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Quale Occidente?

di Paolo Nizza

C’è un equivoco di fondo nel dibattito di questi giorni su quel che è l’Occidente. Voluto o meno non è dato saperlo. Ma intuirlo si. 

Certamente l’occidente condivide valori alti di libertà, di democrazia, di cultura, e valori meno alti di ricchezze e consumismo.

Ma non è unito come vorremmo e come potrebbe sembrare quando lo si definisce con un unico termine.

Ha un Paese guida, un paese egemone che decide se, come e quando si debba o meno intervenire per esportare democrazia o rinunciarvi. Ed è chiaro come e quanto sia sempre difficile distinguere l’interesse del Paese guida da quello dei paesi che partecipano all’alleanza. Ma la differenza c’è ed è la necessità irrinunciabile del mantenimento del ruolo egemone per chi lo esercita. 

Divide et impera.

È sintomatico che la recente richiesta dei Paesi del G20 agli USA sulle vicende afghane sia stata puntualmente disattesa. Non sarebbe coerente con gli impegni assunti in altri tavoli, meno visibili. 

Nel riassetto degli equilibri mondiali tra gli USA e il resto del mondo che conta (Cina, Russia, Turchia, etc) il G20 può solo allinearsi ma non decidere.

Così come l’Unione Europea poco conta e poco pesa e non può darsi una politica estera o un esercito comune. A che serve se c’è la Nato?

Sembra di capire che nel NWO gli attori principali si siano già accordati per l’assegnazione al mondo di tre ruoli: chi produce a basso costo, chi commercializza e guadagna, chi consuma.

Non è difficile capire chi li svolgerà.

E chi svolgerà la sua influenza in Afghanistan sa bene che non dovrà ingerirsi nei diritti umani e cercare di esportare democrazia.

Anche perché non potrà praticare fuori casa ciò che rifiuta ai suoi concittadini.

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