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Mario Draghi, sobrietà e competenza

di Salvatore Sfrecola

Un Presidente del Consiglio che, in apertura delle sue “comunicazioni” alle Camere sul programma di governo, citasse Camillo Benso di Cavour, il più grande statista europeo, secondo Clemente Lotario di Metternich, secondo il quale “… le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano”, non si sentiva da tempo.

Una citazione che ha avviato un percorso argomentativo ispirato a chiarezza con sobrietà, quella che in precedenza è mancata da chi assumeva che la tracotanza sia apprezzata dal Parlamento e dagli italiani. Sobrio, dunque, Mario Draghi, a dimostrazione di conoscenza delle cose e di capacità di definire un programma di governo complesso, come complessa e difficile è la situazione economica e sociale dell’Italia, scossa dall’ epidemia da COVID-19 e mortificata dalle conseguenze che ne sono derivate sulle persone e sulle imprese per la riduzione dei consumi e, pertanto, delle produzioni e conseguentemente dei posti di lavoro.

È arduo il compito del governo e Mario Draghi non lo ha nascosto. Ha delineato con chiarezza quel che è da fare per l’ambiente, che è la casa degli italiani, per la scuola, dove si formano i giovani professionisti, per le famiglie e per le imprese, con forme diverse perché gli effetti attesi giungano rapidamente. Il Paese, infatti, non può attendere oltre i tempi fisiologici occorrenti. Ha ricordato l’esigenza di riformare la pubblica amministrazione, argomento ricorrente, come ricorrente è la delusione degli italiani di fronte a provvedimenti definiti riforme ma che tali non sono. La Pubblica Amministrazione, infatti, è lo strumento principe dell’azione di governo attraverso il quale il programma approvato dal Parlamento diventa realtà nella vita di tutti i giorni. In particolare per quanto riguarda gli investimenti pubblici. “In tema di infrastrutture – infatti ha osservato – occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma nazionale di Ripresa e Resilienza. Particolare attenzione va posta agli investimenti in manutenzione delle opere e nella tutela del territorio, incoraggiando l’utilizzo di tecniche predittive basate sui più recenti sviluppi in tema di Intelligenza artificiale tecnologie digitali. Il settore privato deve essere invitato a partecipare alla realizzazione degli investimenti pubblici apportando più che finanza, competenza, efficienza e innovazione per accelerare la realizzazione dei progetti nel rispetto dei costi previsti”.

Un quadro che è necessariamente al centro dell’economia e dello sviluppo.

Il Presidente del Consiglio ha ricordato, inoltre, la vocazione italiana, europea e mediterranea, vocazione antica che trova le sue radici a Roma e ad Atene, dalle quali la civiltà si è diffusa nel nostro Continente ed oltre.

Un buon discorso quello del nuovo Presidente del Consiglio. Sobrietà e competenza della quale l’Italia aveva da tempo estremo bisogno.

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