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mercoledì, Ottobre 21, 2020
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Il Taccuino del Direttore

Gli anziani sono un po’ come i bambini, vogliono essere al centro dell’attenzione, i bimbi, perché così si fanno notare dai grandi che cercano di imitare, gli anziani perché non vogliono uscire di scena. E rilanciano, non mollano alla ricerca di un nuovo ruolo. L’ho visto centinaia di volte. Un’abitudine diffusa tra gli alti gradi delle amministrazioni civili e militari i quali, in vista del pensionamento, instaurano rapporti con enti ed imprese che forniscono lo Stato e delle quali spesso, dopo, diventano consulenti quando non amministratori.

Un tempo, ad esempio, era frequente che alti ufficiali delle Forze Armate in pensione divenissero consulenti delle imprese che producono armamenti per Esercito, Marina e Aeronautica. La cosa aveva una logica: sono stati gli utenti e conoscono le esigenze delle amministrazioni, così possono indirizzare le produzioni verso quegli obiettivi. A volte, però, il fatto che questi personaggi, usciti dall’ amministrazione siano passati nelle imprese fornitrici di beni e servizi, ha ingenerato il dubbio che, già in servizio, avessero agevolato quelle imprese per precostituirsi, poi, una comoda sistemazione da pensionati. Indubbiamente si pone quantomeno un problema di conflitto di interessi o una evidente inopportunità. Come per quanti, usciti dalle Amministrazioni, li ritrovi a stretto giro in studi legali dei quali poco prima giudicavano ricorsi e appelli. Che vi fosse un’entente cordiale anche prima?. Il dubbio resta.

Anche i magistrati, soprattutto quando hanno calcato la scena per molto tempo, non sono disponibili, una volta pensionati, a dedicarsi a tempo pieno a figli e nipoti e magari a scrivere le loro memorie ed a coltivare gli studi giuridici. E così sulla soglia degli 80 anni cercano di far fruttare la loro notorietà in un ambiente da sempre sensibile, quello dei partiti che hanno costantemente guardato alla magistratura, soprattutto ai procuratori, con particolare interesse. Rimane sempre, nella gente semplice, ma che ha la sensibilità giusta per queste cose, il dubbio se, quando rivestivano la toga, abbiano forzato l’applicazione della legge, alla quale i magistrati sono soggetti ai sensi dell’articolo 101 della Costituzione, agli interessi del partito nel quale poi sarebbero andati a fare politica. Se così fosse sarebbe gravissimo e vorrebbe dire che quei magistrati hanno tradito il loro ruolo.

Le ferrovie non hanno unificato l’Italia, com’era ambizione di Camillo Benso Conte di Cavour, entusiasta di questo nuovo mezzo di trasporto di cose e di persone. L’aveva sperimentato in Inghilterra ed aveva immaginato, tornato in Italia, che con i treni l’economia agricola del Sud avrebbe conquistato i mercati del Nord e dell’Europa. E che il treno avrebbe facilitato il turismo della buona salute, portando in giro per l’Italia, a godere del nostro straordinario clima, quanti vivevano nelle regioni brumose del Nord Europa. Ma anche il turismo dell’arte, della quale l’Italia è una straordinaria espressione. Infine, per Cavour le ferrovie avrebbero convogliato merci sui porti di Palermo e Napoli e l’Italia sarebbe divenuta la porta dell’Europa sull’Oriente e la Cina. Queste cose le scriveva nel 1846 (occhio alla data! L’Italia era ancora formata da 7 stati) con grande lungimiranza.

Ma poco è stato fatto, soprattutto in quelle regioni la cui economia Cavour voleva sviluppare. E infatti, se Cristo si è fermato ad Eboli, l’alta velocità non va oltre Salerno. E nelle isole, straordinario volano del turismo, e non solo, l’alta velocità è ancora sconosciuta. Riusciranno i nostri eroi (Conte, Di Maio e compagni) a costruire ferrovie là dove Cavour aveva immaginato che fosse necessario per lo sviluppo del Paese?

Mattarella si è accorto che Conte ha bruciato la sua candidatura ad un secondo mandato presidenziale solo facendo l’ipotesi. E si è innervosito, secondo quel che scrivono i giornali. Perché aveva certamente fatto conto fin dal 2018, quando si è aperta una legislatura che ha considerato ogni suo momento condizionato alla nomina del Presidente della Repubblica nel 2022. E va detto che, in vista di quella scadenza, molti hanno lavorato per ottenere il risultato desiderato. Anche il Presidente non è sembrato sempre arbitro imparziale ma uomo di parte, dalla parte di coloro che lo avevano eletto. La qual cosa è nella natura del Presidente, eletto dai partiti fra uomini che nei partiti hanno avuto un ruolo significativo, diranno i monarchici.

Fedele al suo impegno culturale che, di anno in anno, ci consegna volumi sempre di estremo interesse per riflettere sulla politica, Domenico Fisichella, Professore ordinario di Dottrina dello Stato e di Scienza della Politica, senatore, ministro per i beni culturali e ambientali, editorialista per decenni di importanti quotidiani (Nazione, Tempo, Sole24Ore, Messaggero) torna in libreria con Figure e percorsi della Politica (edito da Pagine, pp. 259, € 18,00), nell’ambito della “Biblioteca di Storia e Cultura” da lui stesso diretta. Con riserva di adeguata recensione, segnalo fin d’ora che il volume tratta di temi di estremo interesse tra storia e politica: della società (se associazione di individui o di famiglie), della sovranità, della politica (se il declino sia della politica o di una politica), di Alessandro Manzoni storico e patriota, che scrive della Rivoluzione Francese, di Vittorio Emanuele Orlando (il Presidente della Vittoria), giurista e politico, di Francesco Saverio Nitti, teorico della politica, di Sergio Cotta, che di Fisichella è stato il Maestro, studioso di grande tensione morale e filosofica, di Giovanni Sartori, arguto polemista e studioso profondo delle istituzioni e del loro funzionamento, di Augusto Del Noce e della sua analisi del “compromesso storico”, e di Antonio Zanfarino, teorico e storico delle idee politiche, in rapporto al problema del totalitarismo.

In copertina una bussola perché, spiega Fisichella nella quarta di copertina, “questo libro si propone come una bussola per orientare su alcuni dei più grandi temi della riflessione politica” .

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