venerdì, Febbraio 3, 2023
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Un anno di pandemia: puntini sulle “i”

di Domenico Giglio

Non siamo né negazionisti, né riduzionisti, ma semplicemente obiettivi ed amanti delle statistiche, contro terrorismo, catastrofismo accentuato dalle “varianti”, e limitazione della libertà di movimento e di stampa. Questo infatti è l’ulteriore dramma che viviamo da un anno, dove vengono distorte, offese e vilipese le voci indipendenti che cercano di spiegare e denunciare, pur nella accettazione della pericolosità del virus, le continue violazioni della libertà personale e del diritto di proprietà, e l’assurdità di determinati blocchi e chiusure, mentre nulla si fa per aumentare il numero utilizzabile dei posti letto, specie per i casi più gravi, dove ultra prudenzialmente non si vuole superare il 30% degli esistenti per l’impossibilità di gestirli.

Cominciamo dai numeri, al 21 febbraio: i 2.809.246 colpiti dal corona virus, rappresentano il 4,65% della popolazione “ufficiale” italiana, ma di questi, mentre si sottolineano i decessi che ne rappresentano il 3,40%, la percentuale più alta rispetto a Francia e Germania, non si dà il dovuto risalto al numero dei guariti che rappresenta lo 82,75% del totale, evidentemente curati a casa, dato che in terapia intensiva sono solo 2.094 malati e altri ricoverati 17.804. Quanto poi alla suddivisione dei deceduti, gli ultra ottantenni ne rappresentano la maggioranza, tanto che l’età media dei deceduti sfiora l’81%, molti dei quali affetti da altre patologie o residenti in comunità assistenziali dove la diffusione del virus era facilitata dalla promiscuità dei ricoverati. Queste comunità ed altre simili, gli assembramenti immotivati e non altri sono i focolai, mentre si è creduto che bar e ristoranti aperti dopo le 18, ma aperti per pranzo, fossero luoghi di diffusione, come pure il girare, per lo più con automezzi dopo le 22 e non dopo le 24.

Se le Chiese hanno potuto riprendere le attività liturgiche con segnalazione dei posti, perché lo stesso non poteva avvenire nei cinematografi e nei teatri? Demonizzare uno sport sano, in località incontaminate, come lo sci, eccettuate le gare ufficiali, quando era ed è facile bloccare gli accessi, raggiunto un certi numero di sciatori e ridurre il numero degli stessi nelle cabinovie, rappresenta una sadica volontà di colpire non solo gli imprenditori, ma gli utenti, come pure solo adesso si è deciso di riaprire musei ed altri luoghi di interesse archeologico, facilmente controllabili quanto a numero di persone desiderose di godere queste bellezze.

Così che diventa patetica la pubblicità cartacea e televisiva di meravigliose località da visitare, le loro delizie gastronomiche, quando fino al 27 marzo è stato riconfermato dal nuovo governo lo stesso sistema repressivo, comprese le seconde case, le cui conseguenze negative di ordine economico e sociale vengono diffuse, con i numeri impressionanti di centinaia di migliaia, quasi mezzo milione, di posti di lavori persi di attività cessate in via definitiva, dagli stessi notiziari che un istante prima avevano segnalato e sottolineato il numero dei nuovi colpiti dal virus. Mettiamo questi numeri sui piatti della bilancia e tiriamone le conclusioni.

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