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Angelo Canale, Procuratore Generale della Corte dei conti: “semplificare la P.A. in funzione anticorruzione, perché neppure un euro vada sprecato o finisca nelle tasche dei profittatori, dei disonesti, dei criminali”

di Salvatore Sfrecola

Incontro Angelo Canale, dallo scorso ottobre Procuratore Generale della Corte dei conti, nel suo studio, al quinto piano del Palazzo di viale Mazzini, sede centrale della Magistratura contabile. È uno studio “vissuto”, pieno di libri e fascicoli, alle pareti alcuni quadri di soggetto risorgimentale, il periodo storico nel quale la Corte dei conti, rinnovata da Cavour, è stata la prima magistratura ad essere unificata nell’appena costituito Regno d’Italia, come ebbe a ricordare Quintino Sella, Ministro delle finanze, in occasione inaugurazione della Corte, a Torino, il 1° ottobre 1862. Non poteva mancare, dunque, anche un quadro raffigurante Vittorio Emanuele II, il primo Capo dello Stato dell’Italia Unita.

È ancora con la toga sulle spalle. Ha appena letto nell’aula delle Sezioni Riunite la relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, dinanzi al massimo Collegio della Corte, presieduto da Guido Carlino. Alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dei Presidenti del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, della Camera, Roberto Fico, del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, del Ministro dell’economia, Daniele Franco, dei Presidenti della Corte costituzionale, Giancarlo Coraggio, della Cassazione, Pietro Curzio, e del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi. È presente il Giudice costituzionale eletto dai magistrati della Corte dei conti, Angelo Buscema, E, poi, ministri e autorità civili e militari, rappresentanti della Regione e del Comune, nel numero consentito dal distanziamento anticovid.

Con Canale, una lunga esperienza nelle funzioni requirenti (è stato Procuratore della Calabria e della Toscana) e giudicanti, ha presieduto la Sezione giurisdizionale dell’Umbria, la Seconda e la Terza Sezione centrale di appello, docente e conferenziere, autore di numerose pubblicazioni in materia di diritto pubblico, affrontiamo vari temi dell’attualità amministrativa e finanziaria nella stagione della “pandemia” dalla quale, sottolinea con forza, l’Italia “vuole e deve uscire per riprendere la strada dello sviluppo economico”. “L’emergenza sanitaria – prosegue – ha causato gravi lutti e sofferenze e ha innescato, per effetto della “globalizzazione”, un collasso economico che non ha precedenti nella storia recente”. Tuttavia, aggiunge, l’Europa non è mancata all’appello e “con il programma Next Generation EU, che prevede una serie di strumenti per la ripresa e la resilienza, ha messo a disposizione degli Stati membri ingenti risorse finanziarie”.

Ed è d’obbligo la domanda sul sistema delle emergenze, sui connessi processi decisionali e su quelli che seguiranno per la ripresa dell’economia. “Il nostro ordinamento – mi dice – è stato messo a dura prova, nella ricerca di un equilibrio tra l’esigenza di salvaguardare il diritto alla salute, costituzionalmente tutelato quale “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, e gli altri diritti e libertà fondamentali, anch’essi riconosciuti e tutelati dalla Costituzione. Ed è ragionevole prevedere che nel post “pandemia” si metteranno in moto processi virtuosi di rafforzamento e miglioramento dei sistemi di gestione delle emergenze, in specie di carattere sanitario; seguiti, sul piano economico e sociale, da soluzioni e innovazioni sistemiche, come quelle contenute nell’agenda del prossimo G20 a presidenza italiana”.

Gli chiedo se è preoccupato per possibili sprechi. “La fase della ripresa richiederà sforzi enormi e grande attenzione nell’impiego delle ingenti risorse provenienti dall’Europa e di quelle acquisite all’interno, sulla base della tradizionale generosità dei risparmiatori italiani. La Corte è impegnata perché non un solo euro vada sprecato né finisca nelle tasche dei profittatori, dei disonesti, dei criminali”. Fa premio l’esperienza che trae dalla banca dati della Corte dei conti che segnala centinaia di sentenze le quali “hanno accertato l’uso illecito di fondi pubblici, comunitari, nazionali e regionali, erogati per la ricostruzione delle aree colpite, negli ultimi tre decenni, da tragici eventi naturali. L’ammontare delle condanne per “frodi” comunitarie inflitte dalla Corte dei conti nel 2020 è stato di oltre 27 milioni di euro. In precedenza – prosegue – dal 2010 sono state pronunciate, per casi di “frode”, ben 1173 sentenze, con condanne a risarcire oltre 730 milioni di euro”.

Gli chiedo come la Corte pensi di garantire il buon uso dei fondi che si attendono. “La nostra magistratura è sempre stata all’avanguardia, sulla base dell’esperienza, nella formulazione di proposte di semplificazione delle procedure amministrative e di quelle contrattuali, come nel caso del codice degli appalti certamente macchinoso, che consente, a chi sa navigare tra i tanti codicilli, di vanificare le regole della trasparenza, mettendo in forse il principio della concorrenza, fondamentale nell’ottica europea. Governo e Parlamento devono semplificare e snellire i processi decisionali pubblici in un quadro di legalità e trasparenza, la migliore ricetta per favorire lo sviluppo dell’economia e contrastare la criminalità da sempre alla ricerca di lucrare a carico dei bilanci pubblici e dei fondi europei. È un impegno che ha assunto come prioritario il nuovo Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha anche ricordato, nella sua replica alla discussione parlamentare sulla fiducia al Governo, il ruolo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (A.N.A.C.), presidio di prevenzione e schermo ai fenomeni di interferenze illecite.

La Procura Generale e le Procure regionali sono impegnate, in sinergia con la magistratura penale e con la collaborazione della Guardia di Finanza e delle altre forze di polizia, nel chiedere il risarcimento dei danni provocati all’Erario dagli illeciti di funzionari disonesti o incapaci. Per quel che riguarda, in particolare, le risorse europee, lavoriamo in collegamento con l’OLAF (l’organo dell’UE per la repressione delle frodi nell’uso dei fondi europei). A brevissimo sarà operativa anche la Procura Europea antifrode (EPPO)”.

Gli chiedo dell’art. 21 del decreto legge n. 76 che ha escluso, sia pure a tempo, la responsabilità per danno erariale da “colpa grave”. È severo sul punto. “Quella norma, certamente ispirata dall’apprezzabile obiettivo di evitare ritardi e inerzie, ha oggettivamente reso più difficile l’azione di contrasto alla cattiva amministrazione e al malaffare”. Ed aggiunge: “per accelerare l’azione amministrativa – com’è necessario di questi tempi, soprattutto in vista del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) – si è enfatizzata oltre ogni ragionevolezza il c.d. “timore della firma”. Ed è dubbio che ritardi, omissioni e inefficienze si evitino attenuando la responsabilità della dirigenza pubblica”. Per Canale “altre sono le cause dei ritardi e dell’inerzia: come l’ipertrofia normativa, la frammentazione e talvolta la sovrapposizione delle competenze, la tortuosità dei processi decisionali, la cattiva gestione del personale, soprattutto della dirigenza, spesso sfiduciata e demotivata, anche in ragione dell’uso dissennato di nomine fiduciarie di persone con inadeguata esperienza e professionalità, con l’effetto di mortificare i funzionari vincitori di concorso”.

Ricorda come “a presidio della legalità e dell’efficienza della P.A. sta, dal 1862 la Corte dei conti che, nell’esercizio delle sue attribuzioni di controllo e giurisdizionali, agisce nell’esclusivo interesse generale, e soprattutto  dei contribuenti che hanno il diritto di esigere che le risorse da essi messe a disposizione dello Stato attraverso il sistema fiscale e contributivo siano impiegate secondo canoni di efficienza, efficacia, ed economicità, nel rispetto delle leggi”.

Gli chiedo cosa si attende dal nuovo Governo che ha preannunciato un forte impegno in tema di semplificazione, digitalizzazione e innovazione. “È la strada giusta, con occhio all’esigenza di formare una dirigenza sempre più consapevole, preparata e in grado di affrontare le difficoltà con il coraggio e l’orgoglio di svolgere un servizio pubblico. La deresponsabilizzazione, invece, non è mai un rimedio”.

Buon lavoro Signor Procuratore Generale.

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