mercoledì, Giugno 19, 2024
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Archivio Centrale dello Stato : declassamento in vista ?

di Ignazio de Marco, Presidente on. della Corte dei conti

Il DPCM – al vaglio del Consiglio di Stato – in tema di Riorganizzazione del Ministero della Cultura prevede, tra l’altro, oltre al fondamentale passaggio a quattro Dipartimenti (in luogo delle Direzioni Generali facenti capo al Segretariato Generale), una diversa collocazione dell’Archivio Centrale dello Stato quale Ufficio di livello dirigenziale “non generale” presieduto da un Dirigente di II^ fascia. L’Archivio, infatti, sembra essere considerato – al pari degli altri archivi e delle biblioteche di Stato – in seconda linea rispetto al nuovo orizzonte programmatico ministeriale che impone a tutti gli istituti e i luoghi di cultura (musei, parchi e aree archeologiche) «l’incremento della redditività e la capacità di automantenimento finanziario» (cfr. Art. 6, co. 9 del Regolamento) strettamente collegati al turismo e, dunque, al numero dei visitatori paganti.

Questa previsione, se confermata e accolta nelle sedi competenti,  nonostante il parere negativo del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, suscita notevoli perplessità poiché declassare l’AcS vuol dire declassare tutte le sue prestigiose competenze privando il ruolo dello Stato della possibilità di sviluppo e ricerca. C’è da aggiungere che ogni Archivio Nazionale europeo (qual è l’AcS, per l’Italia) vanta alla sua guida un dirigente di I^ fascia, al pari di un Direttore Generale. Il declassamento non solo impoverirebbe il prestigio dell’Istituto agli occhi della comunità archivistica internazionale ma affiderebbe a un dirigente di II^ fascia – che, forse, non possiede esperienza nel settore – la gestione degli ingenti fondi economici incamerati col Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Per questi motivi è necessario valutare con particolare attenzione tale riformulazione al ribasso del profilo dell’Archivio centrale dello Stato tenuto conto dell’’importanza sia del suo patrimonio sia dei suoi compiti.

Vale rammentare, al riguardo, che la sua origine risale al lontano R.D. 25 maggio 1875, n. 2552 (Archivio del Regno d’Italia) avente lo scopo di conservare la documentazione prodotta dall’Amministrazione Centrale dello Stato unificato. L’attuale denominazione gli fu attribuita dalla legge del 13 aprile1953, n. 340 che riorganizzò l’Istituto in una grande struttura archivistica nazionale, dotata di autonomia, avente il compito di conservare i documenti di epoca contemporanea, garantendone la consultazione, e di sorvegliare e tutelare gli Archivi correnti e di deposito degli enti produttori versanti. Per queste funzioni istituzionali la citata legge del 1953 intese riservare particolare rilievo nel sistema archivistico nazionale al nuovo Istituto che ne evidenziasse il prestigio e la necessaria autorevolezza prevedendo per il suo Sovrintendente il più alto in grado nel ruolo degli Archivi di Stato equiparato a quello dei Direttori generali nei Ministeri.

Oggi il patrimonio archivistico dell’AcS, che rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per le ricerche sulla storia unitaria del nostro Paese, è costituito da oltre 170 chilometri lineari di documentazione tra cui: la Costituzione della Repubblica italiana, gli originali delle leggi e dei decreti dello Stato (versati annualmente), i documenti degli organi centrali giudiziari e amministrativi dello Stato (relativi agli affari esauriti da oltre trent’anni) e le “carte” di numerosi enti pubblici soppressi e non. Nel tempo si è venuta anche a formare un’importante raccolta di carteggi, acquisiti a vario titolo, di personalità del mondo politico, militare, artistico e culturale dal Risorgimento ai giorni nostri. Inoltre, negli anni più recenti, l’attività istituzionale è stata rivolta anche all’accrescimento di nuove fonti per la storia dell’architettura contemporanea. Notevole e significativo è anche il patrimonio fotografico e il crescente numero dei relativi supporti (microfilm, DVD, ecc.). Col DPCM 2 dicembre 2019 n.169 è stato, infine, affidato all’Archivio centrale dello Stato il ruolo di repository degli archivi digitali degli organi centrali dello Stato e degli atti di stato civile per l’intero territorio nazionale. Per la realizzazione di questo progetto lo Stato italiano, tramite i fondi PNRR, ha stanziato oltre 50 milioni di euro così da garantire i necessari investimenti tecnico-organizzativi e di personale.

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