro non si va per divertirsi ma per educarsi alla conoscenza. I romani direbbero: ma de che?

Ovvio, dico io, di come si rovina un patrimonio artistico? E visto che desidera acculturarci perché non si reca alla Cappella Sistina o anche a Firenze, in compagnia di qualche amico pittore o scultore e provvede a far aggiornare gli antiquati vestiti dei personaggi dipinti o scolpiti. Sarebbe davvero un’idea unica anche se, ad esempio, essendo nudo il David di Donatello… come lo veste? Magari… un paio di ginz?

Cultura per cultura vorrei ricambiare i consigli propinatici dal Lissner e dirgli: Gentile (si fa per dire) Sovrintendente, anni fa dopo un insuccesso del genere, intervenivano le dimissioni del contestato, immediatamente accolte dai ministri del momento che tenevano conto dei dissensi dei cittadini, ossia degli spettatori paganti. Infatti il suo lauto stipendio proviene dalle tasse pagate dai cittadini italiani, comprese le tasche di quelli che hanno sonoramente disapprovato la sua scelta; e lo sa anche che chi paga avrebbe anche il diritto di essere rispettato?

No, questo lei non lo sa o non lo vuole sapere poiché tanto è sua convinzione che qualunque cosa ci propini lassù, in alto e in barba alle proteste, esiste sempre qualcuno che l’ ama!

Unica fortuna… Puccini, or sono cento anni ci ha lasciati, altrimenti, fumantino com’era, una denuncia per vilipendio a lei e al regista non la toglieva nessuno.

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