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Il 2024 all’insegna di incertezze sul PNRR e cronica carenza di classe dirigente

dell’Avv. prof. Jacopo-Severo Francesco Bartolomei – Univ.tà Roma III

“The whorld is a fine place, and so worth the fighting for” 

(Ernest Hemingway – Per chi suona la campana- cp. XLIII) 

All’inizio del 2024 è tempo di usuali bilanci, sia per il Governo del Premier in rosa Giorgia Meloni, il 68esimo in 75 anni di Costituzione Repubblicana, sia per il Sistema Paese invischiato in variegata attuazione del noto piano “Recovery Fund” (cd. PNRR), a mo’ di ultima scialuppa di salvataggio, per blasonata Imbarcazione non naufragata o abbandonata alla deriva, ma da troppi decenni impelagata nel piccolo e medio cabotaggio, scevro di rotta d’altura. 

Il varo del “Recovery Fund” ha segnato l’inizio di retorica rimonta istituzionale, dopo le storiche tappe del piano Marshall in immediato secondo dopoguerra 1949-51 e la stagione del Miracolo economico nazionale 1958-1964, nonché la stentata fuoriuscita dell’impasse della crisi petrolifera internazionale 1973/78 allorquando la divisa era la Lira ed il governo monetario era riservato a Palazzo Koch.

Infatti, una squalificata classe politica – specie a livello di Parlamento centrale – sta tentando di rimetter al centro del dibattito pubblico – aldilà di fughe in avanti (Ddl sul Premierato) o velleitarie distrazioni di massa (femminicidio e patriarcato) – il rilancio della competitività del Paese Italia e dell’interesse nazionale nel contesto europeo, nello scenario sempre più competitivo ed incerto della globalizzazione, ormai pervenuta a metà del primo cinquantenario d’inizio secolo III millennio.

La globalizzazione, termine ormai troppo in voga e quindi depotenziato di pregnanza semantica, esprime un’ideale insito nella storia dell’Umanità, stigmatizzato nella tradizione Veterotestamentaria dall’episodio della Torre di Babele. Tuttavia, nella tensione alla globalità, che ha impresso le costruzioni storiche salienti (Impero cinese, propagazione cultura ellenico-romana prima e poi giudaico-cristiana, la Protoeuropa di Carlo Magno, la sete di conoscenza e di esplorazione geopolitica dell’Uomo rinascimentale, i valori universalistici dei Secoli dei Lumi (1648-1789), la formazione dei grandi Imperi coloniali, sino alle Dittature del Novecento, volte all’autoritaria nazionalizzazione delle masse, etc.), si può rinvenire un tentativo di risposta alla “Domanda esistenziale essenziale racchiusa nell’interrogativo con cui Lev N. Tolstoj serra il trattato storico-letterario di “Guerra e Pace”: Qual’è la forza che muove i popoli?.

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La Ricostruzione socio-economica non può prescindere non solo da un rinnovata credibilità internazionale, ma anche dalla formazione di una nuova classe dirigente, sia a livello politico-amministrativo che imprenditoriale-manageriale.

Senza questo passaggio essenziale per la sopravvivenza dell’Identità italiana e del sano orgoglio nazionale (Paese di eroi, navigatori, poeti, vati e santi; molto più prosaicamente Ezra Pound lo definiva Paese dalle cento contrade, abitato da “Uomini raffinati”), ogni revisione del PNRR che sposti in avanti obiettivi finali e fondi strutturali risulterà inefficace, e secondo gergo forense, verosimilmente inutiliter data.

D’altronde i numeri certificano realtà indiscutibile: sinora sono stati spesi 42 miliardi (12% risorse totali), ma al netto di 26 miliardi di crediti d’imposta, le uscite si attestano a 16 miliardi, pari al 9,6% dei 168 miliardi circa; il PNRR in ultima versione precedente a recenti stime modificate con la riscrittura di novembre u.s., ha spostato ancora in avanti l’asticella della definitiva implementazione del “Recovery Found” tra fine ‘25-inizio ’26.

Le cifre fornite in data 25.11.23 dal Ragioniere generale dello Stato, in occasione degli “Stati generali della Ripartenza” tenutisi a Bologna, sono impietose: ad oggi spesi complessivamente poco più di 40 miliardi, al di sotto del 10% totale, calcolando pure superbonus per l’edilizia e fondi transizione 4.0.

Allo sforzo di analisi della spesa ha partecipato la stessa Corte dei Conti, che per bocca del Presidente aggiunto Tommaso Miele ha proposto all’Esecutivo e all’infingardo legislatore onde superare la cd “Paura della Firma” tipica di modelli di Amministrazione difensiva, la possibile soluzione della richiesta di pareri al Giudice contabile sugli atti PNRR.

Neppure il rafforzamento del partenariato europeo sul classico Asse Parigi-Berlino (Italo-francese col trattato del Quirinale, firmato da M. Draghi Premier il 26.11.21 ed in vigore dal ’22) (Piano d’azione Italo-tedesco dello scorso autunno, con il concerto di politiche macroeconomiche nazionali ed europee in oltre 50 materie) può rappresentare garanzia assoluta contro l’ imperante declino culturale; per dirla col Presidente Salvatore Sfrecola Il risultato evidente ai cittadini è una diffusa inefficienza e sprechi intollerabili dovuti a Burocrazia che gestisce e contribuisce a creare ed a modificare una legislazione caotica, ridondante, spesso di difficile interpretazione (…). Un sistema normativo che si presenta come implementazione e modificazione di normative risalenti, pensate in altri contesti e con altra strumentazione operativa, norme che spesso risultano di successive integrazioni parziali tali da far sfuggire l’originario senso della disposizione (cd. ratio).” Al contempo si assiste irreversibilmente a diminuzione del livello professionale “della dirigenza pubblica, come dimostra l’incapacità, soprattutto di regioni ed enti locali, di dare attuazione a preziosi programmi finanziati con risorse europee spesso rimaste inutilizzate. Situazione che si è aggravata nel tempo nonostante l’Italia abbia costantemente fruito di ingenti interventi (cfr. Investimenti B.E.I.), in misura nettamente superiore a quelli di altri stati, la maggior parte dei quali li hanno utilizzati virtuosamente fino all’ultimo centesimo” come attesta l’esempio della penisola iberica. La moltiplicazione dei posti di funzione dirigenziale, con spiccata confusione tra funzioni direttive e dirigenziali, in uno alla contestuale riduzione dei sistemi selettivi e l’introduzione di metodi inadeguati (test a quiz), determina l’inveramento della seguente constatazione tranchant; “L’interesse del politico attuale è che i posti di responsabilità siano affidati non ai migliori ma agli amici” Roberto Alesse, declinazione contemporanea del Nepotismo papale e del Familismo amorale di chiara impronta neolatina (cfr. istesso blog “Un Sogno Italiano”, Articolo apparso 24.12.23).

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Il declino del potere pubblico, lo svuotamento di pregnanza della rappresentanza politica, lo sfarinamento di partiti e sindacati, la dislocazione dei centri decisionali (cd. poteri forti) al di fuori dei confini nazionali, gli esperimenti ripetuti di capitalismo della sorveglianza, le inquietanti prime applicazioni dell’intelligenza artificiale e, last but not least, la perdita di autorevolezza universale del Magistero del Pontefice cattolico, sono tutti fattori inquietanti e, al contempo, stimolanti, che ci inducono ad affrontare il nuovo anno 2024 con la massima attenzione critica; vigile attenzione  volta ad una strenua difesa dell’unico valore assoluto sotto la comune volta celeste, secondo la felice locuzione di Confucio.

Parafrasando il titolo del capolavoro di Ernest Hemingway (1899-1961), il rintocco lento ma inesorabilmente cadenzato della campana è rivolto a tutti noi, quale monito a non disperdere le residue energie in mille rivoli ed invece concentrarci nella salvaguardia dello Stato di diritto (Rule of law; Habeas corpus) e nel suo valore fondamentale, autentico precipitato della civiltà del vecchio continente, costituito dalla Insopprimibile Dignità (DIGNITAS) di ogni singolo individuo e di ciascuna persona umana a prescindere da ogni differenza di età, sesso, razza o religione (Franco F. Bartolomei, La Dignità umana come concetto e valore costituzionale, Giappichelli, Torino, 1987).

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