venerdì, Aprile 12, 2024
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Il superbonus è fuori controllo e Giorgetti vorrebbe sostituire il Ragioniere Generale dello Stato

di Salvatore Sfrecola

La “stretta” decisa dal Governo sul “superbonus”, della quale abbiamo scritto nei giorni scorsi, sembra preludere alla sostituzione del Ragioniere Generale dello Stato, Biagio Mazzotta, che secondo Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’economia, avrebbe sottovalutato gli oneri dell’operazione voluta dal Governo Conte. Anche se alla lievitazione dei costi avrebbero concorso soprattutto gli imbroglioni impegnati nei “lavori”, imprese che, sulla base di autocertificazioni, in assenza di controlli, hanno fatto apparire regolare ciò che non lo era, come ha spiegato bene il Procuratore regionale della Corte dei conti per il Piemonte, Quirino Lorelli nella sua relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

E così dall’eccesso di fiducia riposto dai governi nella onestà di molti imprenditori dell’edilizia, di amministratori di condominio e di collaudatori, rischia di essere danneggiato il Ragioniere Generale per il quale, come scrivono Giuseppe Colombo e Valentina Conte per La Repubblica, il Governo cercherebbe “una “buonuscita”… un incarico di peso per risarcirlo”, in quanto “Palazzo Chigi ha deciso che il suo mandato è giunto al capolinea”. Anche perché Giancarlo Giorgetti avrebbe già pronto da tempo il sostituto, meglio la sostituta, come si legge su “Dagospia”. Una decisione sulla quale Giorgia Meloni vorrà certamente dire la sua.

Dell’intenzione di sostituire il dottor Mazzotta, in realtà, si sentiva dire da tempo, sempre con riferimento ai costi del superbonus che sarebbero stati sottostimati, anche se non è chiaro chi sia stato il responsabile, se il tecnici o i politici che si sono alternati a via XX Settembre ed a Palazzo Chigi, i quali l’invito a guardare con attenzione i conti l’avevano avuto, considerate uscite ed entrate di bilancio, gli effetti sociali della spesa in un periodo di profonda crisi economica, l’aumento dell’occupazione, delle produzioni e della vendita di materiali, dell’IRPEF e dell’IVA acquisite al bilancio dello Stato. Come si sente ripetere dai difensori del superbonus

In ogni modo le pressioni sono tali che la sorte di Mazzotta sembra decisa, sarà perché ha sbagliato i conti o perché qualcuno ambisce al suo posto.

Nel mio precedente intervento, a proposito della ventilata intenzione del Ministro Giorgetti di sostituirlo, ho scritto che non conosco il dottor Mazzotta, che notizie di stampa volevano in disgrazia presso il Governo soprattutto perché avrebbe detto in più occasioni “no” ad alcune richieste concernenti la ricerca, tra le pieghe del bilancio, di risorse ritenute necessarie per coprire alcuni costi dei programmi dell’Esecutivo.

Non conosco il dottor Mazzotta ma ho conosciuto da vicino alcuni dei suoi predecessori che negli ultimi decenni hanno fatto la storia dell’istituzione, da Gaetano Stammati a Vincenzo Milazzo, che Giulio Andreotti chiamò a Capo di Gabinetto della Presidenza del Consiglio, a Giovanni Ruggeri ad Andrea Monorchio a Vincenzo Grilli fino a Mario Canzio. Con alcuni ho avuto un rapporto di lavoro come magistrato della Corte dei conti addetto all’Ufficio controllo tesoro, con altri, in particolare con Monorchio e Canzio, ho dialogato anche nella veste di consigliere giuridico di vari ministri. Sempre ricevendo particolare, qualificata collaborazione. Con molti “sì” e pochi “no”, mai ingiustificati, a prescindere, come avrebbe detto Totò. La mia esperienza mi induce ad invitare tutti coloro che scrivono della Ragioneria Generale dello Stato ad avvicinarsi a questa Istituzione con rispetto per il ruolo prezioso che svolge da sempre a garanzia della legalità della spesa, attraverso gli uffici centrali del bilancio costituiti presso i ministeri, mediante la verifica che il relativo importo non ecceda la somma stanziata in bilancio e sia imputata al capitolo pertinente. Mentre nella fase di formazione del bilancio la Ragioneria Generale attraverso l’Ispettorato generale del bilancio ha il compito di verificare le coperture in relazione ad una corretta valutazione degli oneri recati dalle leggi di spesa, compito spesso ingrato, che comporta a volte di dire “no” alla politica in una condizione di bilancio fortemente rigida, nel senso che gli stanziamenti di spesa spesso non consentono rimodulazioni e le entrate tributarie non assicurano nuove disponibilità in ragione della rilevante evasione fiscale. Eppure, studiando l’andamento della spesa, è sempre possibile reperire risorse. Infatti, la Ragioneria Generale ha contezza dell’andamento delle erogazioni attraverso il monitoraggio dei pagamenti assicurato dal sistema informativo delle tesorerie in tempo reale e può, pertanto, prevedere il formarsi di residui passivi (spese impegnate e non pagate nell’esercizio) o di economie in modo da individuare risorse disponibili per nuove o maggiori spese. Naturalmente questa ricognizione va fatta d’intesa con le amministrazioni che gestiscono i capitoli di spesa presi in considerazione. Si è sempre fatto in un dialogo tra i tecnici della Ragioneria e quelli dei ministeri perché la rimodulazione delle previsioni di spesa è comunque frutto di una scelta politica che coinvolge la responsabilità dei dialoganti. Lavoro complesso, impegnativo, che dovrebbe essere fatto lungo l’intero esercizio finanziario, non con l’affanno dell’ultima ora in vista della presentazione del disegno di legge di approvazione del bilancio di previsione dello Stato o di un singolo provvedimento recante spese. E, soprattutto, senza la diffidenza, che ho percepito in più occasioni, nei confronti del Ragioniere Generale e dei suoi funzionari, i quali fanno il loro mestiere di custodi della finanza pubblica, e se da via XX Settembre giunge un “no” il più delle volte vuol dire che effettivamente gli oneri derivanti da una nuova spesa sono superiori a quelli indicati dai ministeri o dai partiti i quali tendono naturalmente a sottostimarli per rendere più agevole l’iter parlamentare dell’iniziativa. Di esempi se ne potrebbero fare mille e più ancora. Sempre avendo cura di considerare che effettivamente la Ragioneria è “al servizio esclusivo della Nazione”, come tutti i pubblici dipendenti. Ed è garanzia anche per le scelte della politica.

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